Immagine AI

Una nuova scoperta farmacologica guidata dall’intelligenza artificiale è stata sviluppata presso Stanford Medicine, in cui un algoritmo ha portato all’identificazione di un peptide denominato BRP (brevissimo, composto da soli dodici aminoacidi) con proprietà anoressizzanti e un profilo preliminare di sicurezza differente rispetto ai farmaci attualmente utilizzati contro obesità e diabete, come quelli basati sulla semaglutide.

Il contesto tecnico della ricerca è strettamente legato alla fisiologia delle incretine, una famiglia di ormoni peptidici che regolano l’equilibrio glicemico e l’assunzione di cibo. La semaglutide, principio attivo di farmaci come Ozempic, agisce come agonista del recettore del GLP-1, replicando l’azione di un ormone naturale che stimola la secrezione di insulina e induce sazietà, ma lo fa attraverso un’azione distribuita su più organi, inclusi tratto gastrointestinale e pancreas . Questo meccanismo sistemico è responsabile sia dell’efficacia terapeutica sia degli effetti collaterali più comuni, come nausea, vomito e alterazioni gastrointestinali.

La ricerca introduce un paradigma differente, che parte non dalla modifica di molecole note, ma dall’esplorazione sistematica dei pro-ormoni endogeni. I ricercatori hanno sfruttato il fatto che molte proteine precursori, una volta processate da enzimi come la pro-ormone convertasi 1/3, possono generare una vasta gamma di peptidi biologicamente attivi. Il numero di combinazioni possibili è estremamente elevato e rende impraticabile un’analisi sperimentale tradizionale.

In questo contesto è stato sviluppato un sistema di simulazione computazionale denominato Peptide Simulator, che ha analizzato centinaia di pro-ormoni identificando tutte le possibili sequenze peptidiche derivabili. Il risultato iniziale è stato un insieme di 373 pro-ormoni da cui derivavano teoricamente 2.683 peptidi candidati . L’intelligenza artificiale ha poi operato una selezione basata su criteri di attività biologica potenziale, riducendo il numero a circa cento molecole da testare sperimentalmente.

La fase successiva ha riguardato la validazione biologica su colture cellulari, in particolare su neuroni ipotalamici, cioè le cellule situate nella regione del cervello che regola fame e sazietà. È in questo passaggio che emerge la specificità del BRP: il peptide mostra un’attività selettiva sui circuiti neuronali centrali coinvolti nel controllo dell’appetito, senza attivare in modo significativo i sistemi periferici tipicamente coinvolti dai farmaci GLP-1.

Questa selettività rappresenta la principale differenza rispetto alla semaglutide. Mentre quest’ultima esercita un effetto multi-organo, influenzando secrezione insulinica, svuotamento gastrico e metabolismo energetico, il BRP sembra agire quasi esclusivamente come modulatore centrale del comportamento alimentare. Questo implica che la riduzione dell’introito calorico deriva da una modulazione diretta dei segnali di sazietà a livello cerebrale, piuttosto che da una combinazione di effetti endocrini e gastrointestinali.

I dati preclinici riportati indicano che questa modalità d’azione si traduce in una riduzione dell’appetito comparabile a quella osservata con i farmaci esistenti, ma senza alcuni degli effetti collaterali più frequenti, in particolare quelli gastrointestinali e la perdita di massa muscolare . L’assenza di questi effetti viene interpretata come conseguenza diretta della mancata attivazione dei recettori periferici coinvolti nei processi digestivi e metabolici.

Un ulteriore elemento tecnico rilevante riguarda la dimensione molecolare del BRP. Essendo un peptide estremamente corto, presenta caratteristiche strutturali che potrebbero influenzare in modo significativo farmacocinetica e farmacodinamica, inclusa la capacità di attraversare la barriera emato-encefalica, la stabilità nel circolo sanguigno e la durata dell’effetto biologico. Questi aspetti non sono ancora completamente caratterizzati e rappresentano una delle principali incognite nello sviluppo successivo.

Nonostante i risultati promettenti, il livello di evidenza rimane limitato alla fase preclinica. I test condotti su cellule e modelli animali non permettono di prevedere con certezza l’efficacia e la sicurezza nell’uomo. La transizione verso studi clinici comporterà la verifica di numerosi parametri, tra cui biodisponibilità, dosaggio, effetti a lungo termine e possibili interazioni con altri sistemi fisiologici.

L’elemento più significativo della ricerca non è quindi la disponibilità immediata di un’alternativa a Ozempic, ma la dimostrazione di un nuovo metodo di scoperta farmacologica. L’intelligenza artificiale viene utilizzata come strumento di esplorazione sistematica del potenziale biologico latente nel genoma umano, permettendo di identificare molecole con caratteristiche funzionali specifiche e mirate.

Di Fantasy