L’effetto più immediato dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro statunitense potrebbe manifestarsi nella crescita delle retribuzioni prima ancora che nella perdita dei posti di lavoro. Un’analisi di Apollo Global Management, condotta su 321 professioni tra il 2015 e il 2025, rileva che dal 2023 i mestieri maggiormente esposti all’utilizzo dell’AI hanno registrato una crescita dei salari reali inferiore del 6,7% rispetto alle professioni meno coinvolte. Nello stesso periodo non è stato invece individuato un effetto statisticamente significativo sui livelli occupazionali.
Lo studio è stato realizzato da Sania Edlich e Torsten Sløk combinando i dati occupazionali e salariali del Bureau of Labor Statistics con l’Anthropic Economic Index. Quest’ultimo misura l’esposizione delle singole professioni sulla base dell’impiego effettivamente osservato di Claude nelle diverse attività lavorative, anziché limitarsi a stimare quali compiti potrebbero teoricamente essere automatizzati. I ricercatori hanno applicato un modello difference-in-differences con effetti fissi per professione e anno, confrontando l’andamento dei mestieri ad alta esposizione con quello delle occupazioni meno interessate dalla tecnologia.
La soglia utilizzata per identificare le professioni maggiormente esposte corrisponde a un indice pari o superiore a 0,5. In questi settori il rallentamento dei salari è emerso dopo il 2023, primo anno completo successivo alla diffusione di ChatGPT e all’accelerazione dell’adozione aziendale degli strumenti generativi. Apollo interpreta il risultato come un possibile segnale del fatto che le imprese stiano assorbendo una parte degli incrementi di produttività attraverso il contenimento delle retribuzioni, anziché ricorrere nell’immediato a riduzioni generalizzate degli organici.
L’impatto non risulta distribuito uniformemente. Nel quartile formato dai lavoratori con i salari più bassi, la crescita delle retribuzioni reali è diminuita del 10,7%, mentre tra i lavoratori con i redditi più elevati non è emerso un effetto statisticamente significativo. Le professioni appartenenti ai servizi hanno registrato un rallentamento stimato del 24,3%, anche se gli autori precisano che questo risultato si basa su un sottocampione relativamente piccolo e potrebbe risentire della composizione delle occupazioni considerate. Nei ruoli manageriali e professionali il calo relativo è stato invece del 4,1%, mentre per le professioni operaie non è stato individuato un effetto significativo.
Tra le professioni tecniche più esposte figurano i programmatori informatici, con un indice di esposizione pari a 0,75 e una diminuzione del salario reale del 6,1% tra il 2022 e il 2024. Nello stesso confronto, le retribuzioni sono scese del 5,4% per gli assistenti statistici, del 2,9% per gli analisti e tester della qualità del software, del 2,7% per gli architetti di database e dell’1,5% per i trascrittori medici. Si tratta prevalentemente di ruoli nei quali una parte consistente dell’attività può essere ricondotta alla produzione di codice, all’elaborazione di dati o alla trasformazione di informazioni strutturate.
L’esposizione all’AI non determina però automaticamente una riduzione delle retribuzioni. I consulenti finanziari personali, per i quali l’indice indica un’esposizione vicina al 35%, hanno registrato una crescita del salario reale dell’8,4%, mentre per giudici e funzionari del diritto amministrativo, esposti per circa il 30%, l’aumento è stato del 17,5%. In questi casi l’AI può essere utilizzata per velocizzare la ricerca, la preparazione dei documenti e le attività amministrative, lasciando al professionista le decisioni complesse e le relazioni con le persone.
La ricerca stima che negli Stati Uniti circa 5,8 milioni di persone lavorino attualmente in professioni ad alta esposizione. Sulla base della riduzione salariale osservata, la perdita complessiva di reddito da lavoro viene valutata in almeno 28 miliardi di dollari all’anno. Il numero potrebbe tuttavia sottostimare l’impatto futuro, perché l’Anthropic Economic Index riflette l’utilizzo rilevato di Claude e non comprende necessariamente tutte le piattaforme, le applicazioni interne e gli strumenti di automazione adottati dalle aziende.
I risultati non dimostrano che ogni variazione salariale sia provocata direttamente dall’intelligenza artificiale. Le retribuzioni possono essere influenzate anche dalla domanda settoriale, dall’inflazione, dai cambiamenti nella classificazione delle professioni e dalle modalità con cui vengono raccolti i dati occupazionali. La metodologia cerca di isolare l’effetto dell’esposizione attraverso il confronto tra gruppi simili nel tempo, ma gli autori considerano le conclusioni una prima evidenza empirica e non una misurazione definitiva di tutti gli effetti dell’AI sul lavoro.
L’assenza di una contrazione occupazionale rilevabile indica comunque che la trasformazione può precedere i licenziamenti e agire attraverso modalità meno visibili, come aumenti più contenuti, minore potere negoziale e redistribuzione dei benefici della produttività. L’impatto dell’AI sul lavoro non dipende quindi soltanto dal numero di posti creati o eliminati, ma anche da come cambia il valore economico riconosciuto alle mansioni che continuano a essere svolte dalle persone.
