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Per anni i modelli linguistici sono stati percepiti come strumenti confinati al mondo digitale: software capaci di scrivere testi, riassumere documenti, rispondere a domande o supportare lo sviluppo di applicazioni. Oggi, però, questa visione sta iniziando a cambiare radicalmente. Un recente esperimento condotto da Anthropic insieme agli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory della NASA dimostra che i modelli linguistici possono essere utilizzati come vera e propria intelligenza artificiale fisica, capace di operare in ambienti estremi come la superficie di Marte.

Nel dicembre dello scorso anno, il modello Claude è stato impiegato per pianificare con successo il percorso del rover Perseverance, permettendogli di completare un tragitto di oltre 400 metri su un terreno roccioso e complesso. A prima vista, una distanza del genere potrebbe sembrare modesta. In realtà, su Marte rappresenta una sfida enorme, perché ogni decisione di movimento deve essere estremamente precisa: un singolo errore può compromettere un’intera missione dal valore di miliardi di dollari. L’esperienza del rover Spirit, rimasto intrappolato in una trappola di sabbia nel 2009 senza mai riuscire a riprendere l’attività, è ancora un monito molto concreto per gli ingegneri spaziali.

Il problema di fondo è legato alla distanza tra la Terra e Marte. A causa del ritardo di comunicazione, che può arrivare fino a circa venti minuti, il controllo diretto in tempo reale da parte degli esseri umani è impossibile. Ogni spostamento deve essere pianificato in anticipo, simulato e verificato con estrema attenzione. Tradizionalmente, questo processo richiede molto tempo e si basa su sistemi rigidi, composti da decine di migliaia di regole predefinite. Se il rover si trova davanti a una situazione che non rientra perfettamente in quelle regole, tende semplicemente a fermarsi, in attesa di nuove istruzioni dalla Terra.

È in questo contesto che entra in gioco Claude. Gli ingegneri del JPL hanno utilizzato una versione specializzata, nota come Claude Code, addestrata su anni di dati operativi dei rover e su informazioni topografiche marziane ad alta risoluzione. Tra queste rientrano immagini orbitali e modelli digitali di elevazione raccolti dalla fotocamera HiRISE a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter, uno dei principali strumenti per lo studio dettagliato della superficie del pianeta rosso.

Il compito affidato a Claude era tutt’altro che banale. Il modello doveva analizzare il terreno, identificare pareti rocciose, strapiombi, zone pericolose, dune di sabbia e ostacoli potenzialmente fatali per il rover, per poi tracciare un percorso sicuro e ottimizzato. Non si trattava solo di suggerire una direzione generale, ma di tradurre questo piano in istruzioni operative reali. Perseverance, infatti, utilizza un linguaggio specifico chiamato Rover Markup Language, basato su XML. Claude Code ha quindi generato direttamente il codice necessario, suddividendo il tragitto in segmenti di circa dieci metri e applicando un processo di auto-revisione per individuare e correggere eventuali errori prima dell’invio.

La differenza rispetto ai sistemi tradizionali è sostanziale. Mentre i programmi classici si basano su regole statiche del tipo “evita rocce più grandi di 20 centimetri”, Claude è in grado di combinare immagini satellitari e dati provenienti dalle telecamere frontali del rover, generando nuovo codice in modo dinamico quando il terreno cambia. In altre parole, non si limita a eseguire istruzioni: interpreta il contesto, propone soluzioni e le rivede in tempo reale, come farebbe un agente intelligente che utilizza strumenti.

Prima di essere caricato sul rover, il percorso pianificato da Claude è stato inserito in un gemello digitale e simulato in un ambiente virtuale che ha analizzato oltre 500.000 variabili. Questo lavoro congiunto tra intelligenza artificiale e ingegneri umani ha prodotto risultati interessanti: l’IA è riuscita a individuare aree di rischio che gli esseri umani avrebbero potuto trascurare, mentre gli esperti hanno corretto alcuni dettagli molto sottili, come piccole increspature della sabbia che il modello non aveva considerato pienamente. Solo dopo questa fase di verifica il codice è stato inviato a Perseverance attraverso le comunicazioni di spazio profondo.

Il risultato finale è stato un successo. L’8 e il 10 dicembre, il rover ha completato due spostamenti consecutivi, per un totale di 456 metri percorsi senza incidenti. Secondo Anthropic, questo esperimento ha dimostrato che l’uso di Claude ha permesso di dimezzare i tempi di pianificazione del percorso rispetto ai metodi tradizionali. In termini pratici, ciò significa che il rover può muoversi più spesso, coprire più terreno e raccogliere un numero maggiore di campioni scientifici, aumentando il valore complessivo della missione.

Ma l’aspetto forse più interessante riguarda il futuro. In questa fase, Claude è stato utilizzato come strumento di supporto, con il codice caricato sul rover dopo un’attenta supervisione umana. L’obiettivo a lungo termine, però, è integrare direttamente l’intelligenza artificiale nei sistemi di bordo. Questo consentirebbe al rover di valutare autonomamente le situazioni e pianificare nuovi percorsi senza dover attendere lunghi cicli di comunicazione con la Terra. La sfida principale rimane quella di sviluppare modelli sufficientemente leggeri ed efficienti da funzionare con le limitate risorse computazionali disponibili a bordo di un veicolo spaziale.

Le implicazioni di questa tecnologia vanno ben oltre Marte. Secondo Anthropic, l’evoluzione di sistemi di questo tipo potrebbe rivoluzionare le missioni verso ambienti ancora più lontani e complessi, come Europa, luna di Giove, o Titano, luna di Saturno. In questi scenari, le sonde potrebbero dover perforare superfici ghiacciate e navigare in oceani oscuri, prendendo decisioni rapide e adattive senza alcun intervento umano diretto.

Di Fantasy