Fauna Robotics è la startup che ha presentato Sprout, una piattaforma umanoide progettata non per le fabbriche, ma per muoversi negli stessi spazi delle persone: case, scuole, uffici e ambienti condivisi. L’idea di fondo è semplice e radicale allo stesso tempo: i robot non dovrebbero essere separati dagli esseri umani, ma stare al loro fianco in modo naturale e sicuro.
Fauna Robotics parte da una critica implicita all’evoluzione storica della robotica. Per ragioni di sicurezza e affidabilità, l’industria ha privilegiato robot grandi, potenti e potenzialmente pericolosi, da isolare fisicamente. Questa scelta ha funzionato per la produzione industriale, ma ha anche limitato l’immaginazione su cosa un robot potrebbe essere nella vita quotidiana. Fauna, al contrario, guarda a un immaginario diverso, quello dei robot “da compagnia” della cultura popolare, figure come C-3PO, Rosie dei Jetson o WALL-E, pensate per convivere con gli esseri umani e interagire con loro in modo diretto e rassicurante.
Sprout nasce da questa filosofia. È un robot umanoide in miniatura, alto circa 90 centimetri, con un design arrotondato e un rivestimento morbido, pensato per ridurre al minimo i rischi anche in caso di collisione accidentale con una persona. Non ci sono spigoli vivi né parti progettate in modo da poter intrappolare mani o dita. Il risultato è un oggetto che appare leggero, silenzioso e fisicamente sicuro, ma anche socialmente accogliente. Le sopracciglia meccaniche e le espressioni facciali contribuiscono a renderlo immediatamente leggibile dal punto di vista emotivo, tanto che, come raccontano in Fauna, chi lo incontra per la prima volta tende istintivamente ad avvicinarsi e salutarlo, invece di fare un passo indietro.
È importante però chiarire che Sprout non nasce come un robot domestico pronto all’uso. Non è pensato per pulire casa o svolgere autonomamente le faccende quotidiane. Il suo ruolo è diverso e forse più strategico: Sprout è una piattaforma umanoide per sviluppatori e ricercatori. Fauna lo ha concepito come una base comune su cui costruire, dotata delle capacità fondamentali di movimento, percezione, navigazione ed espressione. In questo modo, chi lavora con il robot può concentrarsi sugli aspetti più avanzati e interessanti, come la pianificazione delle attività, l’interazione uomo-macchina, le interfacce vocali e il comportamento sociale, senza dover reinventare ogni volta le funzioni di base.
La struttura modulare di Sprout è un altro elemento chiave di questa visione. Le soluzioni sviluppate da un team possono diventare un punto di partenza per altri, creando un effetto cumulativo che accelera l’evoluzione dell’intero ecosistema. L’obiettivo dichiarato è applicare gradualmente la tecnologia umanoide alla realtà, facendo crescere una comunità di sviluppatori che condividano strumenti, risultati e buone pratiche. In questo senso, Sprout non è solo un prodotto, ma un tentativo di costruire un’infrastruttura culturale e tecnica attorno alla robotica umanoide.
Il prezzo riflette chiaramente questo posizionamento. Con un costo intorno ai 50.000 dollari, Sprout è fuori dalla portata del consumatore medio, ma risulta comunque molto più accessibile rispetto allo sviluppo di un robot umanoide da zero. Non a caso, tra i primi clienti figurano realtà di primo piano come Disney e Boston Dynamics, aziende che hanno sia l’interesse sia le competenze per sperimentare nuove forme di robotica e interazione.
Fauna Robotics sottolinea anche un aspetto spesso trascurato: Sprout è stato progettato e prodotto interamente negli Stati Uniti, con un’attenzione particolare alla robustezza. Deve essere abbastanza resistente da sopportare test intensivi in ambienti reali, senza perdere quella delicatezza fisica e sociale che ne costituisce il tratto distintivo. Accessibilità, affidabilità e sicurezza sono considerate condizioni indispensabili per guadagnare la fiducia degli sviluppatori e, in prospettiva, delle persone che un giorno vivranno accanto a robot di questo tipo.
Secondo Fauna, il futuro in cui i robot saranno comuni quanto i laptop o gli smartphone non è affatto scontato. Non arriverà automaticamente per effetto del progresso tecnologico, ma dovrà essere costruito passo dopo passo. Serviranno strumenti adeguati, standard condivisi, attenzione alla sicurezza e, soprattutto, fiducia. Sprout viene presentato proprio come un punto di partenza: una base concreta su cui immaginare e sperimentare un mondo in cui i robot non sono macchine lontane e intimidatorie, ma presenze familiari, progettate fin dall’inizio per stare accanto alle persone.