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Meta ha presentato Muse Charm, un piccolo dispositivo portatile progettato specificamente per consentire l’accesso diretto all’agente di intelligenza artificiale personale Muse senza dover utilizzare uno smartphone o aprire un’applicazione. Il dispositivo è stato mostrato da Mark Zuckerberg durante il keynote di apertura di Meta Connect 2026 del 23 settembre e rappresenta un nuovo formato hardware per l’ecosistema AI dell’azienda: Meta è riuscita a concentrare all’interno di un apparecchio sufficientemente piccolo da poter essere utilizzato come portachiavi l’intera esperienza Muse, compreso lo stack completo per l’interazione vocale e con avatar in tempo reale. Per iniziare una conversazione è sufficiente toccare il sensore di impronte digitali collocato in un angolo del dispositivo e cominciare a parlare, evitando quindi sia lo sblocco del telefono sia l’avvio manuale dell’app Muse. Zuckerberg ha indicato il Charm soprattutto come un’interfaccia immediata per chi non indossa gli occhiali AI di Meta: oltre a consentire di parlare rapidamente con il proprio agente, il dispositivo è pensato per permettere a Muse di acquisire informazioni sul contesto circostante e comprendere ciò che sta accadendo intorno all’utente. Meta prevede di rendere Muse Charm disponibile in tempo per il periodo delle festività del 2026, anche se non ha ancora comunicato prezzo e specifiche commerciali definitive.

Muse Charm si trova ancora in una fase prototipale e non è entrato nella produzione di massa. Meta ne ha costruito finora soltanto un numero limitato di esemplari e deve ancora completare alcune attività di progettazione, tra cui la scelta definitiva dei materiali di finitura e la disposizione interna dei componenti. Durante la presentazione lo stesso dispositivo era già stato utilizzato prima dell’annuncio ufficiale, mentre Muse aveva fatto riferimento al progetto spiegando che la possibilità di interagire tramite voce era una delle ragioni per cui il team stava lavorando a un apparecchio portatile dedicato. Zuckerberg ha successivamente utilizzato il proprio Muse, chiamato Agrippa, per effettuare una dimostrazione pratica delle capacità agentiche collegate al progetto: ha chiesto all’assistente di trovare uno spazio nel calendario per incontrare Andrew “Boz” Bosworth e lavorare sul dispositivo, specificando anche la necessità di utilizzare lo studio di progettazione e verificare la disponibilità delle stampanti 3D e delle macchine CNC del laboratorio. Muse ha individuato una finestra libera tra le 15 e le 17 e ha inserito automaticamente la sessione nel calendario, mostrando quindi sul palco un esempio del tipo di attività che l’agente può eseguire autonomamente partendo da una richiesta espressa in linguaggio naturale.

Il dispositivo hardware ruota attorno a Muse, l’agente personale presentato da Meta l’8 settembre 2026 e progettato per eseguire attività per conto dell’utente anziché limitarsi a rispondere alle domande. Muse utilizza Muse Spark, definito da Meta come il proprio modello più capace realizzato fino a questo momento, e opera attraverso Muse Secure VM, una macchina virtuale persistente e dedicata all’interno della quale risiedono sia l’agente sia i dati dell’utente. Questa architettura mette a disposizione dell’agente anche un browser attraverso il quale può navigare sul Web ed eseguire operazioni come compilare moduli, prenotare appuntamenti e interagire con i servizi online. L’interazione è stata impostata in modo simile a una normale conversazione con un contatto: Muse può essere raggiunto attraverso la propria applicazione oppure direttamente da WhatsApp e può continuare a svolgere il lavoro assegnato anche dopo la chiusura dell’app, tornando successivamente dall’utente quando il compito è stato completato oppure quando è necessaria un’autorizzazione. Le operazioni considerate sensibili mantengono infatti un passaggio esplicito di conferma: prima di inviare un’e-mail o completare un acquisto, per esempio, l’agente richiede l’approvazione dell’utente anziché procedere autonomamente fino alla conclusione dell’operazione.

Anche i pagamenti sono stati integrati nell’architettura operativa di Muse. L’agente può completare un checkout utilizzando Link di Stripe, che mette a disposizione degli agenti un sistema capace di generare una carta utilizzabile una sola volta, evitando così di esporre al servizio utilizzato i dati reali della carta di pagamento dell’utente; Meta ha inoltre previsto il successivo supporto a Shop Pay e 1Password. Muse viene distribuito inizialmente negli Stati Uniti attraverso le applicazioni iOS e Android e il sito muse.ai, mentre il supporto agli occhiali AI è previsto in una fase successiva. Meta indica che la maggior parte delle funzionalità necessarie all’utilizzo ordinario dell’agente sarà gratuita, mentre saranno disponibili piani in abbonamento per chi necessita di capacità aggiuntive. L’obiettivo del Charm è quindi fornire a questo stesso sistema agentico un terminale fisico dedicato e immediatamente accessibile, separandone almeno in parte l’utilizzo dallo smartphone: l’agente mantiene il proprio contesto e le proprie capacità operative nel cloud, mentre il piccolo dispositivo diventa un’interfaccia sempre disponibile attraverso cui impartire richieste vocali e fornire informazioni sul contesto in cui si trova l’utente.

Meta sta contemporaneamente portando Muse sull’intera gamma dei propri dispositivi. Nelle settimane successive al Connect 2026 è previsto un aggiornamento dell’esperienza AI degli occhiali Meta che sostituirà progressivamente il modello di interazione basato su una singola domanda e una singola risposta con conversazioni continuative: Muse potrà mantenere il contesto completo di ciò che l’utente ha discusso in precedenza, utilizzare le capacità vocali dimostrate durante il keynote e continuare a svolgere compiti in background. Anche la voce dell’agente potrà essere personalizzata semplicemente descrivendo il tipo di voce desiderato. Nei nuovi occhiali VR dell’azienda, invece, Muse viene integrato direttamente nel sistema operativo per la prima volta, con l’obiettivo di sostituire parte della navigazione attraverso menu sovrapposti con un’interazione conversazionale combinata con il controllo tramite occhi, mani e voce. Muse Charm si affianca quindi a queste modalità senza sostituirle: rappresenta il formato dedicato agli utenti che vogliono accedere rapidamente all’agente senza indossare un dispositivo sul viso e senza passare continuamente attraverso il telefono.

Meta ha inoltre collegato l’espansione di Muse a una serie di sistemi dedicati alla protezione dei dati personali. Per gli occhiali, l’azienda utilizza un indicatore luminoso che si attiva ogni volta che viene acquisita una fotografia o registrato un video e che impedisce la cattura delle immagini nel caso in cui la luce venga manomessa. Entro la fine del 2026 è inoltre prevista Muse Confidential VM, evoluzione dell’infrastruttura utilizzata dall’agente nella quale l’intera macchina virtuale viene crittografata attraverso una chiave posseduta esclusivamente dall’utente. Secondo Meta, questa impostazione è progettata affinché nemmeno l’azienda possa accedere alle informazioni contenute nell’ambiente virtuale. Muse Charm nasce quindi come estensione hardware di un’architettura che Meta sta sviluppando contemporaneamente a livello di modello, infrastruttura cloud, sicurezza e dispositivi: il prototipo mostrato al Connect concentra l’interfaccia vocale e le capacità contestuali di Muse in un apparecchio tascabile, mentre elaborazione, memoria del contesto e possibilità di eseguire azioni rimangono collegate all’infrastruttura dell’agente personale.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy