Nel mondo dell’intelligenza artificiale open source, dove le innovazioni nascono spesso dal basso e crescono grazie al passaparola della community, anche un nome può diventare un terreno di scontro. È quanto è accaduto a Clawdbot, uno degli agenti AI più discussi degli ultimi mesi, che ha recentemente cambiato identità diventando Moltbot. Il cambio di nome non è stato frutto di una scelta creativa spontanea, ma la conseguenza diretta di una richiesta formale da parte di Anthropic, motivata da potenziali conflitti legati ai marchi registrati.
La nuova denominazione, Moltbot, non è stata scelta a caso. Il termine “molt” richiama la muta dei crostacei, il processo attraverso il quale abbandonano il vecchio guscio per crescere. Una metafora che lo sviluppatore ha ritenuto adatta a descrivere questa fase di trasformazione forzata del progetto. Anche la mascotte è stata aggiornata di conseguenza: “Clawdy” ha lasciato il posto a “Molty”, segnando simbolicamente il passaggio a una nuova identità visiva e narrativa.
Per comprendere la portata della vicenda, bisogna tornare all’origine del progetto. Fin dal suo debutto, nel dicembre dello scorso anno, Clawdbot aveva attirato rapidamente l’attenzione degli sviluppatori grazie a un mix raro di accessibilità, potenza e personalità. L’idea di fondo era semplice ma ambiziosa: un agente di intelligenza artificiale gratuito e open source, integrato in un chatbot, capace non solo di rispondere a domande ma di agire in autonomia. Clawdbot era in grado di mantenere il contesto conversazionale nel tempo, gestire attività informatiche locali e persino coordinare sessioni di codifica avanzate, come quelle legate a Vibe. Non a caso, molti lo hanno descritto come “il futuro degli assistenti AI”, proprio perché andava oltre il classico schema domanda-risposta.
Il successo, però, ha portato anche problemi inattesi. Anthropic ha chiesto ufficialmente il cambio di nome, sostenendo che “Clawdbot” potesse entrare in conflitto con i marchi “Claude” e con il logo ufficiale di Claude Code. Una richiesta che Peter Steinberger, creatore del progetto, ha accolto con evidente frustrazione. In un messaggio pubblico ha dichiarato di essere stato costretto a rinominare l’agente, sottolineando che non si è trattato di una scelta volontaria e che non gli è stato nemmeno consentito di modificare semplicemente l’ortografia del nome originale per evitare il conflitto.
La reazione della community non si è fatta attendere. Molti utenti e sostenitori del progetto hanno espresso disappunto, interpretando la richiesta come un segnale di eccessiva rigidità da parte di un grande attore dell’AI nei confronti di un progetto open source indipendente. Un ingegnere ha persino taggato su X il CEO di Anthropic, Dario Amodei, chiedendo in modo ironico se l’azienda “odiasse così tanto il successo”. Anthropic, dal canto suo, ha risposto cercando di separare i piani: il supporto all’ecosistema degli sviluppatori resta una priorità, ma la tutela dei marchi è considerata una questione distinta e non negoziabile.
A complicare ulteriormente la situazione è intervenuto il mondo delle criptovalute. L’esistenza di una meme coin chiamata “Claude” ha generato confusione e, secondo Steinberger, danni concreti al progetto. Lo sviluppatore ha raccontato che il suo account GitHub personale è stato persino preso di mira da truffatori legati al settore crypto, un episodio che mostra quanto velocemente un progetto open source popolare possa diventare bersaglio di dinamiche esterne, spesso poco controllabili.
Nonostante il cambio di nome e le polemiche, la popolarità di quello che oggi si chiama Moltbot non si è arrestata. Anzi, l’attenzione attorno al progetto si è estesa oltre la cerchia degli sviluppatori, arrivando a influenzare anche il settore finanziario. Nello stesso periodo in cui Clawdbot era al centro delle discussioni su social media e GitHub, il titolo di Cloudflare ha registrato un forte rialzo nelle contrattazioni pre-mercato, con un aumento di circa il 14%. Non si è trattato di una coincidenza casuale.
Molti sviluppatori, infatti, utilizzano l’infrastruttura a bassa latenza e l’ambiente “agent-friendly” di Cloudflare per creare e distribuire agenti come Moltbot. Questa infrastruttura consente l’esecuzione autonoma delle attività, una connettività sicura tra cloud e dispositivi locali e una scalabilità che rende gli agenti AI più pratici e affidabili in contesti reali. Gli investitori vedono in questa tendenza un segnale chiaro: con la proliferazione degli agenti intelligenti, piattaforme come Cloudflare potrebbero diventare un pilastro fondamentale della nuova economia dell’AI operativa.