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Grok Bot, il sistema di agenti AI per il lavoro sviluppato da SpaceXAI, è passato dalla prima riga di codice a un prodotto interno funzionante in circa quattro settimane ed è stato poi lanciato pubblicamente tre settimane più tardi. A ricostruire il processo di sviluppo è Roman Ugarte, responsabile di prodotto per Grok Bot e in precedenza alla guida della crescita di Cursor. Il progetto è nato all’interno di un piccolo team isolato dal resto dell’organizzazione, che ha lavorato separatamente anche attraverso canali Slack dedicati per poter prendere rapidamente numerose decisioni di prodotto senza estendere ogni scelta a gruppi più grandi. L’obiettivo non era aggiungere semplicemente nuove funzioni agentiche a Cursor, ma costruire da zero un prodotto dedicato al lavoro non strettamente legato alla programmazione.

La scelta di creare un’applicazione autonoma è stata presa dopo aver valutato la possibilità di inserire queste capacità direttamente in Cursor. Il team aveva osservato che gli utenti utilizzavano già gli agenti di coding anche per attività non legate al codice, ma ha preferito evitare di sovraccaricare l’interfaccia esistente con formati e modalità di lavoro differenti. Grok Bot è stato quindi progettato attorno a una propria esperienza d’uso, nella quale l’utente non deve configurare preventivamente workflow complessi: crea un Bot, gli assegna una funzione e gli comunica il lavoro attraverso una conversazione simile a quella che avrebbe con un collega. Il Bot può successivamente mantenere il contesto delle interazioni, apprendere preferenze operative e continuare a svolgere attività senza richiedere la presenza costante dell’utente.

Una delle decisioni architetturali centrali è stata assegnare ai Bot un computer persistente nel cloud anziché farli operare direttamente sulla macchina dell’utente. Ogni Bot può utilizzare browser, filesystem e terminale, accedere alle applicazioni e ai siti autorizzati e continuare a lavorare anche quando il computer locale viene chiuso. Questa impostazione permette di mantenere stato e sessioni tra un’attività e l’altra e consente all’agente di operare anche su servizi che non dispongono di API o integrazioni MCP dedicate. La documentazione di SpaceXAI descrive Grok Bot come un computer-use agent eseguito nel cloud Cursor, mentre i client desktop e mobile vengono utilizzati principalmente per conversazione, revisione del lavoro e approvazioni.

Il sistema è stato concepito fin dall’inizio per consentire l’esecuzione parallela di più agenti. Un utente può creare Bot dedicati a compiti differenti, per esempio gestione della posta, spese, recruiting, assistenza clienti, vendite o risoluzione di bug, lasciandoli lavorare indipendentemente. All’interno di SpaceXAI sono emersi anche schemi nei quali un agente assume una funzione simile a quella di un chief of staff e coordina altri Bot specializzati. Il team non aveva inizialmente trasformato questo comportamento in una funzione esplicita del prodotto, preferendo verificare se lo stesso modello organizzativo sarebbe comparso spontaneamente anche tra gli utenti esterni.

Una parte rilevante dello sviluppo precedente al lancio è avvenuta attraverso onboarding manuali. Il team ha seguito personalmente circa 200-300 utenti iniziali, organizzando sessioni nelle quali osservava direttamente l’utilizzo del prodotto, i punti di confusione e i problemi tecnici. Le difficoltà emerse durante una sessione venivano spesso corrette prima degli onboarding successivi. Il test con utenti esterni ha inoltre evidenziato casi d’uso che non erano comparsi durante il dogfooding interno: tra le persone coinvolte vi era, per esempio, anche il proprietario di una caffetteria, che utilizzava il sistema per processi operativi diversi da quelli tipici di un’azienda tecnologica.

Nelle tre settimane comprese tra il prototipo interno e il lancio pubblico, il team ha inoltre eliminato diverse funzioni invece di aggiungerne continuamente di nuove. In particolare, Grok Bot è stato progressivamente progettato per nascondere all’utente una parte dei meccanismi interni, come sequenze dettagliate delle operazioni, strumenti utilizzati e rappresentazioni del processo di ragionamento. L’interfaccia privilegia invece lo stato del lavoro e il risultato finale: l’utente assegna un compito e interviene soprattutto quando è necessaria una decisione o un’approvazione. Questa impostazione viene descritta dal team attraverso il principio “colleague-pilled”, secondo il quale le scelte di prodotto vengono valutate chiedendosi come verrebbe gestita la stessa situazione da un collega umano.

Il modello del computer separato deriva direttamente da questa filosofia. Secondo il team, un collega non chiederebbe normalmente di utilizzare continuamente il portatile personale di un altro dipendente per portare avanti il proprio lavoro; allo stesso modo, un agente persistente deve disporre di un ambiente autonomo. Questo permette al Bot di mantenere aperte applicazioni e sessioni, riprendere un’attività in momenti successivi e passare da uno strumento all’altro senza dipendere dallo stato del dispositivo dell’utente. Le attività sensibili rimangono comunque soggette a controlli: quando è richiesta autenticazione, l’utente può prendere temporaneamente il controllo dell’ambiente per inserire password, passkey, codici a due fattori o CAPTCHA, mentre determinate azioni possono richiedere approvazione esplicita.

Grok Bot è stato lanciato in beta l’11 agosto 2026. Al debutto era disponibile per alcune categorie di abbonati SuperGrok e Cursor, mentre il 21 agosto l’accesso è stato ampliato a SuperGrok Plus, Cursor Pro+ e a tutti i piani Cursor Teams. Il 3 settembre è stata inoltre introdotta la disponibilità per le aziende, accompagnata da controlli dedicati alla gestione degli accessi, della rete e degli audit. Per gli ambienti enterprise l’architettura prevede isolamento per utente attraverso microVM Firecracker dedicate, accesso esclusivamente agli account e ai plugin autorizzati e meccanismi di approvazione per le operazioni sensibili.

Dal punto di vista operativo, ogni Bot è un agente persistente identificato da un nome e da una funzione e può collaborare con altri agenti passando loro contesto e attività. Gli esempi forniti da SpaceXAI comprendono un Bot commerciale che aggiorna il CRM con le note delle chiamate e prepara i follow-up, un agente operativo che gestisce assegnazioni per i nuovi dipendenti e fatture ricevute via Gmail e un Bot di ingegneria che riproduce un errore nell’interfaccia, apre il relativo ticket e passa successivamente il problema a un agente dedicato al debugging. L’obiettivo del sistema è quindi portare un incarico fino alla sua conclusione nei software nei quali il lavoro deve effettivamente essere registrato, anziché limitarsi a produrre istruzioni o contenuti che l’utente deve trasferire manualmente in altre applicazioni.

Il progetto mantiene anche una distinzione tra attività occasionali e processi ripetibili. Una volta stabilizzato un flusso di lavoro, l’utente può trasformarlo in una skill o in una routine e indicare preferenze persistenti, per esempio il formato con cui devono essere prodotti determinati report. I Bot possono essere gestiti contemporaneamente e mantenere attività di lunga durata, con l’obiettivo di spostare l’interazione dal modello della singola sessione di chat a quello di agenti che continuano a esistere e a mantenere responsabilità tra sessioni differenti. La progettazione dell’interfaccia riflette questa impostazione anche mostrando stati come inattivo, in elaborazione, al lavoro, in attesa, bloccato o completato, così da rendere visibile ciò che ciascun agente sta facendo senza esporre continuamente i dettagli tecnici sottostanti.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy