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Uno spot satirico di 40 secondi realizzato dalla startup belga AiCandy ha recentemente catalizzato l’attenzione internazionale, superando i quattro milioni di visualizzazioni su Instagram e venendo ampiamente ricondiviso su X. Il video immagina un 2036 distopico in cui Elon Musk, Sam Altman e Jeff Bezos appaiono come versioni più anziane e sovrappeso di se stessi, co-fondatori di una società fittizia chiamata “Energym”. Il concept narrativo è volutamente paradossale: utilizzare “energia umana” per alimentare le macchine basate su intelligenza artificiale che, nel frattempo, hanno sottratto lavoro alla maggior parte della popolazione.

La costruzione simbolica dello spot si fonda su una tensione reale che attraversa il dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale: da un lato l’automazione crescente di attività cognitive e produttive, dall’altro l’esplosione della domanda energetica associata ai data center che ospitano modelli di grandi dimensioni. La premessa narrativa del video è radicale: l’80% degli esseri umani ha perso il lavoro a causa della diffusione dell’IA e dispone ormai soltanto di tempo libero. In questo scenario, gli stessi esseri umani diventano fonte energetica, impegnandosi in attività fisiche che generano elettricità per alimentare le infrastrutture computazionali che hanno reso superfluo il loro impiego.

Dal punto di vista tecnico, la satira colpisce un tema concreto. L’addestramento e l’inferenza di modelli linguistici e multimodali su larga scala richiedono enormi quantità di energia elettrica. I cluster GPU ad alte prestazioni operano con consumi che possono raggiungere diversi megawatt per singolo data center, mentre la proliferazione di servizi AI consumer e enterprise amplifica ulteriormente la domanda. Il video di AiCandy esaspera questa dinamica trasformandola in una metafora visiva: l’energia fisica degli individui alimenta le macchine che li hanno sostituiti.

La startup AiCandy, fondata nel 2025 dai professionisti della pubblicità Hans Bausch e Jan de Ruhr, entrambi con vent’anni di esperienza nel settore creativo, ha dichiarato che l’idea nasce da una critica ricorrente ricevuta dai clienti: l’intelligenza artificiale consuma troppa energia e contribuisce all’inquinamento ambientale. Il concetto di “energia pulita generata direttamente dagli esseri umani” è stato inizialmente concepito come provocazione creativa, poi rielaborato introducendo le versioni invecchiate dei grandi imprenditori tecnologici. Il risultato è una narrazione compressa in 40 secondi che intreccia cultura del fitness, precarietà giovanile e dibattito sull’IA.

Sotto il profilo comunicativo, lo spot utilizza una tecnica ben consolidata nella pubblicità contemporanea: la combinazione di deepfake o rappresentazioni sintetiche di figure pubbliche con una cornice narrativa satirica. L’effetto è amplificato dalla riconoscibilità immediata dei protagonisti e dalla loro associazione diretta con le grandi piattaforme tecnologiche e con lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale su scala globale. La scelta di ambientare la storia nel 2036 crea una distanza temporale sufficiente per rendere credibile la distopia, senza collocarla in un futuro irrealisticamente remoto.

La viralità del contenuto evidenzia anche un cambiamento strutturale nella produzione mediatica. Startup di dimensioni ridotte, grazie a strumenti di generazione video assistiti da IA, possono realizzare prodotti con qualità cinematografica e diffusione globale senza infrastrutture tradizionali. Dopo la diffusione virale, AiCandy ha ricevuto numerose proposte di collaborazione, tra cui quella della società di produzione video basata su IA Dor Brothers. Questo episodio dimostra come la stessa tecnologia oggetto di critica nel video sia al contempo il mezzo che ne ha reso possibile la realizzazione e la diffusione.

La reazione politica non è mancata. Il senatore statunitense Chris Murphy ha commentato pubblicamente che non è certo che il video rimanga solo una parodia. Tale osservazione riflette una preoccupazione crescente circa l’impatto occupazionale e sistemico dell’automazione avanzata. Sebbene le proiezioni che ipotizzano una perdita dell’80% dei posti di lavoro siano estreme e non supportate da consenso accademico consolidato, la trasformazione del mercato del lavoro dovuta all’adozione di strumenti AI è oggetto di analisi approfondita da parte di economisti e policy maker.

L’aspetto energetico è altrettanto centrale. La crescente integrazione dell’IA nei servizi cloud, nei sistemi di raccomandazione, nei modelli linguistici e nelle applicazioni industriali comporta un’espansione dei data center e una pressione sulle reti elettriche. Le aziende tecnologiche stanno investendo in fonti rinnovabili, raffreddamento a liquido e ottimizzazione dell’efficienza dei modelli per ridurre il consumo per token generato. Tuttavia, la percezione pubblica rimane sensibile al tema dell’impatto ambientale, e la satira di AiCandy si inserisce in questo spazio di tensione.

Dal punto di vista narrativo, “Energym” funziona perché rende tangibile una contraddizione percepita: macchine intelligenti alimentate da infrastrutture energivore e una popolazione umana potenzialmente marginalizzata. La scelta di rappresentare i protagonisti come più anziani e fisicamente appesantiti è un espediente simbolico che suggerisce accumulo di potere e ricchezza, in contrasto con una massa di individui costretti a pedalare per produrre energia.

Il successo dello spot non va letto soltanto come un fenomeno virale, ma come indicatore di una sensibilità collettiva verso le implicazioni sistemiche dell’intelligenza artificiale. La satira non fornisce soluzioni tecniche né analisi economiche dettagliate, ma riesce a condensare in pochi secondi un dibattito complesso che coinvolge sostenibilità energetica, redistribuzione del lavoro, governance tecnologica e responsabilità delle grandi piattaforme.

Di Fantasy