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L’integrazione tra droni, sensori di telerilevamento e intelligenza artificiale sta trasformando profondamente le metodologie di ricerca archeologica, consentendo di individuare strutture e paesaggi storici non visibili a occhio nudo. Un esempio significativo di questa evoluzione è rappresentato dal progetto internazionale LidArc Initiative, coordinato dall’Università di Siena, che utilizza rilievi aerei ad altissima risoluzione e algoritmi avanzati per identificare contesti archeologici nascosti dalla vegetazione. L’obiettivo è passare da una conoscenza frammentaria del territorio a una ricostruzione continua dei paesaggi storici, grazie all’elaborazione automatizzata di grandi quantità di dati ambientali.

Il progetto combina rilievi effettuati da aeromobili e da droni con tecnologie di analisi basate su intelligenza artificiale, affiancate da verifiche sul campo tramite metodologie geofisiche, carotaggi e analisi a fluorescenza a raggi X. Questo approccio multidisciplinare consente di correlare i dati digitali con evidenze materiali, migliorando l’accuratezza dell’interpretazione archeologica. L’iniziativa è stata sviluppata dal laboratorio LAP&T dell’Università di Siena insieme allo spin-off neXst e ha ottenuto un finanziamento di circa 10 milioni di euro per sostenere lo sviluppo delle tecnologie e delle campagne di rilevamento.

Uno degli elementi centrali del progetto è l’utilizzo di sensori LiDAR montati su droni. Questa tecnologia di telerilevamento utilizza impulsi laser per misurare la distanza tra il sensore e la superficie terrestre, generando modelli tridimensionali ad alta precisione. Il vantaggio principale è la capacità di penetrare la copertura vegetale, consentendo di individuare tracce archeologiche anche in aree boschive o difficilmente accessibili. Le informazioni raccolte vengono elaborate tramite algoritmi di intelligenza artificiale, che analizzano le anomalie del terreno e identificano pattern compatibili con strutture antropiche.

L’applicazione di questa metodologia ha già prodotto risultati su larga scala. Sono stati mappati circa 5.000 chilometri quadrati nella Toscana meridionale, una delle più estese campagne di rilevamento mai realizzate per scopi archeologici. L’area analizzata comprende territori che vanno dal Monte Amiata all’Argentario e da Castiglione della Pescaia alla Val di Merse. In queste zone la tecnologia ha permesso di individuare resti preistorici, etruschi, romani e villaggi medievali poco documentati, oltre a paesaggi agrari e sistemi produttivi storici non ancora catalogati.

L’intelligenza artificiale svolge un ruolo determinante nella fase di interpretazione dei dati. I rilievi LiDAR producono infatti enormi quantità di informazioni tridimensionali, che richiederebbero tempi molto lunghi per essere analizzate manualmente. Gli algoritmi permettono di riconoscere automaticamente strutture come terrazzamenti, strade antiche, sistemi minerari e insediamenti, accelerando il processo di individuazione e riducendo il margine di errore. Questo approccio consente agli archeologi di concentrare le verifiche sul campo solo nelle aree più promettenti, ottimizzando risorse e tempi di ricerca.

Un aspetto rilevante del progetto è la sua dimensione internazionale. Le attività non si limitano alla Toscana, ma sono previste anche nel Mediterraneo, nell’Africa subsahariana e in America Centrale. L’obiettivo è applicare la stessa metodologia a contesti ambientali differenti, dalla macchia mediterranea alle foreste tropicali, dimostrando la scalabilità del sistema. L’utilizzo combinato di droni e intelligenza artificiale permette infatti di adattare il modello a territori caratterizzati da vegetazione densa, dove le tecniche tradizionali di prospezione risultano meno efficaci.

Questa tecnologia consente di ricostruire non solo singoli siti archeologici, ma interi paesaggi storici. L’analisi delle strutture individuate permette di studiare l’evoluzione dei sistemi economici e produttivi nel tempo, evidenziando trasformazioni del territorio legate alle diverse epoche. La possibilità di ottenere una visione continua e sistemica del paesaggio rappresenta un cambiamento significativo rispetto agli scavi tradizionali, che spesso forniscono informazioni limitate a singoli contesti.

L’integrazione tra droni e intelligenza artificiale introduce inoltre vantaggi operativi rilevanti. I rilievi possono essere effettuati rapidamente su vaste aree, riducendo l’impatto ambientale e i costi delle campagne di ricerca. La digitalizzazione dei dati consente inoltre di creare archivi tridimensionali permanenti, utili sia per la ricerca scientifica sia per la tutela del patrimonio. Questo approccio permette di monitorare nel tempo eventuali modifiche del territorio e di supportare politiche di conservazione più efficaci.

Di Fantasy