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Google avrebbe avviato i primi test interni di Gemini 4 Pro, il modello di nuova generazione indicato con il nome in codice “Argon”, facendo comparire alcuni checkpoint sperimentali anche su piattaforme di benchmarking e valutazione con denominazioni che non ne rivelavano direttamente l’identità. Le prime informazioni sono emerse attraverso account specializzati nel monitoraggio dei modelli in fase di test, secondo i quali Google avrebbe instradato temporaneamente alcune richieste verso Argon utilizzando etichette come “Gemini 3.8 Flash” e, in altri casi, “Gemini 3.7 Flash”. Non esiste al momento una conferma ufficiale da parte di Google che queste istanze corrispondessero effettivamente a Gemini 4 Pro, ma diversi output pubblicati dagli utenti mostrano caratteristiche ricorrenti e un comportamento differente rispetto ai modelli Gemini attualmente disponibili. Uno screenshot attribuito a un checkpoint interno indica un limite massimo di output pari a 256.000 token, quattro volte superiore ai circa 64.000 token associati alle generazioni precedenti, mentre per la finestra di contesto viene citata la possibilità di arrivare a circa 2 milioni di token. Anche quest’ultimo valore non è stato confermato e fonti differenti hanno riportato numeri diversi, rendendo prematuro considerarlo una specifica definitiva. Nello stesso test il modello avrebbe completato un primo output utilizzando l’impostazione High Thinking Effort in circa 2,4 minuti, ma il dato si riferisce a una singola generazione e non può essere interpretato come una misura standardizzata della latenza complessiva del modello.

L’aspetto che ha attirato maggiormente l’attenzione riguarda la generazione di interfacce Web, componenti grafici e codice frontend. Le precedenti versioni di Gemini erano state spesso criticate per la tendenza a produrre design molto standardizzati, con layout visivamente corretti ma poco originali e facilmente riconducibili ai pattern tipici dei generatori AI. I test attribuiti ad Argon mostrano invece siti più rifiniti dal punto di vista tipografico, della composizione e delle microinterazioni. In una delle demo pubblicate, il modello ha costruito in circa 14 minuti un sito monografico centrato su un singolo elemento grafico, integrando animazioni, effetti visivi e perfino elementi sonori legati alle interazioni con la pagina. Il risultato è stato indicato dagli autori del test come sensibilmente più curato rispetto a quello ottenibile con le generazioni precedenti di Gemini, soprattutto per quanto riguarda la coerenza estetica e la capacità di evitare componenti visive eccessivamente standardizzate. Questi esempi rimangono comunque dimostrazioni selezionate e non benchmark riproducibili: mostrano ciò che un checkpoint sperimentale può produrre in condizioni favorevoli, ma non consentono ancora di stabilire con quale regolarità lo stesso livello qualitativo venga mantenuto su richieste differenti.

Un altro gruppo di test si è concentrato sulla produzione di scene 3D e interfacce tecniche. In una dimostrazione, il modello avrebbe impiegato circa dieci minuti per creare una rappresentazione tridimensionale di un elicottero Airbus H145 accompagnata da un’interfaccia Web, ottenendo un risultato complessivamente dettagliato pur lasciando alcuni elementi secondari dell’UI ancora da rifinire. La capacità di produrre contemporaneamente geometria, rendering e componenti interattivi suggerisce un miglioramento nella gestione di compiti frontend nei quali il modello deve coordinare più livelli di codice anziché limitarsi a generare una pagina HTML statica. Nei test circolati vengono mostrati anche piccoli giochi, scene realizzate con Three.js e altre interfacce fortemente visuali. I tempi di generazione risultano però relativamente lunghi, spesso nell’ordine di diversi minuti e in alcuni casi tra dieci e venti minuti, indicando che questi risultati potrebbero essere legati a modalità di ragionamento ad alto consumo computazionale. Anche la disponibilità dei checkpoint sulle piattaforme di test è risultata intermittente: alcuni utenti hanno segnalato che, dopo aver ottenuto determinati output da modelli apparentemente instradati verso Argon, nelle sessioni successive non riuscivano più a riprodurre risultati dello stesso livello, un elemento compatibile con test A/B, routing variabile o rimozione temporanea delle istanze sperimentali.

Particolarmente evidenti sono anche i progressi attribuiti al modello nella generazione di grafica SVG direttamente attraverso codice. Alcuni test hanno richiesto di ricostruire oggetti complessi come un controller Xbox e una console PlayStation 5 utilizzando esclusivamente elementi vettoriali, con curve, volumi, ombre e dettagli realizzati tramite SVG. I risultati pubblicati mostrano una capacità di gestire forme tridimensionali e variazioni di luminosità molto più articolate rispetto alle tipiche illustrazioni schematiche prodotte dai modelli precedenti. In altri esperimenti Gemini 4 Pro avrebbe generato illustrazioni composte da oltre 4.500 righe di codice SVG, tra cui scene con animali e oggetti in movimento, come il caso diventato particolarmente visibile online di un pellicano in bicicletta. La rilevanza tecnica di questi test sta nel fatto che l’immagine non viene generata da un modello grafico separato e restituita come bitmap, ma costruita come codice vettoriale modificabile e potenzialmente interattivo, utilizzabile direttamente all’interno di una pagina Web. Un modello capace di mantenere coerenza su migliaia di righe di SVG può quindi produrre asset scalabili, animazioni e componenti grafici che un developer può successivamente modificare a livello di codice, anche se per valutarne realmente l’affidabilità saranno necessari test pubblici e ripetibili dopo il rilascio del modello.

Le informazioni circolate indicano inoltre che Google potrebbe aver modificato la roadmap della famiglia Gemini evitando una versione intermedia denominata Gemini 3.5 Pro e concentrando direttamente le risorse sul passaggio alla generazione 4. Secondo le indiscrezioni, l’azienda starebbe contemporaneamente lavorando a un aggiornamento dell’interfaccia desktop di Gemini e potrebbe puntare a un rilascio di Gemini 4 Pro nel mese di ottobre 2026. Anche questa finestra temporale non è stata annunciata ufficialmente e va quindi considerata indicativa. Allo stesso modo non risultano confermati da Google prezzi API, benchmark ufficiali, capacità di reasoning, disponibilità geografica o limiti definitivi di contesto e output. Le informazioni più concrete restano quindi l’esistenza di output attribuiti a checkpoint interni denominati Argon e i test che mostrano progressi soprattutto nella generazione di interfacce, SVG, scene 3D e codice frontend; per trasformare questi segnali in caratteristiche effettive di Gemini 4 Pro sarà necessario attendere documentazione, model card e accesso pubblico al modello.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy