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OpenAI starebbe accelerando in modo significativo la costruzione del proprio ecosistema pubblicitario attorno a ChatGPT, ampliando la piattaforma inizialmente destinata ai grandi brand anche alle piccole e medie imprese e alle attività locali. Secondo indiscrezioni emerse dal settore ad tech, l’azienda starebbe preparando una strategia orientata a trasformare ChatGPT in una piattaforma pubblicitaria conversazionale basata non solo sulla visibilità degli annunci, ma soprattutto sulle conversioni e sulle azioni concrete generate dagli utenti.

Il nuovo modello pubblicitario sarebbe progettato per supportare inserzionisti locali come autolavaggi, lavanderie, negozi di quartiere e piccole attività commerciali, portando OpenAI in diretta competizione con le reti advertising di Meta e Google, oggi dominanti proprio nel segmento delle campagne performance-oriented per PMI.

Dal punto di vista tecnico, la piattaforma starebbe evolvendo rapidamente oltre il semplice modello display. OpenAI starebbe introducendo meccanismi di advertising “conversion-based”, nei quali gli inserzionisti pagano principalmente quando vengono raggiunti risultati misurabili come acquisti, prenotazioni, richieste di contatto o lead generati. Questa impostazione avvicina ChatGPT ai sistemi pubblicitari performance-driven già utilizzati da Facebook Ads e Google Ads.

Per supportare la misurazione delle conversioni, OpenAI starebbe testando un proprio sistema di tracciamento chiamato “OpenAI Ad Pixel”. Gli inserzionisti dovrebbero installare questo pixel sui propri siti per monitorare il comportamento degli utenti dopo l’interazione con gli annunci presenti in ChatGPT. Parallelamente verrebbero offerte API dedicate per integrare direttamente dati di navigazione, conversioni e comportamento post-click all’interno della piattaforma advertising.

Il sistema richiama l’evoluzione recente dell’intero settore ad tech, che negli ultimi anni ha progressivamente abbandonato il semplice tracciamento basato su cookie in favore di infrastrutture server-side, pixel avanzati e sistemi di attribution modeling più resilienti alle restrizioni privacy introdotte da Apple, Google e dalle normative internazionali.

Uno degli aspetti più delicati per OpenAI riguarda però il contesto conversazionale. A differenza dei banner tradizionali, gli annunci inseriti in una conversazione AI devono essere coerenti con il contenuto semantico del dialogo ed evitare situazioni che possano danneggiare il brand advertiser. Per questo motivo l’azienda starebbe sviluppando sistemi capaci di analizzare e spiegare il contesto in cui l’annuncio viene mostrato, introducendo livelli avanzati di brand safety e contextual advertising.

Negli ultimi mesi OpenAI avrebbe anche modificato il modello economico delle campagne pubblicitarie. Inizialmente la piattaforma utilizzava prevalentemente fatturazione basata sulle impressioni, ma avrebbe recentemente introdotto anche il modello CPC, cioè costo per clic, dopo le richieste degli inserzionisti orientati alla performance. Questo passaggio è considerato essenziale per attrarre le piccole imprese, generalmente più interessate a risultati misurabili che alla semplice notorietà del marchio.

Secondo le indiscrezioni, OpenAI starebbe inoltre valutando l’integrazione di cataloghi prodotto e sistemi e-commerce direttamente nelle conversazioni di ChatGPT. L’obiettivo sarebbe mostrare automaticamente prodotti pertinenti al contesto della richiesta dell’utente, sfruttando l’esperienza maturata con il progetto “checkout in chat”. Questo trasformerebbe ChatGPT in un motore commerciale conversazionale capace non solo di suggerire prodotti, ma anche di guidare direttamente l’acquisto.

Parallelamente stanno crescendo le partnership con piattaforme pubblicitarie esterne. Aziende come Criteo e StackAdapt avrebbero già iniziato a offrire ai clienti strumenti per acquistare pubblicità su ChatGPT, integrando funzionalità che OpenAI non possiede ancora completamente, come sistemi avanzati di identity matching e targeting pubblicitario.

Negli Stati Uniti sarebbe già stata introdotta una piattaforma self-service senza soglie minime di investimento, elemento fondamentale per attrarre inserzionisti di piccole dimensioni. Questo rappresenta un cambio di strategia significativo rispetto alla fase iniziale del servizio, lanciato con contratti minimi da circa 200 mila dollari e focalizzato esclusivamente su grandi marchi come Adobe, Ford e Target.

L’espansione pubblicitaria assume un ruolo centrale anche nella strategia finanziaria dell’azienda. OpenAI dispone ormai di centinaia di milioni di utenti attivi settimanali, ma gran parte utilizza servizi gratuiti. Per questo motivo il business advertising viene considerato uno dei principali motori di monetizzazione futura. Secondo proiezioni riportate agli investitori, i ricavi pubblicitari potrebbero raggiungere diversi miliardi di dollari già nei prossimi anni e rappresentare una quota significativa del fatturato totale entro la fine del decennio.

Tuttavia, il settore pubblicitario considera ancora ChatGPT una piattaforma in fase sperimentale. Sebbene i tassi di clic iniziali risultino elevati, resta da capire se OpenAI riuscirà a mantenere prestazioni stabili una volta terminato l’effetto novità e soprattutto se sarà in grado di costruire infrastrutture dati, sistemi di targeting e strumenti di misurazione paragonabili alla maturità raggiunta negli anni da Meta e Google.

Di Fantasy