Mozilla sostiene che l’integrazione sempre più profonda degli assistenti basati sull’intelligenza artificiale nei sistemi operativi stia aprendo una nuova fase della competizione tra browser, nella quale il controllo dell’accesso al web non dipende più soltanto dalle impostazioni predefinite del sistema, ma anche dal modo in cui gli assistenti AI gestiscono la navigazione, l’apertura dei collegamenti e l’interazione con i contenuti online. Secondo il nuovo rapporto “Over the Edge 2.0”, questo fenomeno potrebbe ridurre progressivamente la libertà di scelta degli utenti e rafforzare la posizione dei browser integrati nelle piattaforme dominanti.
Il rapporto identifica Microsoft Copilot come uno degli esempi più significativi di questa evoluzione. Quando un utente utilizza Copilot per effettuare ricerche, chiedere informazioni o individuare prodotti e servizi, parte dell’esperienza di navigazione può svolgersi direttamente all’interno di componenti basati su Microsoft Edge, senza rispettare necessariamente il browser impostato come predefinito nel sistema operativo. In questo scenario, la decisione dell’utente di utilizzare Firefox, Chrome, Brave o un altro browser perde rilevanza, perché il punto di accesso al web diventa l’assistente AI anziché il browser scelto.
Mozilla definisce questo fenomeno come una nuova forma di browser lock-in. Nella competizione tradizionale il controllo del mercato passava attraverso il browser preinstallato o impostato come predefinito. Con l’intelligenza artificiale, invece, il punto di ingresso può diventare l’assistente conversazionale integrato nel sistema operativo. Se quest’ultimo utilizza sempre il motore di rendering, i servizi e il browser del produttore della piattaforma, la scelta effettuata dall’utente rischia di essere aggirata durante una parte crescente delle attività quotidiane.
Lo studio è stato commissionato da Mozilla e realizzato dagli specialisti di deceptive design Harry Brignull e Cennydd Bowles. L’analisi ha preso in esame Windows 10 e Windows 11 in quattro mercati differenti: India, Stati Uniti, Regno Unito e Germania. I ricercatori hanno valutato il percorso che gli utenti seguono per scaricare un browser alternativo, impostarlo come predefinito e continuare a utilizzarlo nel tempo, osservando come le funzionalità AI modifichino questo flusso operativo.
Secondo Mozilla, il problema non riguarda soltanto l’apertura dei collegamenti. Gli assistenti AI stanno progressivamente assumendo il ruolo di intermediari tra l’utente e il web. Una persona può chiedere a Copilot di confrontare prodotti, cercare informazioni, riassumere documenti o trovare servizi locali senza aprire direttamente il browser. Se tutte queste operazioni vengono gestite attraverso componenti proprietari della piattaforma, il browser scelto dall’utente rischia di essere escluso da una parte sempre più ampia dell’esperienza online.
Mozilla evidenzia che questa trasformazione modifica anche il concetto stesso di browser. Storicamente il browser rappresentava il punto centrale dell’accesso al web, mentre oggi gli assistenti AI possono intercettare le richieste prima ancora che l’utente decida quale applicazione utilizzare. La competizione non si svolge quindi soltanto tra Edge, Chrome, Firefox o Safari, ma anche tra gli ecosistemi AI che controllano l’inizio della navigazione.
Il rapporto dedica particolare attenzione al mercato indiano, considerato uno dei più importanti a livello mondiale per numero di utenti Internet e diffusione dei dispositivi Windows. In un contesto caratterizzato da milioni di nuovi utenti digitali, l’integrazione dell’assistente AI all’interno del sistema operativo potrebbe consolidare rapidamente le preferenze predefinite della piattaforma, rendendo più difficile per browser concorrenti acquisire quote di mercato.
Mozilla sostiene che il rischio non derivi esclusivamente dall’integrazione tecnica, ma anche da una serie di scelte progettuali che possono indirizzare il comportamento degli utenti. Procedure più semplici per utilizzare i servizi proprietari, percorsi più complessi per modificare le impostazioni predefinite, notifiche, suggerimenti e integrazioni privilegiate possono influenzare la scelta del browser senza impedirla formalmente. L’intelligenza artificiale introduce un ulteriore livello di questo meccanismo, perché l’assistente può diventare il principale punto di contatto con il web.
Per Mozilla, la questione assume anche una dimensione concorrenziale. Se gli utenti interagiscono prevalentemente con un assistente AI integrato nel sistema operativo, il produttore della piattaforma acquisisce un controllo maggiore sulla ricerca delle informazioni, sull’apertura dei siti, sulla raccolta dei dati di navigazione e sull’instradamento verso i propri servizi. Questo potrebbe rafforzare ulteriormente gli effetti di rete già esistenti nel mercato dei browser.
L’organizzazione sottolinea che il tema non riguarda soltanto Microsoft. Con l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei browser, nei motori di ricerca, nei sistemi operativi e negli smartphone, qualsiasi grande piattaforma potrebbe sviluppare meccanismi analoghi. La diffusione di agenti AI sempre più autonomi rende quindi necessario estendere il concetto di interoperabilità anche alle nuove interfacce conversazionali.
Come risposta, Mozilla continua a promuovere un modello basato sul controllo dell’utente. Firefox sta introducendo strumenti che consentono di gestire separatamente le funzionalità AI, permettendo di abilitarle, disabilitarle oppure impedirne completamente l’attivazione anche dopo futuri aggiornamenti del browser. L’obiettivo dichiarato è evitare che nuove funzioni basate sull’intelligenza artificiale vengano abilitate automaticamente senza una scelta esplicita dell’utilizzatore.
Secondo Mozilla, il passaggio dall’era dei browser tradizionali a quella degli assistenti AI richiede un aggiornamento delle politiche sulla concorrenza e sulla libertà di scelta. Se in passato il problema principale consisteva nel browser preinstallato, oggi il nodo centrale diventa il controllo dell’assistente che media l’accesso alle informazioni online. La capacità di scegliere quale browser utilizzare potrebbe non essere più sufficiente se le interazioni iniziano e terminano all’interno di un assistente integrato nel sistema operativo.
