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Le aziende cinesi hanno rappresentato oltre il 97% delle spedizioni mondiali di robot umanoidi nella prima metà del 2026, consolidando una posizione dominante in un mercato che sta aumentando rapidamente sia nei volumi sia nelle applicazioni commerciali. Secondo i dati di Smart Analytics Global, tra gennaio e giugno sono stati spediti complessivamente 19.100 robot umanoidi nel mondo, contro i 5.100 dello stesso periodo del 2025, con una crescita del 272%. Per l’intero 2026 sono previste circa 60.000 unità, mentre entro il 2030 le spedizioni annuali potrebbero superare quota 500.000.

A guidare il mercato è Agibot, azienda di Shanghai che nei primi sei mesi dell’anno ha spedito 8.400 robot, raggiungendo una quota globale del 44%. Nello stesso periodo del 2025 la società controllava circa il 25% del mercato, mentre nell’arco di dodici mesi le spedizioni sono aumentate del 562%. La crescita è sostenuta da un portafoglio che comprende la serie A di umanoidi bipedi di grandi dimensioni, la serie X di bipedi più compatti e la serie G basata su piattaforme dotate di ruote, con una presenza concentrata soprattutto nelle applicazioni manifatturiere e commerciali.

Unitree occupa la seconda posizione con 5.900 unità spedite nel semestre e una quota mondiale del 31%, registrando una crescita del 170% rispetto all’anno precedente. La produzione cumulativa del modello G1 avrebbe raggiunto circa 11.000 unità. Il profilo applicativo dell’azienda rimane però differente rispetto a quello di Agibot, perché una quota relativamente maggiore dei suoi robot viene utilizzata nella ricerca, nell’istruzione e nelle attività dimostrative o di intrattenimento, oltre che nelle applicazioni operative.

Anche le successive posizioni della classifica sono occupate da produttori cinesi. Galbot ha raggiunto 900 unità nel semestre, UBTECH 700 e Leju 600, lasciando alle principali aziende occidentali una presenza quantitativamente molto più limitata. Tesla, Figure AI e altri produttori attivi nella robotica umanoide mantengono progetti tecnologicamente rilevanti, ma sul piano delle spedizioni risultano ancora distanti dai volumi raggiunti dai principali gruppi cinesi.

La concentrazione del mercato non riguarda soltanto l’offerta. La Cina rappresenterebbe anche oltre l’85% della domanda mondiale di robot umanoidi, creando un mercato interno in grado di sostenere rapidamente l’aumento della produzione. Lo sviluppo del settore è accompagnato da politiche pubbliche, investimenti, capacità manifatturiera e da una filiera industriale già fortemente strutturata nei settori della robotica, dell’elettronica e della componentistica. Questa combinazione permette alle aziende di aumentare contemporaneamente produzione, sperimentazione e distribuzione in ambienti reali.

Un cambiamento significativo riguarda soprattutto la destinazione dei robot prodotti. Nel primo semestre 2026 oltre il 70% delle spedizioni è stato destinato ad applicazioni industriali e commerciali, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente questa quota era intorno al 50%. La crescita riguarda in particolare manifattura, logistica e gestione dei magazzini, ambienti relativamente strutturati nei quali movimenti, spazi e attività possono essere definiti più facilmente rispetto a contesti completamente imprevedibili. Il passaggio indica che una parte crescente del mercato si sta spostando dalle dimostrazioni e dai progetti sperimentali verso installazioni nelle quali il robot deve produrre un risultato operativo misurabile.

L’aumento delle spedizioni non significa tuttavia che la tecnologia abbia già raggiunto una piena maturità. Rimangono da migliorare la qualità e la quantità dei dati utilizzati per l’addestramento, le capacità dei modelli AI, la precisione nella manipolazione, la sicurezza, l’affidabilità durante attività prolungate e il rapporto tra prestazioni e prezzo. Tecnologie come i modelli vision-language-action, che collegano percezione visiva, comprensione linguistica e azioni fisiche, e i world model utilizzati per rappresentare e prevedere l’evoluzione dell’ambiente stanno avanzando rapidamente, ma si trovano ancora nelle prime fasi dello sviluppo industriale.

La prossima fase della competizione dovrebbe quindi dipendere meno dal numero di robot mostrati o prodotti e maggiormente dalla loro capacità di lavorare in modo continuativo. La differenza decisiva sarà quella tra un sistema capace di completare una dimostrazione controllata e uno in grado di svolgere attività ripetute per molte ore mantenendo precisione, sicurezza e costi compatibili con il lavoro che deve sostituire o integrare. Per le applicazioni industriali, la convenienza economica diventa quindi una componente del problema tecnologico: un robot può essere tecnicamente in grado di svolgere un’attività senza essere necessariamente abbastanza veloce, affidabile o economico da giustificarne l’impiego.

Più distante rimane invece la diffusione su larga scala degli umanoidi generalisti nelle abitazioni. Gli ambienti domestici presentano una quantità molto maggiore di variabili rispetto a fabbriche e magazzini: gli oggetti cambiano continuamente posizione, gli spazi non sono standardizzati e le attività richiedono spesso di interpretare situazioni non previste durante l’addestramento. Secondo le previsioni disponibili, nei prossimi cinque anni difficilmente i robot umanoidi domestici generalisti riusciranno a sviluppare un mercato di massa significativo.

Parallelamente stanno emergendo anche robot maggiormente orientati all’interazione con le persone e alla componente relazionale. Questi sistemi aprono un ulteriore possibile segmento di mercato, ma devono confrontarsi con costi ancora elevati, limiti tecnologici, accettazione da parte dei consumatori e questioni normative ed etiche legate all’interazione tra esseri umani, intelligenza artificiale e macchine progettate con caratteristiche sempre più simili a quelle umane. La possibilità che questa categoria raggiunga rapidamente volumi paragonabili alle applicazioni industriali rimane quindi ancora incerta.

Alla crescita cinese si aggiunge inoltre una variabile geopolitica. Nel luglio 2026 gli Stati Uniti hanno introdotto restrizioni all’importazione di nuovi robot umanoidi e quadrupedi prodotti in Cina e di alcune categorie di componenti, motivando l’intervento con questioni relative alla sicurezza nazionale e alla cybersecurity. Le limitazioni possono incidere sulla strategia internazionale dei produttori cinesi proprio mentre diverse aziende stanno cercando di espandersi fuori dal mercato interno, con possibili conseguenze sulle catene di fornitura, sugli investimenti e sulle collaborazioni con imprese straniere.

Il mercato complessivo dovrebbe comunque continuare a crescere rapidamente. Per il 2026 vengono previste circa 60.000 unità spedite e ricavi mondiali nell’ordine di 1,6 miliardi di dollari. Nel 2027 il valore potrebbe avvicinarsi ai 3 miliardi di dollari, mentre entro il 2030 le spedizioni annuali dovrebbero raggiungere circa mezzo milione di robot.

I numeri del primo semestre mostrano quindi un mercato nel quale la Cina ha già raggiunto una scala produttiva molto superiore rispetto agli altri paesi, ma nel quale il numero di unità spedite rappresenta soltanto una parte della competizione. Il passaggio decisivo sarà trasformare gli umanoidi da piattaforme capaci di eseguire singole dimostrazioni in sistemi sufficientemente affidabili ed economici da lavorare stabilmente in fabbriche, magazzini e attività commerciali. È su questa capacità operativa, più che sul semplice volume produttivo, che si misurerà la fase successiva dello sviluppo della robotica umanoide.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy