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Continuum AI ha annunciato OrcaCyber Zero 1.5, una nuova versione del proprio modello linguistico specializzato nelle attività di cybersecurity, progettato per analizzare codice sorgente, individuare vulnerabilità, ricostruire percorsi di attacco e verificare la possibilità di sfruttare concretamente le debolezze rilevate. Il sistema è destinato principalmente ai ricercatori di sicurezza, ai team di penetration testing autorizzato e alle organizzazioni che devono esaminare infrastrutture software complesse. Rispetto alla precedente versione OrcaCyber Zero 1.0, il nuovo modello introduce una finestra di contesto dichiarata di un milione di token, supporto nativo alle chiamate di strumenti esterni e capacità di ragionamento esteso per attività articolate in numerosi passaggi. Il modello può ricevere grandi quantità di codice, registrazioni operative e documentazione tecnica all’interno della stessa sessione, mantenendo disponibili le informazioni necessarie a collegare vulnerabilità individuate in componenti differenti. La piattaforma di distribuzione prevede un’API compatibile con quella OpenAI, ma l’accesso è limitato a utenti autorizzati nell’ambito dei servizi Security Research di OrcaRouter, a causa delle capacità del modello in attività di sicurezza offensiva.

L’architettura operativa è orientata alla costruzione di sequenze di indagine nelle quali l’agente analizza un sistema, formula ipotesi sulle vulnerabilità, utilizza strumenti esterni per raccogliere evidenze e verifica le conseguenze delle anomalie rilevate. La finestra contestuale di un milione di token è destinata a mantenere contemporaneamente informazioni provenienti da repository estesi, file di configurazione, log e risultati delle verifiche precedenti. La scheda pubblica della piattaforma indica inoltre una capacità massima di generazione fino a 128.000 token, con supporto a risposte strutturate e function calling. Queste caratteristiche riguardano le specifiche dichiarate dell’interfaccia del modello e non attestano che l’intera finestra contestuale mantenga invariata l’accuratezza su qualsiasi tipo di indagine. Continuum AI non ha pubblicato dettagli sufficienti per ricostruire completamente l’architettura della rete neurale, il numero dei parametri, la composizione dei dati di addestramento o le procedure di post-addestramento. La possibilità di confrontarne direttamente l’efficienza computazionale e i requisiti hardware con altri modelli rimane quindi limitata.

Continuum AI riporta per OrcaCyber Zero 1.5 un tasso di successo del 95,8% su CVE-Bench, corrispondente a 23 attività superate su 24 considerate valutabili dall’azienda. CVE-Bench è un insieme di prove basate su vulnerabilità reali presenti in applicazioni web, nel quale il sistema deve raggiungere condizioni verificabili all’interno di ambienti controllati. Il benchmark completo comprende tuttavia 40 vulnerabilità e distingue scenari nei quali l’agente opera senza indicazioni preliminari da altri nei quali riceve informazioni relative alla vulnerabilità già conosciuta. La comunicazione di Continuum AI non specifica perché soltanto 24 attività siano state considerate valutabili, quali vulnerabilità siano state escluse, quale modalità di esecuzione sia stata adottata o quanti tentativi siano stati concessi. Il valore del 95,8% deve pertanto essere riferito esclusivamente al sottoinsieme dichiarato e non può essere esteso automaticamente all’intero benchmark. In assenza dei dettagli del protocollo e dei risultati completi, non è possibile stabilire una comparabilità rigorosa con le prestazioni pubblicate da altri sistemi.

Sul benchmark Cybench, Continuum AI dichiara il completamento di 39 prove su 39 nella configurazione definita unrestricted agent execution. Anche in questo caso il denominatore richiede una precisazione, perché Cybench comprende originariamente 40 esercizi derivati da competizioni di sicurezza informatica. La società non identifica l’attività esclusa né chiarisce se il sistema abbia utilizzato una procedura priva di suggerimenti intermedi oppure una modalità guidata attraverso sottoattività. Le condizioni di esecuzione sono importanti anche perché il benchmark contiene esercizi e materiali pubblicamente disponibili da tempo, circostanza che può influenzare la valutazione dei modelli addestrati successivamente alla diffusione delle soluzioni. La piattaforma OrcaRouter riporta inoltre un risultato del 76,5% su SWE-bench Pro V2 e del 93,9% su HumanEval+, quest’ultimo dedicato prevalentemente alla correttezza del codice generato. Si tratta di risultati attribuiti al fornitore e non accompagnati, per il nuovo modello, da una documentazione indipendente completa sulle condizioni di prova.

Un ulteriore dato riguarda OrcaCyber Zero 1.0, utilizzato in un sistema agentico che avrebbe raggiunto oltre il 98% di successo nelle prove CyberGym di livello uno. L’esame della documentazione tecnica disponibile mostra che tale risultato appartiene a una configurazione composta da più elementi, nella quale un modello DeepSeek V4 Flash eseguiva inizialmente le attività e OrcaCyber Zero 1.0 interveniva come componente specializzata nei casi di difficoltà. Il sistema ha utilizzato il modello OrcaCyber in 656 attività su 1.507, mentre il modello di base partecipava all’elaborazione di tutte le prove. Il punteggio complessivo misura dunque il comportamento della pipeline agentica e non le prestazioni isolate di OrcaCyber Zero 1.0; soprattutto, non costituisce una valutazione diretta della versione Zero 1.5. CyberGym di livello uno esamina inoltre la riproduzione di vulnerabilità note a partire dal codice e dalle relative descrizioni, una condizione differente dalla ricerca autonoma di nuove vulnerabilità sconosciute.

Continuum AI ha presentato sei dimostrazioni controllate relative alle funzioni del modello. Le prove comprendono il riconoscimento di un’iniezione SQL con conseguente compromissione dei privilegi amministrativi, l’individuazione di un accesso non autorizzato a file riservati, la verifica di un problema di cross-site scripting attraverso un browser, l’analisi di una vulnerabilità nella logica delle transazioni, un esperimento di prompt injection contro un altro assistente AI e una procedura di correzione automatizzata. In quest’ultimo scenario, il sistema avrebbe individuato il problema, riprodotto il comportamento vulnerabile, prodotto una modifica al codice e successivamente verificato il risultato mediante test. Le dimostrazioni riguardano ambienti predisposti e descritti dal produttore: non attestano una capacità equivalente su infrastrutture aziendali sconosciute, né eliminano la necessità di autorizzazioni, verifiche manuali e controllo delle modifiche prima del loro utilizzo in produzione.

La disponibilità di OrcaCyber Zero 1.5 avviene attraverso la piattaforma OrcaRouter, con accesso subordinato a una procedura di autorizzazione. La documentazione pubblica indica tariffe di riferimento pari a 3 dollari per milione di token in ingresso e 7,50 dollari per milione di token generati, soggette alle condizioni commerciali del servizio. Continuum AI ha inoltre anticipato l’intenzione di distribuire un ulteriore modello di cybersecurity a pesi aperti, destinato all’esecuzione locale, senza che tale annuncio costituisca già una disponibilità effettiva del prodotto. La nuova versione OrcaCyber si presenta quindi come un modello specializzato nell’integrazione fra analisi del codice, strumenti operativi e verifica delle vulnerabilità, ma le percentuali prestazionali diffuse dal produttore richiedono una lettura strettamente collegata ai benchmark utilizzati, ai sottoinsiemi esaminati e alle condizioni non ancora documentate pubblicamente.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy