Nel mondo del venture capital, una delle regole d’oro non scritte è sempre stata quella dell’esclusività: un fondo sceglie un “cavallo” su cui puntare in un determinato settore e si impegna a portarlo alla vittoria, evitando di finanziare diretti concorrenti per non creare conflitti di interesse. Tuttavia, l’ascesa dirompente dell’intelligenza artificiale sta mandando in frantumi questi vecchi paradigmi. Oggi, i leader del settore stanno adottando strategie di “hedging”, ovvero di copertura del rischio, che prevedono investimenti simultanei in startup rivali. Questo cambiamento non è un semplice capriccio del mercato, ma una risposta necessaria alla velocità e all’imprevedibilità di una tecnologia che può rendere obsoleto un modello di business nel giro di pochi mesi.
Il cuore di questa trasformazione risiede nella consapevolezza che l’IA non è un settore verticale come gli altri, ma un’infrastruttura trasversale che evolve a ritmi mai visti prima. Per un investitore, scegliere un’unica azienda che sviluppa modelli linguistici o applicazioni di IA generativa è diventato estremamente rischioso. Se una startup rivale lancia un aggiornamento tecnico superiore o riesce a ottimizzare i costi computazionali in modo più efficiente, l’investimento originale potrebbe azzerarsi quasi istantaneamente. Per questo motivo, giganti del calibro di Sequoia Capital e altri grandi nomi della Silicon Valley stanno iniziando a distribuire le proprie risorse su più fronti, scommettendo su diverse architetture e approcci tecnologici per assicurarsi di avere almeno una partecipazione nell’azienda che risulterà vincitrice.
Questa nuova tendenza sta ridefinendo anche il concetto di “due diligence”, ovvero il processo di analisi che precede un investimento. Se un tempo i venture capitalist si affidavano principalmente all’intuizione, ai network di conoscenze e a lunghe revisioni manuali dei business plan, oggi sono gli stessi algoritmi di IA a guidare le scelte. I fondi stanno utilizzando strumenti avanzati per analizzare segnali di mercato in tempo reale, come le tendenze nelle assunzioni dei talenti, i rilasci di codice su piattaforme aperte e persino il sentiment sui social media. L’obiettivo è individuare i fondatori più promettenti prima ancora che inizino a cercare capitali, trasformando l’investimento da un processo reattivo a una disciplina predittiva basata sui dati.
Tuttavia, il passaggio verso servizi IT e modelli di business autonomi introduce una sfida etica e operativa non indifferente: la gestione dei conflitti. Quando un fondo siede nel consiglio di amministrazione di due aziende che competono ferocemente per la stessa quota di mercato, la trasparenza diventa un equilibrio delicatissimo. Eppure, molti fondatori stanno accettando questa nuova realtà, preferendo avere al proprio fianco un investitore che possiede una visione a 360 gradi dell’ecosistema IA, anche se ciò significa condividere l’attenzione con un rivale. La priorità assoluta è diventata l’accesso ai capitali massicci necessari per sostenere i costi dell’hardware e del calcolo, che rimangono il principale ostacolo alla scalata verso il successo.
