Tra gli accessori fashion più curiosi e sorprendenti del 2026, sta emergendo una nuova tendenza che non riguarda solo tessuti, colori o materiali pregiati, ma trasforma la borsetta in un piccolo palco per una creatura robotica dal fascino immediato. Questo oggetto, nato dall’incontro fra design giapponese e tecnologia robotica, si chiama Mirumi e si presenta come un robot-charm da borsetta dall’aspetto morbido e interattivo, capace di attirare sguardi, suscitare sorrisi e interpretare con grazia il ruolo di compagno silenzioso nelle attività quotidiane.

Mirumi non è un gadget elettronico qualunque né un dispositivo “smart” nel senso tradizionale del termine: non riceve notifiche, non risponde a comandi vocali né gestisce dati personali in remoto. Ciò che lo caratterizza davvero è la sua capacità di reagire in modo naturale agli stimoli esterni, come i suoni o il tatto, creando l’impressione che sia “vivo” e consapevole dell’ambiente che lo circonda. Con sensori tattili e acustici integrati, questo piccolo robot capta suoni, movimenti e persino gesti affettuosi, inclinando la testa, sporgendosi curvo o ritirandosi timidamente, come se avesse una personalità timida e curiosa.

La sua forma è pensata per essere piacevole alla vista e al tatto: ricoperto di morbido materiale simile al peluche e disponibile in tonalità delicate come rosa pastello, grigio e avorio, Mirumi si adatta facilmente ai manici, alle tracolle o ai passanti di qualsiasi borsa o zaino. Le sue braccia flessibili e i magneti ben posizionati gli permettono di agganciarsi saldamente, rimanendo saldo anche durante gli spostamenti, ma allo stesso tempo sembra quasi “pendere” con naturalezza come farebbe un portachiavi di peluche, solo che in questo caso la dinamica è arricchita da movimenti intelligenti e reattivi.

L’idea di fondo di Mirumi nasce dalla volontà di creare un oggetto che non sia semplicemente decorativo, ma capace di evocare una vera connessione emotiva. Il nome stesso è una crasi fra “miru” — che in giapponese significa “guardare” — e “nuigurumi”, cioè “peluche”. Quando inizi a camminare per strada con Mirumi appeso alla tua borsa, non è raro che altre persone ti rivolgano uno sguardo curioso o si soffermino a osservare come il robot-compagno gira la testa verso di loro o segue con gli occhi un rumore improvviso.

Il fenomeno ha preso slancio dopo la presentazione di Mirumi al CES di Las Vegas, dove ha catturato l’attenzione di appassionati di tecnologia e fashion blogger per la sua capacità di essere allo stesso tempo “tech” e “cute”. È stato spesso paragonato ai Labubu, i portachiavi animaletti che hanno dominato i trend dei gadget fashion negli ultimi anni, ma Mirumi va oltre: non è un semplice oggetto da collezione, è un piccolo robot che sembra guardare il mondo con espressioni quasi infantili e reagire in modo imprevedibile ma coerente agli stimoli.

Progettato dalla startup giapponese Yukai Engineering, che ha nel proprio portfolio altri gadget robotici giocosi e affettivi, Mirumi costa circa 100 euro e nel primo lotto sono state prodotte solo poche decine di unità, che sono andate rapidamente esaurite. Questo ha creato una sorta di attesa tra chi vuole aggiungere alla propria borsa non solo un accessorio, ma un “compagno” da guardare e con cui interagire ogni giorno.

Mirumi non ha alcun ruolo pratico nel senso tradizionale della tecnologia di consumo, ma è proprio questa mancanza di una funzione utilitaria a definire il suo fascino: non è stato concepito per risolvere problemi o migliorare efficienza, ma per offrire piccoli momenti di tenerezza e leggerezza nel tran-tran urbano, in un tempo in cui lo spazio affettivo è spesso frammentato e rarefatto. Così, mentre molte innovazioni hi-tech cercano di semplificare la vita o automatizzare compiti, Mirumi ricorda che la tecnologia può anche esprimersi come presenza simbolica, capace di suscitare emozioni e stimolare sorrisi ogni volta che inclina la testa o sembra ‘guardarti negli occhi’.

Di Fantasy