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La nuova generazione di Siri basata sull’intelligenza artificiale sta incontrando difficoltà nell’estensione del proprio ecosistema a causa della limitata collaborazione di alcuni tra i principali sviluppatori di servizi digitali. Apple ha presentato a giugno una versione più evoluta dell’assistente, progettata per controllare direttamente le applicazioni per conto dell’utente, comprendere informazioni personali presenti sul dispositivo come email e messaggi, interpretare ciò che compare sullo schermo ed eseguire operazioni all’interno delle app. Perché queste capacità possano funzionare, però, gli sviluppatori devono integrare App Intents, il framework con cui vengono esposti al sistema i principali modelli di dati dell’app, definiti come App Entities, e le azioni disponibili attraverso gli App Schemas. Gli sviluppatori devono inoltre associare identificatori agli elementi dell’interfaccia, permettendo ai modelli di Apple di interpretare un comando in linguaggio naturale e trasformarlo in un’azione eseguita a livello applicativo. Senza questa integrazione, Siri non può accedere in modo strutturato alle informazioni contenute nelle app né controllarne pienamente le funzioni.

Google, Meta e Amazon non hanno però adottato finora un’integrazione completa. Google continua a sviluppare il proprio ecosistema intorno a Gemini e non ha aggiornato Gmail per supportare le nuove capacità di Siri, mentre Meta non ha indicato piani per integrare in questo modo servizi come WhatsApp. Amazon offre invece un supporto più limitato: una richiesta a Siri relativa all’acquisto di un prodotto può portare l’utente fino alla schermata di ricerca dell’app di shopping, ma non consente di completare direttamente il pagamento o l’ordine. Dietro queste scelte ci sono anche considerazioni strategiche legate al controllo del rapporto con l’utente e dei dati: un’integrazione profonda consentirebbe infatti a Siri di diventare l’interfaccia principale attraverso cui vengono utilizzati servizi sviluppati da altre aziende, riducendo potenzialmente il ruolo delle rispettive piattaforme AI, come Gemini o Alexa+.

Le stesse perplessità interessano gli sviluppatori più piccoli. Una piena implementazione di App Intents può permettere a Siri di accedere direttamente a molte funzioni di un’app senza richiedere all’utente di interagire con la sua interfaccia tradizionale, ma proprio questa caratteristica potrebbe ridurre le occasioni in cui lo sviluppatore propone funzioni AI proprietarie, abbonamenti o altri servizi a pagamento direttamente all’interno dell’applicazione. A questo si aggiungono questioni di privacy e sicurezza. Meredith Whittaker, presidente di Signal, ha evidenziato il rischio che un assistente AI con accesso esteso alle applicazioni possa, in caso di compromissione o comportamento imprevisto, esporre conversazioni private, mentre l’analista del settore pubblicitario mobile Eric Seufert ha osservato che gli sviluppatori devono valutare fino a che punto un’integrazione di questo tipo possa indebolire nel lungo periodo il rapporto diretto con i propri utenti e incidere sul modello di business.

La conseguenza tecnica è il rischio di un’esperienza molto diversa da un’applicazione all’altra. Se alcune app consentono a Siri di eseguire operazioni complete, mentre altre permettono soltanto azioni parziali o non espongono affatto le proprie funzioni attraverso App Intents, l’utente può avere difficoltà a capire in anticipo quali comandi siano effettivamente disponibili. Carolina Milanesi di Creative Strategies ha indicato proprio questa incoerenza come uno dei problemi principali: un assistente agentico diventa meno utile quando l’utente non può prevedere con sufficiente certezza quali attività sia in grado di completare. Per Apple, quindi, l’efficacia della nuova Siri non dipende soltanto dai modelli AI o dalle capacità implementate nel sistema operativo, ma anche dal numero di applicazioni che scelgono di esporre dati e funzioni attraverso App Intents e dal livello di controllo che i rispettivi sviluppatori sono disposti a delegare all’assistente.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy