In un mondo in cui l’intelligenza artificiale si fa sempre più artefice di immagini, testi e rappresentazioni visive, la Suprema Corte di Giustizia del Messico (SCJN) ha emesso una sentenza che segna una svolta morale e giuridica nel panorama globale dei diritti d’autore. La Corte ha stabilito in modo chiaro: nessuna protezione per le opere create esclusivamente da IA, che confluiscono immediatamente nel dominio pubblico.
Businessadvocacy, ha tentato di registrare un avatar generato tramite l’intelligenza artificiale “Leonardo AI” presso l’Instituto Nacional del Derecho de Autor (Indautor). Il suo intento comprendeva non soltanto il riconoscimento dei diritti patrimoniali a suo nome, ma addirittura la titolarità morale attribuita al sistema IA — un concetto destinato a destabilizzare i principi tradizionali sul concetto di autore.
La risposta della Corte è stata inequivocabile: solo una persona fisica può essere riconosciuta come autore, poiché l’atto creativo include elementi quali l’individualità, l’emozione, l’esperienza e l’intelletto umano, elementi che una macchina non possiede.
Un aspetto centrale della sentenza è la qualificazione delle opere generate da IA come estensione della creatività umana, ma senza “creatività e autonomia propria”. Conseguentemente, questi contenuti non possono essere registrati o protetti e appartengono automaticamente al dominio pubblico, libero da vincoli legali.
La Corte ha inoltre chiarito che il semplice pagamento per accedere a strumenti o piattaforme di IA non cambia lo status dell’opera, che rimane comunque gratuita e liberamente utilizzabile da chiunque.
La decisione messicana tiene a precisare che la tutela potrebbe essere riconosciuta in presenza di un contributo creativo umano significativo, ma non fornisce criteri chiari su quanto intervento umano sia necessario per qualificarlo come “opera dell’ingegno”.
Questa posizione della SCJN si inserisce in un contesto giuridico più ampio: nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti, si sono registrate posizioni simili. Ad esempio, l’Ufficio Copyright americano e diverse corti hanno negato protezione a opere create da strumenti come Midjourney o simili, se prive di contributo creativo umano. In Italia, invece, la Corte di Cassazione ha indicato che con sufficiente apporto umano nella creazione (come il prompting), alcune opere generate da IA potrebbero essere considerate protette.