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La scorsa settimana i mercati avevano già reagito con nervosismo all’incidente legato a “Claude Cowork” di Anthropic, episodio che aveva alimentato timori di un possibile “disastro SaaS” e provocato un improvviso calo dei titoli tecnologici collegati all’ecosistema dell’intelligenza artificiale. Ma nei giorni successivi lo shock si è esteso ben oltre il comparto tech, travolgendo settori tradizionalmente considerati più stabili come la gestione patrimoniale e l’intermediazione assicurativa. L’elemento scatenante non è stato un fallimento operativo, bensì il lancio di nuovi strumenti basati sull’IA che promettono di automatizzare attività finora presidiate da professionisti altamente qualificati.

Il 10 febbraio, alla Borsa di New York, i titoli di Raymond James Financial hanno registrato un crollo dell’8,8%, la peggior performance giornaliera dal marzo 2020. Nella stessa seduta, Charles Schwab ha perso il 7,4% e LPL Financial Holdings è scesa dell’8,3%, segnando il suo calo più marcato da aprile. Si tratta di colossi quotati che operano nella consulenza finanziaria, nella gestione patrimoniale e nell’intermediazione mobiliare, realtà consolidate che fino a oggi avevano beneficiato di una percezione di solidità quasi inattaccabile.

La reazione del mercato è seguita all’annuncio di una startup fintech, Altruist, che ha presentato uno strumento di automazione documentale e di strategia fiscale basato sull’intelligenza artificiale. Secondo quanto dichiarato dall’azienda, la piattaforma è in grado di aiutare i consulenti finanziari a sviluppare strategie personalizzate per i clienti e a generare automaticamente documenti complessi come buste paga, estratti conto e report fiscali. Non si tratta semplicemente di un software di supporto, ma di un sistema che interviene in uno dei nuclei più sensibili del modello di business della consulenza finanziaria: la personalizzazione del servizio e la gestione delle pratiche amministrative.

A rendere più credibile la minaccia percepita dagli investitori è anche il profilo del management di Altruist. Il fondatore e CEO, Jason Wenk, ha iniziato la propria carriera in Morgan Stanley, mentre il COO Margie Bahaduri proviene da Pimco, una delle più importanti società di gestione obbligazionaria al mondo. Questa combinazione di competenze tecnologiche e solide radici a Wall Street ha rafforzato l’idea che l’automazione proposta non sia un esperimento marginale, ma un tentativo strutturato di ridefinire il settore.

Gli analisti hanno subito collegato la svendita a timori più ampi. Secondo Neil Sipes di Bloomberg Intelligence, il mercato teme che l’intelligenza artificiale possa rivoluzionare i modelli di consulenza finanziaria, comprimendo le commissioni e modificando le quote di mercato nel lungo periodo. Il nodo centrale riguarda l’efficienza: se strumenti automatizzati riescono a svolgere in pochi secondi compiti che richiedono ore di lavoro umano, la pressione competitiva sulle tariffe potrebbe diventare inevitabile. In un settore dove le fee rappresentano una componente fondamentale dei ricavi, anche una riduzione marginale può avere effetti significativi sulla redditività.

Il clima di incertezza è stato amplificato da dichiarazioni prudenti come quelle di Michael Brown di UBS, che ha sottolineato quanto sia difficile, nell’attuale contesto, smentire scenari negativi a 12 o 24 mesi. Anche aziende che fino a ieri godevano di un consenso quasi unanime, come Charles Schwab, si sono trovate improvvisamente esposte a un’ondata di scetticismo. La forza delle loro fondamenta non è stata sufficiente a neutralizzare la percezione di un possibile cambiamento strutturale in atto.

Parallelamente, il settore assicurativo ha vissuto un proprio scossone. La piattaforma americana Insurify ha lanciato uno strumento capace di calcolare premi assicurativi ottimali senza l’intervento di broker umani, alimentando timori di disintermediazione. L’indice assicurativo dell’S&P 500 ha perso il 3,9% nella stessa giornata, segnando il calo più marcato dall’ottobre precedente. Ancora una volta, la reazione non è stata causata da risultati trimestrali deludenti, ma dalla percezione che un nuovo paradigma tecnologico possa ridisegnare il valore aggiunto di professioni tradizionali.

In questo contesto, i dirigenti di grandi società di investimento alternative come Blackstone, Apollo Global Management e Ares Management hanno cercato di rassicurare gli investitori, sostenendo che l’impatto dell’intelligenza artificiale sui loro modelli di business sia sopravvalutato. Tuttavia, il nervosismo resta elevato, anche perché l’episodio di Anthropic ha mostrato quanto rapidamente le aspettative sull’IA possano trasformarsi in volatilità finanziaria.

Non mancano, però, voci che invitano alla cautela nell’interpretazione degli eventi. Wilma Burdis, analista di Raymond James, ha definito la svendita “completamente esagerata”, ribadendo che la gestione del patrimonio personale resta, in ultima analisi, una questione di fiducia umana. L’idea che le persone preferiscano affidare i propri risparmi a consulenti in carne e ossa piuttosto che a un algoritmo rimane un argomento forte, soprattutto per patrimoni elevati e decisioni complesse.

Negli ultimi giorni alcuni titoli tecnologici che avevano subito forti ribassi hanno mostrato segnali di recupero, suggerendo che parte della reazione iniziale possa essere stata emotiva. Resta però aperta una domanda di fondo: si tratta di una turbolenza temporanea, legata all’entusiasmo e ai timori tipici delle prime fasi di adozione tecnologica, oppure siamo all’inizio di una trasformazione strutturale che cambierà in modo permanente i modelli di business di assicurazioni e wealth management?

Ciò che appare evidente è che l’intelligenza artificiale non è più percepita come un fenomeno confinato alle big tech. Ogni nuovo strumento lanciato sul mercato può avere ripercussioni immediate sui titoli quotati, anche in settori tradizionali. Dopo il caso Anthropic, il mercato sembra reagire con maggiore sensibilità a qualsiasi annuncio legato all’IA. In questa fase, più che le performance attuali, sono le aspettative sul futuro a guidare i prezzi. E quando le aspettative cambiano rapidamente, anche i mercati più solidi possono vacillare.

Di Fantasy