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Nel corso dell’ultima stagione degli utili trimestrali, Salesforce si è trovata al centro di una crescente ondata di scetticismo da parte degli investitori sul futuro del software come servizio (Software-as-a-Service, o SaaS) nell’era dell’intelligenza artificiale generativa. Il fenomeno, descritto da alcuni come “SaaSpocalypse”, ha visto i titoli delle principali società SaaS—tra cui Salesforce, Adobe, Workday e altre—soffrire un ribasso significativo, innescato dal timore che gli strumenti di IA avanzata possano sostituire o ridurre drasticamente la domanda di licenze software tradizionali. Questo sentimento ha alimentato un ampio sell-off nel settore tecnologico, riflettendo la paura degli investitori che l’adozione di IA agentica e modelli generativi possa ridurre i requisiti di posti utente (seat-based) che costituiscono la spina dorsale dei modelli di ricavo SaaS tradizionali.

I risultati finanziari del quarto trimestre fiscale 2026 — con un fatturato di circa 11,2 miliardi di dollari, in crescita del 12 % anno su anno, e utili per azione superiori alle attese — da un lato mostrano resilienza nella domanda di software enterprise e capacità di generare performance economica solide, ma dall’altro non sono stati sufficienti per rassicurare pienamente il mercato. Le stime di ricavi per l’intero esercizio fiscale 2027, proiettate tra 45,8 e 46,2 miliardi di dollari, sono risultate leggermente inferiori al consenso degli analisti, accentuando le preoccupazioni circa la sostenibilità della crescita delle entrate in un contesto di limiti sia nella spesa IT globale sia nella volontà delle imprese di abbracciare nuovi modelli di consumo legati all’IA.

Un elemento chiave nelle discussioni sul futuro di Salesforce e dell’intero settore SaaS è la natura dell’integrazione dell’IA all’interno delle offerte commerciali. Salesforce ha fatto significativi progressi nell’integrazione di capacità di intelligenza artificiale nelle sue soluzioni, in particolare con il proprio portafoglio di strumenti AI agentici come Agentforce e Data 360, che hanno contribuito ad aumentare il annual recurring revenue legato all’IA, raddoppiando rispetto ai risultati precedenti e raggiungendo miliardi di dollari in ricavo ricorrente. Questi strumenti permettono ai clienti non solo di automatizzare compiti ripetitivi, ma anche di potenziare i flussi di lavoro interni con agenti dotati di capacità semantiche e operative avanzate, integrando IA generativa e automazione intelligente nei processi di vendita, servizio e gestione dei dati.

Il CEO Marc Benioff ha affrontato direttamente il tema della SaaSpocalypse, respingendo l’idea che l’ascesa dell’intelligenza artificiale possa segnare l’obsolescenza del modello SaaS tradizionale. Durante la conferenza sugli utili, Benioff ha sostenuto che Salesforce abbia già attraversato diverse ondate di trasformazione tecnologica e che l’integrazione di agenti AI all’interno delle piattaforme non rappresenta una minaccia esistenziale, ma piuttosto un’opportunità di rafforzare il valore competitivo del software. In modo quasi metaforico, ha affermato che “se c’è una SaaSpocalypse, potrebbe essere divorata dal SaaS-quatch”, indicando che l’espansione dell’IA all’interno delle applicazioni SaaS può, paradossalmente, aumentare l’utilizzo e l’importanza dei software piuttosto che ridurli.

Questa posizione riflette una visione strategica in cui l’intelligenza artificiale viene vista come una componente amplificatrice delle piattaforme SaaS, piuttosto che come un sostituto puramente competitivo. Salesforce, come molti altri fornitori di software enterprise, sta riorientando la propria offerta verso un modello definito “Agentic Enterprise”, in cui agenti intelligenti e umani collaborano all’interno delle stesse piattaforme, generando dati, insight e automazioni che incrementano l’adozione del software piuttosto che diminuirla. L’idea è che il valore di un sistema SaaS non sia più misurato esclusivamente dal numero di postazioni attive, ma anche dalla sua capacità di potenziare le attività umane tramite l’IA, offrendo automazioni significative nei processi critici delle imprese.

Nonostante queste argomentazioni, la narrativa del mercato rimane tesa. Molti investitori e analisti giudicano il sell-off delle azioni SaaS come una reazione alla percezione che l’intelligenza artificiale possa abbattere i tradizionali moat competitivi, comprimere i margini e favorire nuovi approcci, quali modelli di consumo basati su uso (consumption-based) piuttosto che su posti utente. Questo spostamento di paradigma è percepito come potenzialmente rischioso per i modelli di ricavo consolidati, soprattutto in un contesto economico in cui le imprese sono più caute nella spesa tecnologica.

La situazione di Salesforce rappresenta quindi un punto di osservazione critico nel dibattito più ampio sull’impatto dell’IA sul settore del software enterprise. Mentre i dati economici dell’azienda rimangono solidi e la sua espansione AI continua con significativi investimenti, la sfida principale per gli operatori come Salesforce sarà dimostrare non solo che l’intelligenza artificiale può integrarsi in modo proficuo nei prodotti SaaS, ma anche che questo può tradursi in modelli di monetizzazione sostenibili e in una crescita che vada oltre l’adozione tecnologica per trasformarsi in reale valore di mercato e ritorno finanziario.

Di Fantasy