Meta ha introdotto un aggiornamento software per i propri smart glasses con l’obiettivo di impedire l’utilizzo nascosto della fotocamera quando il LED che segnala una registrazione viene coperto, modificato o distrutto. Il sistema è stato progettato per rilevare tentativi di manomissione come l’applicazione di adesivi, la copertura con un dito o interventi fisici più invasivi sul LED. In presenza di queste condizioni, la fotocamera viene disattivata così da evitare che il dispositivo possa continuare a registrare senza fornire alle persone circostanti un’indicazione visibile dell’attività in corso.
In precedenza il controllo sul LED veniva effettuato soprattutto nel momento iniziale dell’avvio della registrazione. Questo lasciava però aperta la possibilità di iniziare a riprendere con il LED libero e coprirlo subito dopo, utilizzando per esempio un adesivo o una mano. L’aggiornamento modifica questa logica introducendo un controllo continuo durante la registrazione, in modo che il dispositivo possa rilevare in tempo reale se l’indicatore viene oscurato dopo l’avvio della fotocamera e interrompere di conseguenza il funzionamento.
La risposta varia anche in base al tipo di manomissione rilevata. Se il LED viene semplicemente coperto con un elemento rimovibile, come un adesivo, la fotocamera rimane bloccata fino a quando l’ostacolo non viene eliminato. Se invece il LED viene danneggiato fisicamente, per esempio tramite un trapano o un intervento destinato a impedirne definitivamente l’accensione, la fotocamera viene disabilitata in modo permanente. In questo caso gli smart glasses conservano soltanto funzioni assimilabili a quelle di un normale auricolare Bluetooth, mentre la parte relativa alla registrazione video non può più essere utilizzata.
Meta sta intervenendo anche contro i servizi che offrono modifiche agli occhiali finalizzate a eliminare o rendere inefficace il LED di registrazione. L’azienda ha iniziato a sospendere account che pubblicizzano o vendono online interventi di questo tipo e sta valutando anche iniziative legali nei confronti di chi commercializza soluzioni pensate specificamente per aggirare i meccanismi di protezione della privacy. Secondo Alex Himel, vicepresidente della divisione wearable di Meta, i tentativi di manomissione riguardano una quota ridotta degli utenti ma richiedono aggiornamenti continui perché, ogni volta che viene chiusa una modalità di aggiramento, possono comparire nuovi sistemi per eludere i controlli.
Meta ha inoltre accompagnato gli interventi tecnici con una campagna pubblica per difendere il sistema di segnalazione integrato negli smart glasses. Andrew Bosworth, chief technology officer dell’azienda, ha sottolineato che la presenza di un indicatore luminoso durante la registrazione rappresenta una caratteristica non comune nelle fotocamere consumer. Bosworth ha confrontato il sistema con quello degli smartphone, che normalmente non dispongono di un LED esterno visibile alle persone circostanti durante una ripresa, sostenendo che gli occhiali di Meta integrano quindi un meccanismo di segnalazione esplicito destinato a rendere evidente quando la fotocamera è attiva.
La società ha esteso questa comunicazione anche alla pubblicità tradizionale. A Los Angeles e in altre località statunitensi sono comparsi grandi cartelloni dedicati agli smart glasses e alla funzione del LED, con messaggi orientati a presentare il prodotto come progettato non soltanto per chi lo indossa, ma anche tenendo conto delle persone presenti nell’ambiente circostante. La campagna punta quindi a rendere più riconoscibile il significato dell’indicatore luminoso e a ridurre la percezione degli occhiali come dispositivi utilizzabili facilmente per effettuare riprese nascoste.
Le misure introdotte da Meta non hanno tuttavia eliminato le preoccupazioni espresse dai regolatori europei. Autorità di diversi Paesi, tra cui la Norvegia, continuano a segnalare i rischi collegati alle registrazioni effettuate in luoghi pubblici senza il consenso delle persone coinvolte e al possibile utilizzo combinato degli smart glasses con tecnologie di riconoscimento facciale. Il problema non viene quindi limitato alla presenza o all’assenza del LED, ma riguarda più in generale la difficoltà di distinguere un normale paio di occhiali da un dispositivo capace di registrare immagini e potenzialmente elaborare informazioni sulle persone presenti.
In alcuni Paesi europei il dibattito ha già portato a valutare restrizioni più severe sulla vendita o sull’utilizzo degli smart glasses, mentre altri contesti hanno introdotto limitazioni specifiche alla possibilità di indossarli. La pressione normativa si concentra soprattutto sul rischio di riprese non autorizzate e sulla possibilità che dispositivi visivamente simili a normali occhiali vengano utilizzati in modo poco riconoscibile negli spazi pubblici. L’aggiornamento software di Meta interviene quindi su uno dei principali sistemi di protezione integrati nell’hardware, cercando di impedire che il LED possa essere neutralizzato senza compromettere contemporaneamente il funzionamento della fotocamera.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
