In Cina, Qidian Interactive sta sviluppando Yudian, una piattaforma di intelligenza artificiale progettata per comprimere in pochi comandi una parte consistente del processo tradizionale di produzione cinematografica e televisiva. Il sistema, sviluppato a Wuxi sotto la direzione tecnica di Chen Hao, può partire da una richiesta dell’utente e generare in pochi secondi una struttura narrativa basata sulle tendenze dei social media e sui film più popolari, per poi proseguire con la scrittura dei dialoghi, lo sviluppo dei personaggi e delle scene, la creazione dello storyboard, la disposizione di personaggi e oggetti di scena in ambienti tridimensionali e perfino una valutazione dell’impatto del finale. Gli utenti possono intervenire sulla sceneggiatura generata, correggerla o modificarla e lasciare che l’AI continui a sviluppare il progetto sulla base delle nuove indicazioni. Le scene possono essere scomposte fino al livello del singolo secondo e definite attraverso parametri come tipo di obiettivo, movimento della telecamera, illuminazione, posizione dei personaggi e azioni da eseguire. Yudian è stata avviata nell’aprile 2026 e la prima versione è stata completata dopo circa un mese, con l’obiettivo di trasformare competenze professionali maturate in anni di lavoro su strumenti come Nuke, Autodesk Maya e Unreal Engine in istruzioni che possano essere eseguite dalla macchina attraverso comandi semplici, anche vocali.
Questa impostazione ha già cambiato l’organizzazione interna della produzione presso Qidian. Il lavoro che tradizionalmente richiedeva sceneggiatori, registi, direttori della fotografia, tecnici delle luci, attori, specialisti degli effetti visivi e team di post-produzione viene ora distribuito tra tre piccoli gruppi: uno dedicato allo sviluppo dei personaggi e delle ambientazioni, uno alla costruzione delle scene e uno al montaggio. Ogni fase richiede soltanto una o due persone e lo studio è arrivato a produrre tra quattro e cinque cortometraggi al giorno, ciascuno composto da 30-44 episodi. L’obiettivo dichiarato è spingersi ancora oltre e fare in modo che ogni dipendente possa arrivare a produrre autonomamente un’intera serie televisiva. Il vantaggio principale dell’AI è quindi la velocità con cui vengono generate e iterate le componenti della produzione, ma questa accelerazione modifica profondamente anche il ruolo del personale: invece di eseguire manualmente ogni passaggio, i professionisti devono definire le istruzioni, verificare il risultato prodotto dal sistema, correggere gli errori e trasformare la propria esperienza tecnica in procedure sufficientemente chiare da poter essere replicate dalla macchina.
La rapidità non elimina però i problemi di qualità e stabilità, che restano uno dei principali limiti della produzione video basata sull’intelligenza artificiale. Huang, dipendente di una società di produzione AI di Shanghai, trascorre ancora gran parte della giornata a generare e rigenerare le stesse scene perché il sistema può alterare improvvisamente elementi che dovrebbero rimanere coerenti: un divano può trasformarsi in una sedia di legno, oppure un materiale come la pelle può diventare tessuto tra una generazione e l’altra. Per contenere queste variazioni, i team devono fornire immagini di riferimento aggiuntive e ripetere continuamente i test, trasformando il processo in una sequenza di creazione, verifica, scarto e rigenerazione invece che in una pipeline lineare. Ogni comando può inoltre richiedere tra 10 e 20 minuti prima che l’AI produca il risultato, introducendo tempi di attesa che si accumulano quando una scena deve essere rifatta numerose volte. Anche il controllo umano cresce di conseguenza: Chen Hao, che in precedenza riusciva a revisionare circa 20 scene alla settimana, oggi deve controllarne decine o addirittura centinaia al giorno. I personaggi generati dall’intelligenza artificiale possono ancora apparire innaturali e i difetti diventano più evidenti quando la telecamera si concentra sui dettagli o su un singolo fotogramma.
Il cambiamento riguarda anche la parte creativa del lavoro, perché in una produzione tradizionale molte idee emergono dalla collaborazione tra attori, registi, direttori della fotografia e altri membri della troupe: un interprete può improvvisare, un operatore può proporre un movimento di macchina differente e una scena può evolvere durante le riprese. Quando invece una parte molto ampia delle decisioni viene mediata dall’intelligenza artificiale, la responsabilità creativa tende a concentrarsi in una o due persone che progettano le istruzioni e selezionano i risultati. Per Chen Hao questo non significa che l’AI abbia già sostituito i professionisti, ma che il loro ruolo stia cambiando verso quello di formatori, supervisori e traduttori delle competenze tecniche in processi eseguibili dalla macchina. Parallelamente stanno emergendo nuovi profili professionali: Wang Zheng, laureato in pubblicità e design artistico, guida oggi un team specializzato nella produzione di video, nella modellazione dei personaggi e nella scenografia tramite AI. La formazione tradizionale in estetica e pensiero visivo continua a essere utile, ma gli strumenti generativi gli permettono di realizzare idee che in precedenza avrebbero richiesto persone, finanziamenti e strutture produttive molto più ampie. Il suo obiettivo è arrivare a dirigere un lungometraggio interamente sviluppato a partire dalle proprie idee attraverso questi strumenti, mentre Qidian intende a sua volta passare dalla semplice esecuzione di commissioni alla produzione autonoma di film realizzati con l’intelligenza artificiale.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
