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La recente decisione di Jack Dorsey, CEO di Block, di procedere a nuovi tagli del personale ha riacceso un dibattito strutturale che attraversa oggi l’intero settore tecnologico e finanziario: l’intelligenza artificiale è uno strumento che aumenta la produttività dei lavoratori oppure una tecnologia sostitutiva che consente alle aziende di ottenere risultati simili con un numero inferiore di dipendenti? La questione non riguarda soltanto un singolo gruppo, ma si inserisce in una dinamica globale di ristrutturazione organizzativa, accelerata dall’adozione crescente di sistemi di automazione avanzata e modelli di intelligenza artificiale generativa.

Negli ultimi mesi sono stati annunciati oltre 61.000 tagli di posti di lavoro associati, direttamente o indirettamente, a strategie di integrazione dell’IA in diversi settori. Aziende come Amazon, Pinterest e WiseTech hanno comunicato riduzioni di personale in parallelo a investimenti significativi in automazione e infrastrutture AI. Tuttavia, relativamente poche organizzazioni hanno indicato esplicitamente l’intelligenza artificiale come causa primaria dei licenziamenti. Nel caso di Block, Dorsey ha sottolineato che una parte rilevante della ristrutturazione deriva da un eccesso di assunzioni durante la pandemia di COVID-19 e dalla duplicazione organizzativa tra Square e Cash App, poi riunificate a metà 2024.

Dal punto di vista macroeconomico, diversi economisti interpretano questi tagli come una correzione di un ciclo espansivo precedente più che come una sostituzione diretta uomo-macchina. Brian Jacobson, capo economista di Annex Wealth Management, ha definito l’intelligenza artificiale “il nuovo capro espiatorio”, suggerendo che l’IA venga talvolta utilizzata come narrativa semplificata per giustificare processi di razionalizzazione già in atto. L’analisi dei dati finanziari di Block mostra infatti una crescita del 24% dei profitti nel trimestre precedente e una previsione di utile lordo di 2,8 miliardi di dollari nel primo trimestre, in aumento del 22% su base annua. Questi numeri indicano che le ristrutturazioni avvengono in un contesto di solidità economica e non esclusivamente come risposta a crisi operative.

Il nodo centrale rimane tuttavia tecnico e strutturale: in che misura l’adozione dell’intelligenza artificiale modifica la funzione produttiva delle imprese? L’integrazione di modelli linguistici avanzati, sistemi di automazione dei processi e piattaforme di analisi predittiva consente alle aziende di ridurre il tempo necessario per compiti ripetitivi, migliorare l’accuratezza decisionale e accelerare i cicli di sviluppo. Questo incremento di efficienza può tradursi in una riduzione della domanda di lavoro in alcune funzioni amministrative, di supporto o di back-office. Allo stesso tempo, genera una nuova domanda di competenze specialistiche in ambiti come data engineering, sicurezza informatica, governance dell’AI e progettazione di sistemi automatizzati.

Le proiezioni sul mercato del lavoro restano divergenti. Citrini Research ha elaborato uno scenario in cui un’adozione massiccia dell’IA potrebbe spingere il tasso di disoccupazione fino al 10,2% entro il 2028, qualora la sostituzione di impiegati amministrativi avvenisse su larga scala. Si tratta di uno scenario ipotetico, ma evidenzia la sensibilità del sistema occupazionale a cambiamenti strutturali nelle tecnologie produttive. Al contrario, analisi condotte da Morgan Stanley su oltre 10.000 report finanziari indicano che il 21% delle aziende dell’indice S&P 500 ha già registrato benefici misurabili dall’adozione dell’IA, in crescita rispetto al 15% del trimestre precedente e al 10% di fine 2024. Secondo tali stime, un uso più diffuso dell’intelligenza artificiale potrebbe aumentare la redditività aziendale media di circa 0,4 punti percentuali nell’anno in corso.

Le istituzioni finanziarie e monetarie mantengono una posizione prudente. Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, ha osservato che finora si registra un miglioramento della produttività senza evidenze di un’ondata generalizzata di licenziamenti di massa. Anche Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, ha previsto che alcuni ruoli verranno eliminati, ma che nel medio periodo emergeranno nuove categorie professionali legate all’ecosistema digitale e all’automazione.

Secondo gli economisti della Bank of America, l’intelligenza artificiale potrebbe influenzare fino a un quarto dei posti di lavoro esistenti. Tuttavia, la storia delle rivoluzioni tecnologiche suggerisce che l’effetto netto nel lungo periodo dipende dalla capacità dell’economia di creare nuovi settori e nuove imprese. L’IA, oltre a sostituire compiti ripetitivi, abilita modelli di business completamente nuovi, dall’automazione finanziaria alla personalizzazione su larga scala dei servizi, con potenziale generazione di occupazione qualificata.

Resta comunque il rischio di una ristrutturazione eccessivamente rapida. Michael Ashley Schulman, CIO di Learning Point Capital Advisors, ha interpretato la strategia di Dorsey come espressione del principio “meno è meglio”, con l’ipotesi che il capitale umano tradizionale stia perdendo centralità competitiva rispetto all’automazione. Un’adozione troppo aggressiva dell’IA potrebbe però comportare effetti collaterali non previsti, come la perdita di creatività organizzativa, riduzione dell’innovazione incrementale o difficoltà nel mantenere cultura aziendale e coesione interna.

Di Fantasy