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OpenAI starebbe entrando in modo deciso nel settore dell’hardware con una linea articolata di dispositivi nativamente progettati per integrare intelligenza artificiale avanzata a livello di sistema. Secondo indiscrezioni riportate da The Information, il primo prodotto destinato al lancio sarebbe uno smart speaker dotato di funzionalità multimodali avanzate, mentre altri fattori di forma in fase di sviluppo includerebbero occhiali intelligenti, una lampada smart, un dispositivo tascabile, un wearable da indossare dietro l’orecchio e un oggetto simile a una penna, per un totale di circa sei prototipi noti finora.

Il dispositivo che dovrebbe inaugurare la nuova categoria hardware sarebbe uno smart speaker con un prezzo stimato tra i 200 e i 300 dollari. A differenza degli assistenti vocali tradizionali, il prodotto integrerebbe una fotocamera capace di riconoscere oggetti e comprendere il contesto ambientale, oltre a sistemi di riconoscimento facciale simili al Face ID sviluppato da Apple. Questa componente biometrica permetterebbe l’identificazione dell’utente e l’autenticazione per operazioni come acquisti o accesso a servizi personalizzati. Dal punto di vista tecnico, ciò implica l’integrazione di moduli di visione artificiale, riconoscimento facciale, elaborazione del linguaggio naturale e inferenza contestuale in un unico dispositivo edge, con requisiti stringenti in termini di latenza, consumo energetico e protezione dei dati.

Secondo alcune fonti, lo smart speaker potrebbe essere lanciato già quest’anno, ma Peter Welinder, vicepresidente del team dispositivi di OpenAI, avrebbe dichiarato in un documento legale che i primi dispositivi non verranno spediti prima di febbraio 2027. Altri prodotti, come gli occhiali intelligenti, non sarebbero pronti per la produzione di massa prima del 2028. Questo suggerisce che l’intero ecosistema hardware sia ancora in una fase di sviluppo avanzata ma non definitiva, con possibili revisioni sia sul piano tecnico sia su quello strategico.

L’approccio di OpenAI sembra differenziarsi dai tradizionali assistenti vocali domestici per l’ambizione di costruire dispositivi capaci non solo di rispondere a comandi, ma di osservare e comprendere il comportamento dell’utente nel tempo. In una presentazione interna, i responsabili del progetto avrebbero spiegato che i dispositivi AI potrebbero monitorare abitudini quotidiane attraverso le telecamere e suggerire azioni ritenute utili al raggiungimento di determinati obiettivi. Un esempio riportato riguarda la capacità del sistema di rilevare che un utente è rimasto sveglio fino a tardi prima di una riunione importante, suggerendo quindi di andare a dormire. Questo implica lo sviluppo di modelli comportamentali personalizzati, capaci di correlare dati ambientali, cronologici e biometrici con pattern decisionali.

Parallelamente, anche altri grandi attori tecnologici stanno accelerando nel settore dei dispositivi AI. Meta starebbe rilanciando il proprio progetto smartwatch oltre agli occhiali intelligenti, con l’intenzione di introdurre nuovi prodotti entro l’anno. Google ha annunciato il lancio imminente di occhiali intelligenti con comando vocale, mentre versioni con display sarebbero previste per l’anno successivo. Apple, dal canto suo, avrebbe sviluppato un framework per robot desktop presentato a gennaio dell’anno scorso e starebbe lavorando su dispositivi dotati di fotocamera come occhiali, ciondoli e versioni evolute degli AirPods. Queste iniziative delineano una competizione crescente per il controllo dell’interfaccia AI indossabile e ambientale.

Un elemento chiave nel progetto hardware di OpenAI è il coinvolgimento di Jony Ive, storico designer di Apple, attraverso l’acquisizione della startup io e la collaborazione con LoveFrom, la società di design fondata da Ive. LoveFrom sarebbe responsabile della direzione estetica e concettuale dei dispositivi, mentre il team interno di OpenAI si occuperebbe di hardware, software e analisi dei comportamenti d’uso dei consumatori. Questa divisione del lavoro avrebbe generato tensioni, poiché la cultura di sviluppo rapido e iterativo tipica di OpenAI si scontrerebbe con l’approccio più riservato e perfezionista di Ive, maturato durante la sua esperienza in Apple.

Il team hardware di OpenAI opererebbe inoltre in una sede separata dalla headquarters principale, vicino agli uffici di LoveFrom. La leadership includerebbe figure di rilievo provenienti da Apple, come Tang Tan per l’hardware, Evans Hankey per il design industriale e Scott Cannon per la supply chain, oltre ad Adam Cue, coinvolto nello sviluppo software. A questi si affiancano specialisti in ricerca di prodotto, AI audio, esperienza utente e ingegneria della privacy, ambito particolarmente critico per dispositivi dotati di telecamere e microfoni sempre attivi.

Dal punto di vista tecnico, la realizzazione di uno smart speaker con capacità di riconoscimento facciale e comprensione ambientale comporta l’integrazione di modelli multimodali direttamente sul dispositivo o tramite architetture ibride edge-cloud. La gestione della privacy rappresenta una sfida centrale, poiché l’elaborazione di dati visivi e biometrici richiede protocolli di cifratura, anonimizzazione e controlli di accesso rigorosi. Inoltre, la progettazione di un sistema capace di suggerire azioni comportamentali implica lo sviluppo di modelli predittivi basati su apprendimento continuo, in grado di adattarsi progressivamente alle abitudini dell’utente.

In prospettiva, la strategia hardware di OpenAI potrebbe segnare un’evoluzione significativa nel modo in cui l’intelligenza artificiale viene integrata nella vita quotidiana. Se i dispositivi riusciranno a combinare visione artificiale, comprensione contestuale e interazione naturale in un formato elegante e discreto, OpenAI potrebbe posizionarsi non solo come fornitore di modelli linguistici, ma come protagonista dell’interfaccia fisica tra uomo e AI. Tuttavia, i tempi di sviluppo indicano che il percorso verso la commercializzazione è ancora lungo e complesso, in un contesto competitivo dove i principali colossi tecnologici stanno investendo massicciamente per definire la prossima generazione di dispositivi intelligenti.

Di Fantasy