Google sta sperimentando un sistema di compensazione diretta per gli editori digitali i cui contenuti contribuiscono alla generazione delle risposte nei servizi di intelligenza artificiale. Il programma pilota coinvolge oltre 100 editori e prende in considerazione non solo le AI Overviews mostrate nei risultati di ricerca, ma anche AI Mode e il chatbot Gemini. Il criterio di pagamento è legato al valore attribuito al contributo dei singoli contenuti nella costruzione della risposta, mentre gli editori possono controllare tramite Google Search Console quanto materiale è stato utilizzato e quale compenso è stato riconosciuto. Il test è in corso da meno di un anno e rappresenta un cambiamento significativo rispetto alla posizione tradizionale di Google, che per anni ha sostenuto che il traffico generato dalla ricerca fosse già una forma sufficiente di valore per i siti web. L’espansione delle risposte AI, che spesso permettono agli utenti di ottenere informazioni senza visitare direttamente le fonti, ha però aumentato le tensioni con gli editori, preoccupati per la riduzione del traffico e dei ricavi pubblicitari.
Gli importi riconosciuti variano notevolmente. Alcuni siti piccoli e medi avrebbero ricevuto meno di 1.000 dollari nell’arco di diversi mesi, una cifra che in certi casi rappresenta meno dello 0,1% dei loro introiti pubblicitari, mentre un editore entrato nel programma da pochi mesi avrebbe già incassato tra 50.000 e 60.000 dollari e un altro partecipante della prima fase supererebbe un milione di dollari l’anno. Proprio questa forte variabilità sta generando reazioni differenti: alcuni editori preferiscono attendere e negoziare tariffe più elevate, mentre altri considerano il programma un’opportunità per capire quali contenuti Google ritenga realmente determinanti nel migliorare una risposta AI. Dalle prime indicazioni emerge che possono ottenere un valore relativamente alto anche contenuti molto specifici e meno diffusi sul web, per esempio in ambiti come animazione e videogiochi, soprattutto quando riguardano temi con un forte interesse da parte degli utenti. Rimane però poco trasparente il meccanismo di valutazione: gli editori non conoscono con precisione quali caratteristiche rendano un contenuto più prezioso, quali utilizzi vengano considerati realmente significativi e perché i pagamenti possano cambiare sensibilmente da un mese all’altro.
Il nuovo schema si inserisce in una serie più ampia di accordi e licenze che Google ha già avviato negli ultimi anni per l’utilizzo dei contenuti. Nel 2024 l’azienda ha stretto un accordo con Reddit per utilizzare i suoi dati nell’addestramento di Gemini, mentre nel gennaio 2025 ha raggiunto un’intesa con Associated Press per fornire notizie in tempo reale all’app Gemini. L’accesso a contenuti aggiornati è particolarmente importante per i sistemi AI perché i dati di addestramento diventano rapidamente obsoleti e le risposte devono essere integrate con informazioni recenti provenienti dal web. Parallelamente aumenta anche la pressione normativa: nel Regno Unito le autorità hanno chiesto che gli editori possano rifiutare l’utilizzo dei propri contenuti nei sistemi AI senza subire penalizzazioni nel ranking della ricerca tradizionale, mentre la Commissione europea ha avviato nel dicembre 2025 un’indagine per verificare se Google utilizzi i contenuti editoriali nei propri servizi AI senza offrire una compensazione adeguata o una reale possibilità di opt-out. Da agosto 2026 Google ha iniziato a consentire agli editori di escludere i propri contenuti da AI Overviews, AI Mode e Google Discover senza compromettere la visibilità nella ricerca tradizionale.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
