L’esperimento condotto da Anthropic con il progetto “Project Deal” rappresenta uno dei primi tentativi concreti di portare l’intelligenza artificiale fuori dal dominio puramente digitale e inserirla in un contesto economico reale, fatto di beni fisici, negoziazioni e decisioni con impatto diretto sulle persone. Non si tratta di una simulazione, ma di un mercato effettivo in cui agenti basati su Claude hanno comprato e venduto oggetti reali per conto degli utenti, segnando un passaggio significativo verso quella che viene ormai definita “agentic commerce”, cioè un’economia mediata da agenti autonomi.
L’esperimento si è svolto nell’arco di una settimana e ha coinvolto 69 partecipanti, ciascuno dotato di un budget iniziale di 100 dollari. A differenza di un classico marketplace digitale, però, gli esseri umani non interagivano direttamente tra loro: ogni persona veniva rappresentata da un agente Claude personalizzato, configurato attraverso una breve intervista iniziale in cui venivano definite preferenze, obiettivi e stile negoziale. Da quel momento in poi, l’agente prendeva il controllo completo del processo, pubblicando annunci, cercando controparti, formulando offerte e conducendo trattative fino alla chiusura degli accordi.
Il risultato è stato sorprendentemente concreto: 186 transazioni concluse per un valore complessivo superiore ai 4.000 dollari, con oggetti reali che andavano da attrezzature sportive fino a semplici beni di uso quotidiano, effettivamente scambiati alla fine dell’esperimento. Questo elemento è fondamentale, perché dimostra che gli agenti non si limitano a simulare comportamenti economici, ma sono già in grado di operare in contesti dove le decisioni hanno conseguenze tangibili.
Il progetto ha evidenziato una dinamica particolarmente interessante: non tutti gli agenti si comportano allo stesso modo, e la qualità del modello sottostante incide direttamente sui risultati economici. Nei test paralleli condotti da Anthropic, gli agenti basati su modelli più avanzati riuscivano sistematicamente a ottenere condizioni migliori, comprando a prezzi più bassi e vendendo a prezzi più alti rispetto agli agenti meno performanti. Questo introduce un elemento di asimmetria informativa completamente nuovo, in cui non è più solo la competenza umana a determinare l’esito di una trattativa, ma anche – e soprattutto – la qualità dell’intelligenza artificiale utilizzata.
Ancora più rilevante è il fatto che i partecipanti non si rendevano conto di questa disparità. Anche coloro che ottenevano risultati peggiori percepivano le transazioni come eque, segnalando un potenziale problema di trasparenza e consapevolezza. In un contesto reale, questo tipo di “disuguaglianza invisibile” potrebbe avere implicazioni profonde, soprattutto se gli agenti diventassero intermediari standard nelle transazioni commerciali.
Gli agenti Claude hanno dimostrato una capacità autonoma sorprendente. Non solo sono stati in grado di comprendere le preferenze degli utenti e tradurle in strategie di negoziazione, ma hanno anche gestito interamente il ciclo di vita della transazione: dalla scoperta delle opportunità fino alla chiusura dell’accordo. Questo suggerisce che siamo già oltre la fase degli assistenti passivi e stiamo entrando in quella degli agenti attivi, capaci di agire nel mondo con un certo grado di indipendenza.
Tuttavia, il progetto solleva anche questioni critiche. Una delle più evidenti riguarda il controllo: se un agente prende decisioni autonome per conto dell’utente, chi è responsabile del risultato? Inoltre, la capacità degli agenti più avanzati di ottenere sistematicamente vantaggi competitivi apre scenari in cui il mercato potrebbe essere dominato da chi dispone delle migliori tecnologie, piuttosto che da chi ha le migliori competenze o offerte.
Un altro aspetto riguarda la fiducia. Durante l’esperimento, molti partecipanti hanno dichiarato che sarebbero disposti a pagare per un servizio simile, segno che l’idea di delegare trattative economiche a un’IA è già socialmente accettabile in certi contesti. Questo potrebbe accelerare l’adozione di piattaforme in cui gli agenti negoziano tra loro in modo continuativo, riducendo il ruolo diretto dell’intervento umano.
In prospettiva, Project Deal offre una prima fotografia di come potrebbe evolvere il commercio digitale nei prossimi anni. Non più piattaforme dove gli utenti confrontano manualmente prezzi e offerte, ma ecosistemi in cui agenti autonomi interagiscono tra loro, ottimizzando continuamente le decisioni in base a obiettivi predefiniti. In questo scenario, l’utente finale potrebbe limitarsi a definire preferenze e vincoli, lasciando all’intelligenza artificiale il compito di eseguire le operazioni.
