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Samsung Electronics ha istituito una nuova divisione dedicata alla robotica con l’obiettivo di trasformare i robot umanoidi da progetti sperimentali a sistemi utilizzabili nelle attività produttive. La struttura si chiama RX, abbreviazione di Robotics eXperience, dipenderà direttamente dall’amministratore delegato e avrà il compito di coordinare lo sviluppo delle tecnologie fondamentali, la ricerca, la pianificazione industriale e le strategie commerciali del gruppo nel settore. La decisione assegna alla robotica una posizione più centrale nell’organizzazione di Samsung. Le competenze che in precedenza erano distribuite tra gruppi di ricerca, unità tecnologiche e iniziative separate saranno riunite in una struttura con responsabilità dirette sulla realizzazione dei prodotti e sulla loro introduzione nel mercato. La divisione RX sarà guidata dall’Executive Vice President Lee Dongkun, che prima di entrare in Samsung si era occupato della strategia robotica di Hyundai Motor Group e aveva lavorato anche sulle attività collegate a Boston Dynamics. La nomina porta nella nuova organizzazione un’esperienza specifica nella progettazione industriale e nella gestione di programmi dedicati ai robot mobili e umanoidi.

La creazione della divisione RX segna il passaggio da una fase prevalentemente sperimentale a una fase orientata alla commercializzazione. Samsung lavora da tempo su robot di servizio, sistemi mobili, automazione industriale, manipolazione e intelligenza artificiale applicata al mondo fisico, ma queste attività non erano ancora organizzate come un settore operativo autonomo. La nuova struttura dovrà collegare la ricerca all’ingegnerizzazione dei prodotti, definendo quali tecnologie possano essere utilizzate nelle fabbriche e quali possano successivamente essere adattate agli ambienti domestici o commerciali. L’azienda intende iniziare dagli stabilimenti produttivi, dove i compiti sono più controllabili e possono essere descritti attraverso procedure precise. I robot umanoidi potranno essere impiegati nelle linee dedicate ai semiconduttori, agli smartphone e agli elettrodomestici già dalla seconda metà del 2026, inizialmente attraverso programmi di sperimentazione e raccolta dei dati. Gli stabilimenti di Samsung rappresentano un ambiente particolarmente utile per addestrare e verificare i sistemi robotici. Il gruppo gestisce processi produttivi molto differenti, dalla movimentazione di componenti elettronici delicati all’assemblaggio di dispositivi, dalla gestione dei materiali alle attività di controllo e manutenzione. L’esposizione a questa varietà di operazioni permetterà di raccogliere dati reali sul comportamento dei robot e di individuare i limiti che non emergono nelle prove di laboratorio. Un robot destinato alla produzione deve infatti eseguire lo stesso compito per molte ore, riconoscere variazioni minime negli oggetti, reagire agli imprevisti e operare senza creare rischi per le persone o per i macchinari.

La strategia industriale del gruppo distingue tre principali categorie di sistemi robotici: robot operativi, robot logistici e robot per l’assemblaggio. I robot operativi saranno utilizzati per controllare impianti, attrezzature e linee di produzione. Potranno effettuare ispezioni, verificare lo stato delle apparecchiature, rilevare anomalie e intervenire in aree difficili o potenzialmente pericolose per gli operatori. I robot logistici avranno il compito di trasportare materiali, componenti e prodotti tra le diverse aree dello stabilimento. La loro funzione non si limiterà alla semplice movimentazione, ma richiederà una capacità di coordinamento con i sistemi di magazzino, con le linee produttive e con il personale presente negli ambienti condivisi. I robot destinati all’assemblaggio dovranno invece eseguire operazioni fisiche precise, manipolando componenti di forme e dimensioni differenti. Questa categoria rappresenta una delle applicazioni più complesse, perché richiede mani robotiche sensibili, controllo accurato della forza e capacità di adattare il movimento alle variazioni degli oggetti. Il ricorso alla forma umanoide può risultare utile perché gli stabilimenti esistenti sono stati progettati per i lavoratori. Scale, corridoi, postazioni, carrelli, porte, strumenti e pannelli di controllo sono normalmente dimensionati intorno alle caratteristiche fisiche delle persone. Un robot con due braccia, due gambe e dimensioni compatibili con quelle umane può utilizzare una parte delle infrastrutture disponibili senza richiedere la completa riprogettazione della fabbrica. Questa versatilità deve però essere confrontata con i costi e con la maggiore complessità tecnica degli umanoidi rispetto ai robot industriali fissi o alle piattaforme mobili su ruote.

Samsung sta concentrando parte del lavoro sullo sviluppo delle mani robotiche, considerate uno dei maggiori ostacoli alla commercializzazione degli umanoidi. Camminare e mantenere l’equilibrio sono problemi complessi, ma molti impieghi industriali dipendono soprattutto dalla capacità di afferrare, spostare, inserire e ruotare oggetti senza danneggiarli. Le mani umane combinano forza, sensibilità e precisione attraverso numerose articolazioni. Possono modificare automaticamente la presa in funzione della forma, del peso, della consistenza e della fragilità di un oggetto. Riprodurre queste capacità richiede attuatori compatti, sensori tattili, sistemi di controllo molto rapidi e modelli in grado di interpretare le informazioni provenienti dall’ambiente. Un robot che lavora su una linea elettronica deve distinguere componenti simili, applicare la quantità corretta di pressione e riconoscere immediatamente una presa incompleta. Un piccolo errore ripetuto migliaia di volte può danneggiare i prodotti, interrompere la produzione o generare rischi per la sicurezza. La raccolta di dati nelle fabbriche servirà quindi a migliorare la destrezza e la capacità di adattamento. Le dimostrazioni preparate in condizioni controllate non sono sufficienti per valutare l’affidabilità industriale, che deve essere misurata attraverso lunghi cicli operativi e variazioni reali del processo produttivo.

La strategia di Samsung è strettamente collegata a Rainbow Robotics, azienda sudcoreana specializzata in robot collaborativi, piattaforme mobili e sistemi umanoidi. Samsung ha progressivamente aumentato la propria partecipazione fino a raggiungere il 35%, trasformando Rainbow Robotics in una società controllata. Rainbow Robotics è nata dalle attività del centro di ricerca del KAIST che aveva sviluppato HUBO, uno dei primi robot umanoidi avanzati realizzati in Corea del Sud. L’azienda dispone quindi di competenze nella locomozione bipede, nella progettazione meccanica, negli attuatori e nel controllo del movimento. L’integrazione con Samsung permette di combinare queste conoscenze con capacità industriali molto più ampie. Il gruppo può contribuire con semiconduttori, memoria, sensori di immagine, batterie, display, sistemi di comunicazione, produzione su larga scala e infrastrutture di intelligenza artificiale. Il fondatore di Rainbow Robotics, Oh Jun-ho, era già stato coinvolto nelle iniziative di Samsung attraverso una struttura dedicata alla robotica futura. La nascita della divisione RX dovrebbe riunire in modo più diretto il lavoro interno di Samsung con le attività della controllata, riducendo la separazione tra ricerca, sviluppo dei prototipi e preparazione della produzione. L’obiettivo non consiste semplicemente nell’acquistare una piattaforma robotica, ma nel costruire un ecosistema nel quale hardware, software e componenti possano essere sviluppati congiuntamente.

Il programma si inserisce nella crescita della physical AI, cioè l’applicazione dei modelli di intelligenza artificiale a macchine che devono percepire l’ambiente, prendere decisioni e agire fisicamente. Un modello linguistico può produrre una risposta non perfetta senza provocare necessariamente un danno immediato. Un robot, invece, deve trasformare la decisione in un movimento. Un errore di percezione o di pianificazione può causare la caduta di un oggetto, una collisione o l’interruzione di un processo industriale. Per questo motivo, i robot umanoidi devono combinare differenti livelli di elaborazione. I sistemi di visione identificano oggetti, persone e ostacoli; i modelli multimodali interpretano la situazione e comprendono le istruzioni; i sistemi di pianificazione suddividono l’obiettivo in azioni; i controllori motori convertono le azioni in movimenti delle articolazioni. A questi componenti devono essere aggiunti vincoli deterministici di sicurezza. Il robot non può affidarsi soltanto alle decisioni probabilistiche di un modello generativo, ma deve disporre di limiti fisici e software che impediscano movimenti pericolosi, velocità eccessive o l’accesso ad aree non autorizzate. I progressi nei modelli multimodali, nei sensori e nei sistemi di simulazione stanno rendendo più realistico l’utilizzo commerciale della robotica intelligente. Samsung considera questa evoluzione uno dei fattori che permetteranno di superare la fase delle dimostrazioni e di introdurre i robot in attività produttive effettive.

La divisione RX non concentrerà tutte le attività in Corea del Sud. Samsung prevede di creare centri di ricerca robotica negli Stati Uniti, in Cina e in Giappone, sfruttando le competenze e gli ecosistemi tecnologici presenti nei diversi Paesi. Gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali centri di sviluppo per l’intelligenza artificiale, i semiconduttori e la robotica avanzata. La presenza locale può facilitare la collaborazione con università, startup e aziende specializzate nei modelli multimodali, nella simulazione e negli acceleratori AI. La Cina dispone di una filiera robotica particolarmente estesa, che comprende motori, riduttori, sensori, batterie e componenti meccanici. Il Paese sta inoltre sostenendo numerosi produttori di robot umanoidi e può offrire competenze sulla produzione a costi più contenuti. Il Giappone possiede una lunga esperienza nella robotica industriale, negli attuatori, nei sistemi di precisione e nell’automazione delle fabbriche. Un centro di ricerca locale può permettere a Samsung di accedere a conoscenze maturate in decenni di utilizzo dei robot nei processi produttivi. La struttura internazionale consentirà anche di sviluppare partnership e valutare investimenti o acquisizioni. Samsung aveva già indicato l’intenzione di collaborare con aziende locali e di prendere in considerazione operazioni societarie capaci di rafforzare le tecnologie necessarie.

Samsung considera la produzione industriale il punto di ingresso più realistico per i robot umanoidi. Le fabbriche offrono attività ripetitive, ambienti monitorati e un vantaggio economico più facilmente misurabile rispetto agli impieghi domestici. In uno stabilimento è possibile calcolare il numero di operazioni eseguite, il tempo risparmiato, la riduzione delle interruzioni e il costo totale della macchina. I robot possono inoltre essere utilizzati inizialmente in compiti specifici e successivamente ricevere nuove capacità attraverso aggiornamenti software. L’utilizzo interno offre a Samsung un ulteriore vantaggio: il gruppo può essere contemporaneamente sviluppatore e primo cliente dei propri sistemi. Prima di proporre i robot ad altre aziende, può verificarli nelle proprie linee, misurare l’affidabilità e modificare il prodotto sulla base dei dati raccolti. Questa strategia riduce la dipendenza dalle dimostrazioni pubbliche, che mostrano ciò che un robot riesce a fare una volta, ma non indicano necessariamente se lo stesso compito può essere ripetuto migliaia di volte con un livello di errore accettabile. Una volta dimostrata la sostenibilità economica e create linee produttive dedicate, la struttura RX potrebbe essere trasformata in una divisione commerciale pienamente autonoma. L’attuale organizzazione rappresenta quindi una fase intermedia, pensata per accelerare lo sviluppo senza creare immediatamente un settore aziendale delle stesse dimensioni delle attività consolidate.

Dopo la prima fase industriale, Samsung prevede di estendere le tecnologie robotiche agli ambienti domestici e al commercio. Questi contesti presentano però difficoltà superiori rispetto alle fabbriche. Una casa è un ambiente poco strutturato, nel quale mobili, oggetti, persone e animali possono cambiare posizione continuamente. Un robot domestico deve riconoscere elementi mai osservati prima, muoversi in spazi ristretti e svolgere compiti differenti senza una programmazione specifica per ogni abitazione. Nei negozi e negli spazi commerciali, i robot potrebbero occuparsi della movimentazione dei prodotti, del rifornimento degli scaffali, delle informazioni ai clienti o della pulizia. Anche in questo caso devono operare vicino alle persone e adattarsi a situazioni imprevedibili. Samsung dispone già di una vasta presenza nelle abitazioni attraverso televisori, smartphone, elettrodomestici, sensori e piattaforme per la casa connessa. Un robot domestico potrebbe quindi essere integrato con un ecosistema esistente, ricevendo informazioni dagli altri dispositivi e controllandoli direttamente. L’azienda aveva mostrato in passato diversi concetti robotici per l’assistenza personale e la salute. La nuova strategia sembra tuttavia assegnare la priorità alla costruzione di piattaforme industriali affidabili, rinviando gli utilizzi domestici a una fase successiva.

La divisione RX sarà parte del piano con cui Samsung intende trasformare le proprie strutture produttive globali in fabbriche guidate dall’intelligenza artificiale entro il 2030. Il progetto non riguarda soltanto l’introduzione dei robot. L’azienda vuole utilizzare agenti AI per analizzare i processi, coordinare le attività, prevedere i guasti e modificare la produzione sulla base dei dati raccolti in tempo reale. In questa configurazione, gli agenti software si occupano della pianificazione e del coordinamento, mentre i robot eseguono le azioni nel mondo fisico. I sistemi possono ricevere un obiettivo produttivo, verificare la disponibilità dei materiali, assegnare compiti alle macchine e adattare le operazioni quando si verifica un problema. L’autonomia non sarà necessariamente completa. Nelle prime applicazioni, gli operatori continueranno a supervisionare le attività e a intervenire nelle situazioni non previste. I dati generati durante queste operazioni permetteranno ai modelli di migliorare progressivamente. Entro il 2030, Samsung prevede di introdurre gradualmente robot umanoidi e sistemi specializzati nelle proprie fabbriche globali, aumentando l’autonomia delle linee dalla gestione del magazzino fino alla fase di spedizione.

L’ingresso nella robotica umanoide valorizza numerosi settori nei quali Samsung è già presente. I robot richiedono processori AI, memoria ad alta velocità, sensori di immagine, sistemi di comunicazione, batterie, display e componenti elettronici compatti. Samsung può produrre internamente o attraverso le società del gruppo una parte significativa di questi elementi. La robotica diventa quindi sia un nuovo mercato sia un’applicazione capace di aumentare la domanda per le tecnologie già sviluppate dall’azienda.

La disponibilità di stabilimenti per i semiconduttori può favorire la progettazione di chip specifici per il controllo motorio e l’elaborazione dei modelli di intelligenza artificiale. I sensori di immagine possono essere adattati alla percezione tridimensionale e al riconoscimento degli oggetti. Le tecnologie per le batterie possono contribuire ad aumentare l’autonomia operativa dei robot. Questa integrazione non elimina la necessità di collaborare con fornitori esterni, ma permette a Samsung di controllare una quota rilevante della catena tecnologica e di ottimizzare congiuntamente i componenti. La capacità di produrre su larga scala potrebbe inoltre diventare un vantaggio decisivo. Molte aziende robotiche sono in grado di realizzare prototipi avanzati, ma incontrano difficoltà quando devono costruire migliaia di unità affidabili, mantenendo uniformità, costi contenuti e disponibilità dei ricambi.

Per essere adottato in modo esteso, un robot umanoide deve dimostrare di produrre un valore superiore al costo di acquisto, manutenzione, energia, integrazione e supervisione. La flessibilità costituisce il principale vantaggio teorico. Un robot industriale tradizionale è molto efficiente nello svolgimento di un compito preciso, ma può richiedere interventi complessi quando cambia il prodotto. Un umanoide può essere addestrato per eseguire attività differenti utilizzando la stessa piattaforma. Questa possibilità diventa economicamente rilevante solo quando il passaggio da un compito all’altro può essere effettuato senza lunghe procedure di programmazione e senza una diminuzione eccessiva dell’affidabilità. Samsung dovrà quindi misurare non soltanto le capacità dimostrate dai robot, ma il tempo effettivo di utilizzo, il numero di interventi umani necessari e il costo per attività completata. La produzione interna può consentire di ridurre progressivamente i costi dei componenti, mentre l’impiego nelle fabbriche del gruppo può creare volumi sufficienti per avviare linee produttive dedicate. Il passaggio a una divisione commerciale completa dipenderà dalla capacità di raggiungere questa sostenibilità economica.

La creazione della divisione RX indica che Samsung considera la robotica un possibile motore di crescita di lungo periodo, accanto agli smartphone, agli elettrodomestici e ai semiconduttori. Il settore degli umanoidi è ancora caratterizzato da costi elevati, dimostrazioni limitate e incertezza sulle applicazioni realmente sostenibili. La presenza di grandi gruppi industriali sta però accelerando lo sviluppo dei componenti, dei modelli di controllo e delle infrastrutture produttive. Samsung entra in questa fase con un approccio basato sull’utilizzo interno. La fabbrica diventa il laboratorio nel quale verificare le capacità dei robot, raccogliere dati e individuare i compiti che possono generare un ritorno economico concreto. La divisione RX dovrà trasformare competenze tecnologiche già disponibili in prodotti affidabili e riproducibili. Il successo non dipenderà soltanto dalla capacità di costruire un robot in grado di camminare o manipolare oggetti durante una dimostrazione, ma dalla continuità con cui potrà lavorare nelle linee produttive. Il programma combina ricerca robotica, physical AI, semiconduttori, produzione e automazione industriale. Se i test negli stabilimenti daranno risultati positivi, Samsung potrà estendere la piattaforma ad aziende esterne e successivamente agli ambienti commerciali e domestici. La nuova organizzazione mostra quindi un cambiamento sostanziale: la robotica non viene più considerata soltanto un’attività di ricerca o un’estensione sperimentale degli elettrodomestici intelligenti, ma un settore industriale da sviluppare con una struttura diretta, investimenti internazionali e un percorso definito verso la commercializzazione.

Di Fantasy