Immagine AI

Meta ha posticipato al 20 novembre 2026 l’entrata in vigore delle nuove Commercial Terms e Self-Serve Ad Terms, inizialmente previste per il 30 ottobre, in seguito alle contestazioni sollevate dalla News/Media Alliance sulle disposizioni che autorizzano la raccolta automatizzata di contenuti dai siti web collegati agli account aziendali. L’organizzazione statunitense, che rappresenta oltre 2.000 editori di quotidiani, riviste e pubblicazioni digitali, ha chiesto formalmente il ritiro delle modifiche, sostenendo che il nuovo quadro contrattuale attribuirebbe a Meta diritti eccessivamente estesi sull’accesso ai contenuti pubblicati online da imprese che utilizzano i suoi servizi commerciali. Alla data del 23 ottobre, la pagina ufficiale delle Commercial Terms riporta l’avviso dell’aggiornamento previsto per il 20 novembre, mentre la versione contrattuale precedentemente in vigore risale al 6 marzo 2024. Meta descrive la revisione come un intervento destinato a razionalizzare gli accordi applicabili ai prodotti business, incorporando le Product Catalog Terms nelle Commercial Terms e le Ad Creative Generative AI Terms nelle Self-Serve Ad Terms, così da ridurre sovrapposizioni e rendere più chiaro il quadro delle condizioni applicabili. Le modifiche interessano una gamma molto ampia di attività commerciali, comprendente la pubblicazione di annunci pubblicitari, l’invio di comunicazioni promozionali, la vendita e la presentazione di prodotti, lo sviluppo di applicazioni, la gestione di cataloghi, l’amministrazione di pagine e gruppi aziendali, l’utilizzo di Ads Manager e Meta Business Suite e l’impiego dei servizi di misurazione delle prestazioni commerciali.

Uno degli elementi maggiormente contestati riguarda l’autorizzazione riconosciuta a Meta per utilizzare strumenti software automatizzati, tra cui web scraper, bot, robot, spider, crawler e user agent, allo scopo di accedere, indicizzare, memorizzare temporaneamente, analizzare, raccogliere e recuperare contenuti disponibili attraverso domini, pagine e indirizzi web collegati ai prodotti o ai servizi delle imprese. L’autorizzazione si estende ai contenuti resi disponibili attraverso l’utilizzo dei prodotti Meta da parte dell’azienda o dei suoi utenti e include la possibilità di recuperare periodicamente gli aggiornamenti delle informazioni e creare credenziali di prova per specifiche attività di accesso. Le finalità indicate nel testo comprendono la fornitura, lo sviluppo, il miglioramento, la ricerca e la manutenzione dei prodotti pubblicitari e commerciali, inclusi gli strumenti utilizzati dalle imprese per creare e distribuire pubblicità e altri contenuti promozionali, nonché la protezione dell’integrità e della sicurezza dei servizi Meta. Un’ulteriore disposizione riguarda la licenza concessa dall’utente sui contenuti protetti da diritti di proprietà intellettuale condivisi, pubblicati o caricati in relazione ai prodotti della società, il cui utilizzo resta disciplinato dalle condizioni generali del servizio. Il nuovo testo introduce anche una sezione specifica sulle funzionalità di intelligenza artificiale, machine learning e AI generativa, precisando che i risultati prodotti da questi sistemi possono contenere errori o non essere sempre accurati, completi o adeguati alle finalità richieste. È inoltre previsto il divieto di alterare o rimuovere filigrane digitali e metadati di autenticazione associati ai contenuti generati mediante intelligenza artificiale. Le condizioni aggiornate richiamano altri accordi contrattuali, tra cui Business Tools Terms, Seller Agreement, Meta Business Agents and Platform Terms of Service e Meta AI Business Assistant Supplemental Terms.

La News/Media Alliance contesta soprattutto l’ampiezza delle autorizzazioni contrattuali e l’assenza di una distinzione sufficientemente precisa tra l’accesso tecnico necessario al funzionamento dei prodotti pubblicitari e l’utilizzo dei contenuti editoriali per sviluppare altri servizi commerciali. Una prima versione delle condizioni comprendeva un riferimento esplicito all’addestramento dei modelli attraverso il termine inglese train, successivamente eliminato dopo le obiezioni degli editori. L’organizzazione ritiene tuttavia che la nuova formulazione, basata sulle attività di sviluppo, miglioramento, ricerca e manutenzione dei prodotti, rimanga sufficientemente ampia da consentire utilizzi non chiaramente delimitati, senza che la rimozione del riferimento diretto all’addestramento AI risolva il problema. Il 16 ottobre 2026 la presidente e amministratrice delegata della News/Media Alliance, Danielle Coffey, aveva pubblicamente contestato la legittimità delle disposizioni, denunciando quello che considera un utilizzo improprio del potere di mercato di Meta. Il 22 ottobre l’associazione ha quindi trasmesso una lettera aperta all’amministratore delegato Mark Zuckerberg, chiedendo il ritiro delle condizioni prima della loro efficacia. La rappresentanza dell’organizzazione comprende pubblicazioni che costituiscono quasi il 90% della circolazione quotidiana dei giornali statunitensi e oltre 500 marchi editoriali tra riviste e testate esclusivamente digitali.

Secondo l’associazione, il sistema contrattuale obbligherebbe di fatto le imprese editoriali che utilizzano Facebook, Instagram, WhatsApp o Messenger per finalità commerciali ad accettare una raccolta di contenuti potenzialmente molto estesa, senza una procedura autonoma per negare il consenso e mantenere contemporaneamente l’accesso ai prodotti aziendali. Le condizioni prevedono infatti che la prosecuzione dell’utilizzo dei servizi dopo la comunicazione dell’aggiornamento equivalga all’accettazione dei nuovi termini, mentre chi non intende aderire può cessare l’utilizzo dei prodotti Meta per scopi commerciali. La News/Media Alliance sostiene che tale meccanismo potrebbe rendere disponibili gratuitamente contenuti giornalistici utilizzabili per migliorare prodotti che competono con gli stessi editori nell’attrazione dei lettori e degli investimenti pubblicitari, compromettendo anche il mercato delle licenze editoriali. Nella contestazione viene richiamata una stima secondo cui Meta dovrebbe già corrispondere agli editori statunitensi quasi due miliardi di dollari annui per il valore dei contenuti utilizzati, cifra presentata come elemento della posizione economica sostenuta dall’associazione e non come un importo accertato giudizialmente. Gli editori evidenziano inoltre le difficoltà di escludere determinati crawler mediante file robots.txt, poiché il funzionamento delle campagne pubblicitarie può richiedere di consentire l’accesso agli strumenti automatizzati della piattaforma. Il testo contrattuale non conterrebbe, secondo l’organizzazione, garanzie sufficientemente esplicite sul rispetto di robots.txt, delle pagine protette da registrazione e dei contenuti accessibili soltanto mediante pagamento.

Meta ha sostenuto pubblicamente che le nuove disposizioni sulla raccolta automatizzata riguardano i propri prodotti pubblicitari e commerciali e non sarebbero state introdotte con l’obiettivo di acquisire indiscriminatamente contenuti dai siti giornalistici. La News/Media Alliance chiede tuttavia che tali limitazioni siano formalizzate nel contratto, osservando che una dichiarazione esterna alle condizioni di servizio non offre lo stesso livello di certezza sull’estensione dei diritti concessi. Nella lettera del 22 ottobre, l’organizzazione ha richiesto una risposta pubblica entro il 26 ottobre 2026 e l’apertura di un confronto su quattro aspetti sostanziali: la definizione esatta dei prodotti e delle finalità per cui i contenuti raccolti potrebbero essere utilizzati, l’introduzione di un consenso separato per le attività di crawling rispetto all’accesso ai servizi business, l’identificazione degli strumenti automatizzati impiegati e l’individuazione di garanzie effettive sul rispetto delle restrizioni tecniche e commerciali imposte dai siti degli editori. L’associazione ha dichiarato che i propri membri non prestano consenso alle nuove disposizioni e si riservano ogni tutela giuridica, considerando l’utilizzo dei contenuti editoriali per finalità di intelligenza artificiale senza autorizzazione scritta espressa incompatibile con la normativa applicabile. Il rinvio al 20 novembre 2026 modifica quindi la scadenza prevista per l’entrata in vigore delle condizioni, ma non costituisce di per sé un ritiro delle clausole contestate né una risoluzione delle richieste avanzate dagli editori.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy