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Negli ultimi anni, il mondo della tecnologia ha assistito a progressi straordinari nell’intelligenza artificiale, ma la recente mossa di OpenAI riflette un ulteriore salto di ambizione: non si tratta più soltanto di migliorare software o algoritmi, ma di ripensare completamente come gli esseri umani potrebbero interagire con le macchine in futuro. Con la partecipazione al round seed di finanziamento di Merge Labs, una startup dedicata allo sviluppo di interfacce cervello-computer (BCI), OpenAI sta puntando su una tecnologia che mira a collegare direttamente il cervello umano ai sistemi informatici, aprendo prospettive radicali per comunicazione, apprendimento e controllo delle tecnologie basate su intelligenza artificiale.

Merge Labs è emersa come un laboratorio di ricerca con una visione audace: quella di creare interfacce neurali ad alta larghezza di banda e non invasive, cioè capaci di interagire con segnali cerebrali senza richiedere impianti chirurgici invasivi nel tessuto cerebrale. La startup, fondata da un gruppo di scienziati e imprenditori tra cui Mikhail Shapiro, Tyson Aflalo, Sumner Norman, e con la partecipazione imprenditoriale di Sam Altman, CEO di OpenAI, ha raccolto circa 252 milioni di dollari nella sua prima fase di finanziamento, raggiungendo una valutazione di oltre 850 milioni. OpenAI ha partecipato in modo significativo a questo round, insieme a grandi nomi come Bain Capital e Gabe Newell.

Quello che distingue Merge Labs da molte altre iniziative nel campo delle BCI è proprio l’approccio tecnologico: mentre alcune aziende, come Neuralink di Elon Musk, si concentrano su chip impiantabili che richiedono interventi chirurgici per collegare direttamente l’hardware al cervello, il laboratorio su cui punta OpenAI esplora strade alternative. L’idea è di utilizzare molecole e ultrasuoni per trasmettere dati ai neuroni e ricevere segnali cerebrali, il tutto senza dover penetrare fisicamente nel tessuto cerebrale. Questa strategia mira a superare alcune delle principali barriere tecniche e di sicurezza che finora hanno limitato l’adozione di interfacce neurali su larga scala, rendendo la tecnologia potenzialmente più sicura e accessibile.

L’investimento di OpenAI non è solo una mossa finanziaria: l’azienda ha spiegato che intende collaborare attivamente con Merge Labs su modelli di base scientifici e sistemi operativi AI che possano aiutare a interpretare segnali neurali «rumorosi» e adattarsi a ogni individuo. In altre parole, l’obiettivo è sviluppare una piattaforma software di intelligenza artificiale capace di comprendere l’intento di una persona attraverso i segnali del cervello, trasformandoli in comandi utili per il dispositivo o il sistema AI con cui si sta interagendo. Questo livello di integrazione richiederebbe tecnologie avanzate di bioingegneria, neuroscienze e progettazione hardware, tutte discipline che Merge Labs intende combinare nella sua ricerca.

La scommessa di OpenAI su Merge Labs rappresenta anche un indicatore delle direzioni in cui alcune delle aziende tecnologiche più influenti stanno guardando: l’intelligenza artificiale non più come uno strumento separato con cui interagire tramite tastiere, schermi o voce, ma come qualcosa che potrebbe essere attuato in modo più diretto, naturale e intuitivo, sfruttando i segnali stessi del sistema nervoso umano. Per ora, però, ci troviamo ancora nelle prime fasi di ricerca, e non esistono prodotti commerciali pronti all’uso. L’obiettivo a lungo termine è ambizioso: prima pensato per applicazioni mediche e di supporto a persone con disabilità, poi potenzialmente esteso a usi quotidiani per migliorare l’esperienza di interazione con tecnologie complesse.

Questa direzione solleva anche interrogativi importanti, non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche etico e sociale. Il fatto che la startup sia cofondata dal CEO di OpenAI ha generato attenzione sul possibile conflitto di interessi e sul ruolo dell’azienda nel definire un nuovo tipo di “interfaccia uomo-macchina”, mentre la competizione con altri progetti di BCI come Neuralink intensifica il dibattito sulla governance di queste tecnologie emergenti. Tuttavia, molte delle potenziali applicazioni delle BCI – come il supporto a persone con paralisi o difficoltà comunicative – offrono anche esempi tangibili di come queste innovazioni potrebbero migliorare vite in modi profondi.

Di Fantasy