Nel più grande mercato mondiale dei veicoli elettrici, la partita della guida autonoma si gioca ormai tanto sul terreno tecnologico quanto su quello politico e normativo. In questo contesto, Tesla ha deciso di rilanciare la propria strategia in Cina annunciando l’apertura di un data center dedicato all’addestramento dell’intelligenza artificiale per la guida autonoma. La mossa segna un passaggio chiave nel tentativo dell’azienda di sbloccare la commercializzazione del suo software di navigazione Full Self-Driving nel Paese e di superare una serie di ostacoli che, negli ultimi anni, ne hanno rallentato l’espansione.
L’iniziativa arriva dopo un momento particolarmente delicato, ma anche potenzialmente favorevole. Nell’aprile del 2024 Tesla è diventata la prima azienda a capitale straniero a superare l’ispezione cinese sulla sicurezza dei dati nel settore automobilistico, un passaggio che ha portato alla rimozione di alcune restrizioni operative, come quelle sull’accesso a spazi pubblici da parte dei veicoli. L’apertura del nuovo centro di addestramento basato sull’intelligenza artificiale rappresenta quindi una prosecuzione naturale di questo percorso, con l’obiettivo dichiarato di dimostrare che lo sviluppo software di Tesla può avvenire nel pieno rispetto delle rigide leggi cinesi sulla gestione e sulla sovranità dei dati.
A confermare l’importanza strategica dell’operazione è stato Tao Lin, vicepresidente di Tesla, che in un’intervista ai media cinesi ha sottolineato come l’azienda disponga ora di una potenza di calcolo sufficiente a sostenere lo sviluppo delle funzioni di guida autonoma direttamente sul territorio cinese. Pur senza fornire dettagli sull’ubicazione del data center o sull’entità dell’investimento, le sue parole hanno rafforzato l’idea che Tesla stia costruendo un’infrastruttura locale autonoma, capace di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale.
Queste dichiarazioni si inseriscono in una narrazione più ampia portata avanti anche dal CEO Elon Musk, che al Forum di Davos aveva parlato di un’approvazione normativa imminente per l’FSD in Europa e in Cina. Proprio la Cina, tuttavia, resta il nodo più complesso. Nonostante l’ottimismo di Musk, le autorità cinesi hanno mostrato cautela, arrivando persino a smentire pubblicamente alcune delle sue affermazioni attraverso China Daily, segnale evidente di quanto la questione sia intrecciata con dinamiche geopolitiche e negoziati commerciali tra Pechino e Washington.
Dal punto di vista tecnologico, l’apertura di un data center di addestramento in Cina è cruciale per la natura stessa del sistema FSD. La guida autonoma di Tesla si basa su reti neurali che apprendono direttamente dai dati video raccolti durante la guida reale, con l’obiettivo di replicare processi decisionali simili a quelli umani. In passato, Tesla era considerata un punto di riferimento globale in questo campo, e secondo David Zhang, segretario generale dell’International Society for Intelligent Vehicle Engineering, la tecnologia di guida autonoma dell’azienda rimane tuttora tra le più avanzate al mondo.
Tuttavia, la Cina ha imposto limiti molto severi sull’esportazione dei dati raccolti dai veicoli, obbligando Tesla già nel 2021 a costruire un proprio data center a Shanghai per l’archiviazione locale delle informazioni. Quei dati, per lungo tempo, non potevano essere inviati al supercomputer Dojo negli Stati Uniti, sia per vincoli normativi cinesi sia per le restrizioni statunitensi sull’esportazione di chip avanzati per l’intelligenza artificiale. Il nuovo centro di addestramento rappresenta quindi una risposta strutturale a questo doppio blocco, consentendo a Tesla di sviluppare e affinare i suoi modelli direttamente in loco.
Un elemento chiave di questa strategia è la collaborazione con Baidu, partner locale fondamentale per la mappatura dei dati necessari alla guida autonoma in Cina. Attraverso questa partnership, Tesla è riuscita a conformarsi alle leggi sulla sicurezza dei dati, dimostrando che un’azienda straniera può operare all’interno dell’ecosistema normativo cinese senza rinunciare del tutto alle proprie ambizioni tecnologiche.
Sul fronte del mercato, la posta in gioco è elevatissima. Con l’intensificarsi della concorrenza tra Tesla e i produttori cinesi di veicoli elettrici, molti osservatori ritengono che i principali beneficiari saranno i consumatori. Secondo Yin Lan, investitore informale di Shanghai, la prospettiva di migliaia di veicoli di Livello 3 sulle strade cinesi entro il 2026 potrebbe innescare una vera corsa all’efficienza e al contenimento dei costi, accelerando l’evoluzione della guida autonoma come servizio accessibile e diffuso.
Eppure, la sfida per Tesla non è soltanto normativa. Mentre l’azienda lavorava alla costruzione del suo data center, concorrenti locali come Huawei e Xpeng hanno già portato sul mercato soluzioni di guida autonoma progettate specificamente per le condizioni stradali e urbane cinesi. Questi sistemi, spesso più integrati con le infrastrutture locali e con una profonda conoscenza del contesto normativo, rappresentano un banco di prova impegnativo per l’FSD di Tesla.
