Dictionary.com ha selezionato Maxxing come parola dell’anno 2026, individuando nel termine un’espressione rappresentativa della tendenza a massimizzare sistematicamente attività, comportamenti e risultati personali o professionali. L’annuncio, diffuso il 25 ottobre, collega il termine inglese ai concetti di maximum e maximize e ne descrive l’utilizzo sia come espressione autonoma sia come suffisso aggiunto ad altre parole. Tra gli esempi individuati compare Tokenmaxxing, neologismo riferito alla pratica di utilizzare l’intelligenza artificiale nella massima misura possibile durante le attività lavorative. L’espressione è stata associata alla crescente diffusione degli strumenti AI nelle aziende e all’impiego della quantità di token consumati come indicatore della frequenza di utilizzo dei sistemi generativi. Dictionary.com ha quindi riconosciuto anche linguisticamente un comportamento organizzativo che si è sviluppato intorno all’adozione degli assistenti AI nei processi professionali.
Il token costituisce l’unità di elaborazione utilizzata dai modelli linguistici per rappresentare il contenuto ricevuto in input e quello generato in output. Ogni richiesta, documento, risposta o modifica di codice contribuisce al consumo complessivo di token e può incidere sia sui costi operativi sia sull’utilizzo della capacità computazionale. Il concetto di Tokenmaxxing nasce dall’idea di incrementare tale consumo attraverso l’applicazione sistematica degli strumenti AI alle attività lavorative. Nell’accezione positiva, indica il tentativo di automatizzare operazioni ripetitive, sperimentare nuove procedure e sfruttare maggiormente i servizi disponibili. In una seconda accezione, spesso ironica o critica, descrive invece la trasformazione del consumo di token in un obiettivo autonomo, scollegato dalla qualità dei risultati effettivamente ottenuti.
La diffusione del termine è stata associata anche ad alcune pratiche aziendali di monitoraggio dell’adozione dell’intelligenza artificiale. In assenza di criteri consolidati per valutare il contributo dei modelli alla produttività, il numero di token elaborati rappresenta un dato quantitativo facilmente rilevabile e confrontabile. Un esempio riguarda iniziative informali sviluppate all’interno di Meta, dove dipendenti avrebbero realizzato classifiche di utilizzo degli strumenti AI denominate Claudeonomics, accompagnate da riconoscimenti informali per gli utenti con consumi particolarmente elevati, come Token Legend. La classifica è stata successivamente chiusa. La misurazione attraverso i token presenta tuttavia un limite metodologico preciso: un maggior numero di unità elaborate non dimostra automaticamente una migliore qualità del lavoro, una riduzione dei tempi o un vantaggio economico proporzionale.
Maxxing non riguarda esclusivamente l’intelligenza artificiale. Dictionary.com richiama anche Looksmaxxing, riferito alla massimizzazione dell’aspetto fisico, e Proteinmaxxing, associato all’incremento intenzionale del consumo di proteine. L’elemento comune è la ricerca di un’ottimizzazione spinta di comportamenti e prestazioni, talvolta presentata seriamente come forma di miglioramento personale e talvolta utilizzata per descrivere ironicamente gli eccessi della cultura dell’efficienza. Nel caso di Tokenmaxxing, la scelta del termine evidenzia una specifica trasformazione del linguaggio professionale legato all’AI: il consumo di risorse computazionali diventa parte del modo in cui vengono descritti i comportamenti individuali, le aspettative aziendali e il rapporto tra utilizzo degli strumenti e produttività misurabile.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI).
