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Negli ultimi mesi, OpenClaw – un agente di intelligenza artificiale open-source autonomo originariamente noto come Clawdbot e sviluppato per eseguire compiti automatizzati su computer e interfacciarsi attraverso applicazioni di messaggistica – ha visto una diffusione rapida tra utenti individuali e anche all’interno di grandi imprese desiderose di automatizzare attività complesse. Tuttavia, questa adozione ha messo in luce un problema di sicurezza concreto: la natura intrinsecamente potente dell’agente e la mancanza di controlli di governance espongono dati sensibili e infrastrutture critiche a rischi severi, problema che molti team IT e di sicurezza aziendale stanno già sperimentando nelle loro reti.

Il principale rischio tecnico alla base della crisi è legato all’architettura originaria di OpenClaw, in cui l’agente esercita un accesso di tipo “master key” alla macchina host, con privilegi di shell a livello root senza sandboxing né isolamento adeguato rispetto ai dati o alle credenziali dell’utente. In questo modello, un agente compromesso può eseguire comandi con pieno accesso al sistema operativo, inclusi comandi potenzialmente distruttivi o esfiltrativi, con possibilità di violare dati critici come chiavi SSH, token API o messaggi interni. Questo stato di vulnerabilità è amplificato dalle tecniche note come prompt injection, in cui istruzioni malevole nascoste in testi o email “di normale lettura” possono di fatto ribaltare il comportamento dell’agente e forzarne l’esecuzione di operazioni pericolose.

Per rispondere a queste preoccupazioni, Runlayer, una società con sede a New York specializzata in sicurezza per sistemi agentici basati su protocolli come MCP (Model Context Protocol), ha lanciato una soluzione denominata “OpenClaw for Enterprise”. Questo pacchetto non rappresenta semplicemente una versione dell’agente, quanto piuttosto una piattaforma di governance e sicurezza progettata per integrare gli agenti OpenClaw nei flussi di lavoro aziendali in modo controllato e conforme alle policy interne. In sostanza, Runlayer offre un livello di controllo sopra gli agenti che consente di trasformare quello che per molte aziende è stato finora un rischio incontrollato in un componente affidabile dell’infrastruttura digitale.

La filosofia tecnica alla base di questa offerta parte dal riconoscimento che le imprese non possono più semplicemente bloccare strumenti utilizzati spontaneamente dai dipendenti (“shadow AI”), né ignorare l’enorme potenziale di automazione e produttività che agenti come OpenClaw offrono. Il confronto con il fenomeno “Bring Your Own Device” nella transizione verso gli smartphone illustra bene il punto: tentare di vietare l’uso di agenti potenti non ha fermato la loro adozione non ufficiale, ma ha piuttosto spinto tali tecnologie in zone grigie non governate dove rappresentano un pericolo. La risposta di Runlayer è quindi quella di fornire un livello di governance simile a quello sviluppato per il cloud o per le applicazioni SaaS, permettendo agli agenti di operare ma sotto rigorosi controlli.

La componente chiave di questa nuova piattaforma è una tecnologia chiamata ToolGuard, che funge da motore di monitoraggio in tempo reale per le chiamate agli strumenti eseguite dagli agenti. ToolGuard analizza ogni operazione e blocca pattern di esecuzione sospetti con una latenza inferiore ai 100 ms, permettendo all’infrastruttura di identificare e fermare attività come esecuzioni di script dannosi o comandi di sistema hazardosi prima che possano causare danni. Secondo i benchmark interni condivisi da Runlayer, l’introduzione di questo livello di controllo incrementa significativamente la resistenza agli attacchi da prompt injection, riducendo la capacità di esfiltrare credenziali e dati sensibili da sistemi aziendali. Oltre a ToolGuard, la suite include anche OpenClaw Watch, uno strumento di discovery progettato per individuare configurazioni non autorizzate di agenti e MCP server all’interno della rete aziendale, facilitando un inventario completo e l’applicazione di policy di sicurezza su larga scala.

Un elemento centrale per le organizzazioni regolamentate è la conformità a standard di sicurezza riconosciuti; Runlayer ha progettato la sua soluzione per essere compatibile con certificazioni come SOC 2 e HIPAA, rendendola adatta anche per settori con requisiti di regolamentazione stringenti. Questo approccio differenzia la proposta di Runlayer rispetto agli strumenti open source non governati, le cui implementazioni tipiche non garantiscono visibilità né tracciabilità delle operazioni, una lacuna che nelle grandi imprese può tradursi rapidamente in rischi legali e operativi. La piattaforma si integra inoltre con sistemi di identità aziendale già esistenti (come Okta o Microsoft Entra), permettendo di legare i privilegi degli agenti a quelli dell’utente umano sottostante secondo policy granulari.

La strategia di Runlayer sul mercato riflette una visione più ampia dell’adozione dell’intelligenza artificiale agentica: non si tratta di fermare l’innovazione, ma di metterla in condizione di essere adottata in sicurezza e in modo scalabile all’interno di ecosistemi complessi. Invece di basare la monetizzazione su costi per singolo utente, Runlayer propone una struttura di tariffazione basata sulla piattaforma stessa, incentivando le imprese ad adottare la soluzione su vasta scala senza la frizione dei costi incrementali legati alla crescita dell’utilizzo interno. La possibilità di deployment in cloud pubblico, tenant privato o on-premise consente inoltre di adattare la soluzione alle architetture IT esistenti.

Di Fantasy