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Nel mondo della paleontologia, l’analisi delle orme fossili è sempre stata una delle sfide più affascinanti e al tempo stesso più complesse. Le tracce lasciate da creature vissute milioni di anni fa non sono semplici impronte: sono testimonianze stratificate di dinamiche di movimento, di interazione con il terreno e di comportamenti difficili da interpretare. Tradurre quelle forme in informazioni utili su chi le ha lasciate richiede esperienza, tempo e soprattutto una capacità di discernimento molto raffinata. Proprio questa complessità è al centro di un’innovazione tecnologica che sta trasformando il modo in cui gli scienziati, e non solo loro, possono leggere questi segni antichi: DinoTracker, un’app basata sull’intelligenza artificiale sviluppata da un team di ricerca guidato dall’Helmholtz-Zentrum di Berlino in collaborazione con l’Università di Edimburgo.

L’idea alla base di DinoTracker è semplice nella sua forma ma profonda nei risultati: scattata una foto a un’orma fossile oppure disegnata una sua rappresentazione schematica, l’app restituisce in pochi istanti una prima analisi di ciò che potrebbe averla generata. Non si tratta soltanto di un riconoscimento di superficie, come potrebbe fare un’app commerciale di foto-tagging, ma di un processo di comparazione che si basa su un dataset enorme di impronte reali e sulle simulazioni computerizzate di milioni di possibili varianti di forma. Questa combinazione permette al sistema di valutare con un’accuratezza sorprendentemente alta, paragonabile a quella di esperti umani, a quale gruppo di dinosauri appartenga una traccia, che tipo di movimento suggerisce e quanto attendibile sia l’abbinamento.

Il cuore tecnologico dell’app non è semplicemente un modello di riconoscimento supervisionato — quello che impara da etichette fornite da umani — ma un modello che individua autonomamente pattern nelle forme delle impronte. In pratica, l’algoritmo impara a “vedere” come cambiano le caratteristiche morfologiche quando variabili esterne come il tipo di sedimento, l’umidità o la deformazione del terreno alterano la forma delle tracce: dalla disposizione delle dita alla profondità dell’impronta, fino alla distribuzione delle pressioni esercitate dal piede al suolo. Per affinare questo apprendimento, i ricercatori hanno utilizzato quasi duemila impronte documentate dalla letteratura scientifica, affiancandole a versioni simulate al computer che ricreano deformazioni di ogni tipo, come bordi schiacciati o erosioni dovute all’acqua e al passare del tempo.

I risultati che emergono dall’uso di DinoTracker non sono solo numeri o classificazioni: stanno già alimentando discussioni importanti sulla storia evolutiva. Alcune tracce molto antiche, risalenti a oltre 200 milioni di anni fa, mostrano caratteristiche straordinariamente simili a quelle di orme di uccelli moderni o di specie estinte. Questo apre scenari interpretativi affascinanti: potrebbe significare che l’origine degli uccelli sia più antica di quanto si pensasse, oppure che alcuni dinosauri primitivi presentassero forme di zampa simili a quelle di uccelli per ragioni di convergenza evolutiva. In entrambi i casi, l’IA non sostituisce il giudizio scientifico umano, ma fornisce nuovi indizi e spunti di riflessione per formulare ipotesi più articolate su come questi animali incredibili si muovessero, si adattassero e si evolvessero.

Un esempio concreto di come DinoTracker possa cambiare la narrazione paleontologica arriva dall’analisi di alcune impronte rinvenute sull’isola di Skye, in Scozia: in passato considerate difficili da interpretare, queste tracce risalenti a circa 170 milioni di anni fa sono state rilette dall’IA come compatibili con dinosauri erbivori molto primitivi, lontani antenati di quelli che successivamente avrebbero sviluppato posture ed ecosistemi diversi. Questo tipo di risultati non solo stimola la curiosità scientifica, ma dimostra come strumenti digitali avanzati possano affiancare e potenziare l’esperienza degli esperti che da sempre si confrontano con fossili e tracce sedimentarie.

La portata di DinoTracker va oltre la ricerca specialistica: essendo un’app accessibile anche agli studenti, agli appassionati di scienze naturali e persino ai divulgatori, chiunque potrebbe un giorno trovarsi di fronte a una traccia fossile durante un’escursione e ottenere una prima analisi direttamente dal proprio smartphone. Questo potenziale democratizzante della tecnologia apre la porta a un coinvolgimento più ampio della comunità nella scoperta e nella comprensione del passato profondo della Terra.

L’intelligenza artificiale, dunque, si conferma ancora una volta uno strumento capace di fare luce su domande che per decenni sono rimaste in sospeso. Grazie a DinoTracker, quello che fino a ieri era un enigma sedimentato nel fango preistorico oggi può essere decodificato, interpretato e trasformato in nuova conoscenza. E mentre le impronte dei dinosauri continuano a raccontare storie di epoche remote, la tecnologia moderna sta riscrivendo, passo dopo passo, alcuni dei capitoli più avvincenti della storia della vita sulla Terra.

Di Fantasy