Nel corso di una recente intervista con AIM, Mia Shah-Dand ha espresso preoccupazioni riguardo alla situazione finanziaria e alla stanchezza che affliggono le donne nel campo dell’intelligenza artificiale. Secondo lei, c’è un’evidente disparità nella distribuzione dei finanziamenti, favorita da un circolo vizioso in cui gli uomini ricevono più attenzione e, di conseguenza, più fondi. Dand ha sottolineato che, nonostante le donne nell’IA non aspirino a lussi come jet e yacht privati, necessitano di risorse umane adeguate.

La fondatrice dell’iniziativa Women in AI Ethics ha anche commentato la richiesta di Sam Altman, CEO di OpenAI, di un investimento di 7 trilioni di dollari per lo sviluppo futuro dell’IA, mettendo in dubbio la serietà di tale cifra e ipotizzando su cosa potrebbero discutere gli investitori del Medio Oriente e del Sud-Est asiatico con Altman.

Dand ha evidenziato l’importanza dei finanziamenti nel cambiare le dinamiche di potere, citando l’esempio di Altman la cui fama deriva dal potere di un’azienda multimiliardaria. Ha fatto notare che, nonostante il riconoscimento del lavoro delle donne, i finanziamenti tendono ad essere diretti verso gli uomini nel settore.

Ha poi portato alla luce un dato allarmante: nel Regno Unito, le startup AI fondate da donne ricevono solo il 2% dei finanziamenti. Tuttavia, ha notato un miglioramento graduale negli Stati Uniti, dove la presenza di donne fondatrici in aziende di IA sta aumentando, sebbene le squadre composte esclusivamente da donne rimangano rare.

Dand ha parlato dell’origine di WAIE, da lei fondata per dare voce alle donne nel campo dell’etica dell’IA, un settore che prima veniva ignorato. Ha fatto riferimento a Timnit Gebru e Margaret Mitchell, esperte di etica dell’IA licenziate da Google, e alla loro ricerca sui rischi dei grandi modelli linguistici e sull’inaccuratezza del riconoscimento facciale per donne e persone di colore.

Riguardo al futuro dell’IA, Dand ha ironizzato sulla possibilità di sopravvivenza in un mondo dove la tecnologia è in rapida evoluzione e ha sottolineato il ruolo degli algoritmi nella vita quotidiana, come nell’assunzione di personale o nella ricerca dell’amore.

Ha criticato l’elenco del New York Times sui protagonisti dell’IA per aver incluso solo uomini, evidenziando la storica esclusione delle donne nel campo. Ha inoltre criticato la tendenza dei media a ignorare le donne come esperte, richiedendo un cambiamento narrativo e un riconoscimento maggiore delle loro competenze.

Parlando dei deepfake come problematica tecnologica per le donne, Dand ha sottolineato la necessità di maggiore attenzione e investimenti in questo settore. Ha concluso l’intervista suggerendo che le donne dovrebbero fare progressi individuali ma anche contribuire alla comunità, superando le preoccupazioni su possibili favoritismi e valorizzando la solidarietà.

Di Fantasy