Latitude ha lanciato una piattaforma dedicata alla misurazione della visibilità di aziende, brand e contenuti all’interno delle risposte generate dai principali sistemi di intelligenza artificiale. Il servizio monitora ChatGPT, Claude, Gemini, Perplexity e Google AI Overviews interrogandoli con domande realmente utilizzate dagli acquirenti, registra quali aziende vengono menzionate, individua le fonti utilizzate per costruire le risposte e permette di analizzare quali pagine riescono effettivamente a entrare nel set di riferimenti selezionato dagli assistenti AI. Il sistema nasce quindi per osservare dall’esterno il comportamento di modelli che rimangono tecnicamente delle black box, trasformando le risposte prodotte nel tempo in dati misurabili sulla presenza di un brand e sulle fonti che determinano quella presenza.
Il lancio è accompagnato dai risultati raccolti da Latitude nei 90 giorni precedenti. In questo periodo la piattaforma ha sottoposto ai modelli monitorati 12.400 domande uniche formulate in contesti di acquisto e ha identificato 2.180 domini distinti citati nelle risposte. L’attività ha prodotto un archivio datato composto complessivamente da 186.000 snapshot delle risposte, che permette di confrontare nel tempo non soltanto la presenza o l’assenza di una determinata azienda, ma anche l’ordine delle citazioni, il modo in cui il brand viene descritto e le pagine utilizzate dai modelli come supporto informativo.
I dati raccolti mostrano una forte selettività nella scelta delle fonti da parte degli assistenti AI. Una risposta tipica relativa a una domanda commerciale utilizza o cita soltanto da tre a sei pagine, mentre una tradizionale pagina dei risultati di Google presenta normalmente dieci risultati organici, ai quali possono aggiungersi annunci pubblicitari e moduli dedicati allo shopping. Questa differenza riduce sensibilmente il numero di siti che riescono a ottenere visibilità all’interno di una singola risposta generata dall’AI. Latitude ha inoltre rilevato che il primo posto nei risultati organici di Google non coincide necessariamente con una presenza nelle risposte dei modelli: circa una pagina su tre tra quelle posizionate al primo posto per una determinata query non viene utilizzata o citata nella risposta AI generata per la stessa domanda.
Un ulteriore elemento emerso riguarda il comportamento successivo dell’utente. Circa il 60% delle domande monitorate viene risolto direttamente all’interno dell’assistente senza che l’utente visiti una delle fonti utilizzate per produrre la risposta. In questo scenario la visibilità non dipende quindi necessariamente dal clic verso il sito, perché il nome dell’azienda, il prodotto o l’informazione possono essere trasferiti direttamente all’utente attraverso il testo generato dal modello. Latitude distingue per questo motivo tra il semplice posizionamento di una pagina nei motori di ricerca e la sua effettiva capacità di diventare una delle fonti che contribuiscono alla risposta di un assistente AI.
La piattaforma effettua quotidianamente le domande rilevanti per il mercato e per i potenziali clienti di una determinata azienda. Per ogni risposta registra quali soggetti vengono menzionati, la posizione in cui compaiono, il contesto con cui vengono presentati e le fonti consultate o citate. Ripetendo il processo su migliaia di interrogazioni, Latitude costruisce una classifica delle pagine e dei domini che esercitano maggiore influenza sulle risposte relative a una specifica categoria di mercato. In un’analisi condotta dalla società su un mercato B2B, per esempio, le fonti rilevanti erano distribuite su 142 domini differenti e comprendevano siti di recensioni, documentazione dei vendor, testate di settore, forum, Reddit, YouTube e directory specializzate.
Il sistema non si limita alla misurazione ma collega l’analisi delle fonti a strumenti operativi pensati per aumentare la probabilità di essere presenti nelle risposte dei modelli. Latitude include funzionalità di outreach attraverso cui è possibile gestire contatti, sequenze di comunicazione, follow-up e tracciamento delle risposte verso i siti e le fonti individuati come più influenti per una determinata categoria. L’obiettivo è consentire a un’azienda di partire dalla mappa delle fonti utilizzate dagli assistenti e intervenire direttamente sui canali che contribuiscono maggiormente alla costruzione delle risposte.
La piattaforma comprende anche un motore per la produzione di contenuti strutturati in modo da essere facilmente utilizzabili all’interno delle risposte generate dall’AI. Il modello proposto prevede, tra le altre caratteristiche, che la domanda principale venga utilizzata come titolo, che la risposta sia fornita già nella prima frase e che le successive sezioni siano costruite in modo sufficientemente autonomo da conservare significato anche quando vengono estratte dal contesto originale. L’impostazione mira quindi a creare blocchi informativi direttamente interpretabili e citabili dai sistemi generativi, anziché basarsi esclusivamente sulla tradizionale organizzazione di una pagina orientata al posizionamento nei risultati di ricerca.
Agli strumenti per l’analisi delle fonti, l’outreach e la produzione dei contenuti si aggiungono funzionalità per la costruzione automatizzata di backlink, la ricerca di discussioni rilevanti su Reddit e l’analisi tecnica dei siti. Questi componenti vengono utilizzati insieme ai dati raccolti interrogando quotidianamente i modelli, così da collegare la misurazione della visibilità a interventi specifici sulle pagine, sulle citazioni esterne e sui canali che gli assistenti tendono effettivamente a utilizzare. In questo modo Latitude costruisce per ciascun mercato una mappa osservabile della provenienza delle informazioni utilizzate da ChatGPT, Claude, Gemini, Perplexity e Google AI Overviews e permette di verificare nel tempo come cambiano le fonti, le menzioni e il posizionamento dei diversi soggetti nelle risposte generate.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
