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Chi finisce per frequentare le comunità complottiste lascia online tracce linguistiche riconoscibili molto prima di radicalizzarsi. È il risultato di una ricerca guidata dal Politecnico di Milano, che ha addestrato modelli di intelligenza artificiale a distinguere questi utenti dagli altri osservando soltanto il loro modo di scrivere, con un’accuratezza dell’87%. L’aspetto più sorprendente non è tanto la previsione in sé, quanto il fatto che queste impronte emergano anche quando le persone discutono di argomenti del tutto neutri, dal cinema alle ricette di cucina, e che siano rilevabili fino ad anni prima dell’iscrizione a un forum dedicato alle cospirazioni.

Il lavoro, firmato da Francesco Corso e Francesco Pierri del Politecnico di Milano insieme a Giuseppe Russo dell’EPFL di Losanna e Gianmarco De Francisci Morales del CENTAI Institute, si basa sull’analisi di 500 milioni di commenti pubblicati su Reddit, una delle piattaforme più ampie e stratificate al mondo. L’obiettivo dei ricercatori era verificare se fosse possibile riconoscere gli utenti attivi nella community dedicata alle cospirazioni guardando esclusivamente al linguaggio che impiegano negli spazi più generalisti della piattaforma. La risposta è stata affermativa: chi è destinato a entrare in quei circuiti mostra fin dall’inizio livelli più alti di emotività negativa, con picchi latenti di rabbia e ansia, un uso marcato di termini legati al conflitto, alla malattia, alla morte e alla vulnerabilità, e toni mediamente più polarizzati e aggressivi rispetto alla media degli altri utenti. Secondo gli autori questo profilo non sarebbe una conseguenza dell’esposizione alle teorie del complotto, ma una predisposizione psicologica che le precede e che è già osservabile nel comportamento online.

La ricerca, accettata alla conferenza internazionale ACL 2026, smonta però l’idea di un “linguaggio complottista” unico e universale. Gli utenti si rivelano camaleontici, capaci di adattare il proprio stile alle regole e al tono della community in cui si muovono, tanto che non esiste un modello espressivo valido per l’intera piattaforma. È una conclusione che ha implicazioni pratiche dirette: i sistemi di analisi e moderazione automatica, per essere efficaci, devono diventare sensibili al contesto e non limitarsi a cercare parole-spia sempre uguali.

A partire da questi dati il gruppo ha condotto anche un secondo studio, legato al riemergere del caso Jeffrey Epstein, per osservare cosa accade quando un evento di cronaca mainstream porta improvvisamente l’attenzione su un forum complottista. Il picco di visibilità attira un’ondata di nuovi utenti incuriositi, ma i numeri offrono un elemento rassicurante: la grande maggioranza di questi visitatori occasionali non si integra stabilmente nella comunità e l’abbandona dopo poco tempo. Il contagio per semplice esposizione, almeno in questo caso, si rivela molto più debole di quanto si potrebbe temere.

Di Fantasy