Hark, la startup fondata da Brett Adcock, fondatore e CEO della società di robot umanoidi Figure AI, ha lanciato Hark Pro, un assistente AI progettato per svolgere autonomamente attività digitali e anticipare ciò che l’utente potrebbe dover fare anziché aspettare necessariamente un comando esplicito. Hark Pro è disponibile dal 6 ottobre sul web e attraverso applicazioni iOS e Android e rappresenta il primo prodotto software destinato al pubblico dell’azienda, nata con l’obiettivo più ampio di sviluppare una nuova categoria di hardware AI capace nel tempo di sostituire almeno parte delle funzioni oggi concentrate nello smartphone. Tutte le funzioni principali sono utilizzabili gratuitamente, mentre sono disponibili due livelli a pagamento: il piano da 20 dollari al mese raddoppia il normale limite d’uso e quello da 100 dollari offre una quota dieci volte superiore. Hark considera l’app il fondamento software dell’hardware proprietario che inizierà a distribuire nel 2027.
L’elemento centrale del progetto è la proattività. Hark Pro non viene descritto come un chatbot che rimane inattivo fino alla ricezione di una richiesta, ma come un agente che può analizzare informazioni già disponibili, individuare attività incomplete o situazioni che richiedono un intervento e proporre direttamente l’azione necessaria. Può per esempio esaminare la posta elettronica dell’utente e accorgersi che per un viaggio è stato acquistato il biglietto aereo ma non ancora prenotato un hotel, oppure verificare che il saldo della carta mensa di un figlio sia prossimo all’esaurimento e proporne la ricarica. Può acquistare generi alimentari, prenotare un’automobile, pagare una fattura, compilare documenti oppure costruire un foglio di calcolo, cercando di spostare l’interazione dall’attuale modello domanda-risposta a un ambiente nel quale l’AI individua autonomamente parte del lavoro amministrativo e digitale presente nella vita dell’utente.
Uno degli esempi mostrati riguarda l’organizzazione di una serata al cinema. L’agente può individuare i posti disponibili, scegliere o proporre i sedili, analizzare le possibilità di parcheggio nelle vicinanze, trovare uno spazio utilizzabile e infine inviare all’utente il QR code necessario per entrare. Il medesimo principio viene applicato a operazioni come ordini online, prenotazioni, pagamenti e cancellazione di servizi. Hark Pro comprende infatti Action Button che permettono di trasformare un’informazione individuata dall’agente in una vera operazione: invece di limitarsi a informare che una bolletta deve essere pagata o che un abbonamento potrebbe essere cancellato, l’interfaccia può presentare direttamente il comando con cui autorizzare l’azione. L’utente può inoltre creare mini-app personalizzate per raccogliere attività e informazioni che utilizza frequentemente, costruendo una home screen che cerca di funzionare più come un’interfaccia personale per i propri servizi digitali che come una semplice finestra di chat.
Dietro l’interfaccia opera Handoff, il sistema di computer use proprietario sviluppato da Hark. Handoff viene descritto come un computer nel cloud controllato dall’agente: può avviare browser, utilizzare siti web, effettuare login e compiere le stesse operazioni che normalmente richiederebbero click e digitazione da parte dell’utente. Nella configurazione presentata insieme a Hark Pro è in grado di gestire contemporaneamente fino a sei browser e Hark afferma che può effettuare il login per conto dell’utente su milioni di siti differenti. L’idea è evitare che le capacità dell’agente dipendano esclusivamente dalla disponibilità di API dedicate: quando un servizio non espone un’integrazione strutturata, Handoff può utilizzare direttamente l’interfaccia web come farebbe una persona.
Non tutte le interazioni passano comunque attraverso il browser. Hark dispone anche di collegamenti diretti a servizi come Google Workspace e Microsoft 365 e può utilizzare file, database esterni e strumenti raggiungibili attraverso Model Context Protocol. In questo modo il sistema può scegliere tra un’integrazione strutturata e il computer use a seconda del servizio da utilizzare. Handoff mostra inoltre in una piccola finestra l’attività del browser mentre l’agente sta lavorando, in modo che l’utente possa vedere quali pagine vengono aperte e quali operazioni vengono eseguite. La scelta è pensata per aumentare la verificabilità di un sistema che, proprio perché possiede la capacità di effettuare login e agire autonomamente, dispone di un livello di accesso molto superiore a quello di un normale assistente che produce soltanto testo.
La memoria persistente costituisce un altro componente fondamentale. Hark Pro può conservare informazioni sulle preferenze personali e riutilizzarle nelle attività successive: vengono citati esempi semplici come la razza di cane preferita dall’utente oppure il formato normalmente utilizzato per un determinato documento, ma la stessa logica viene applicata alle abitudini necessarie per completare task ricorrenti. L’obiettivo è evitare che l’utente debba specificare nuovamente le medesime preferenze in ogni conversazione. Secondo la documentazione di Hark, le credenziali sensibili vengono cifrate e l’azienda dichiara di non vendere i dati degli utenti né di utilizzarli per advertising. L’accesso all’email viene considerato particolarmente importante proprio perché offre all’agente una rappresentazione immediata di appuntamenti, ricevute, prenotazioni, messaggi e attività che potrebbero richiedere un’azione.
Hark non considera però lo smartphone il punto di arrivo del prodotto. La società sta sviluppando una famiglia di dispositivi AI dedicati che dovrebbe iniziare ad arrivare nel 2027 e sui quali Hark Pro costituirà il livello software. Il responsabile del design Abidur Chowdhury, ex designer Apple coinvolto nell’iPhone Air, ha dichiarato che l’obiettivo è creare prodotti portatili e altri dispositivi utili in casa e sul lavoro. L’azienda ha però escluso esplicitamente almeno una delle direzioni più seguite attualmente dal mercato: non intende concentrare la strategia su occhiali con videocamera o pin indossabili. Chowdhury ha affermato di non credere che smart glasses dotati di camera o dispositivi da appuntare agli abiti rappresentino necessariamente il formato vincente per l’AI personale.
La forma del primo dispositivo non è stata ancora rivelata e Hark lo descrive soltanto come qualcosa che non sarebbe esistito precedentemente nella stessa configurazione. È invece già stata annunciata una collaborazione con AT&T per fornire connettività cellulare ai futuri prodotti, segnale che almeno una parte dell’hardware sarà progettata per funzionare autonomamente sulla rete mobile anziché dipendere costantemente dal tethering di uno smartphone. Il progetto nasce da una critica alla forma attuale dell’interazione con l’AI: secondo Chowdhury, nonostante i progressi dei modelli, gli utenti continuano sostanzialmente a digitare comandi in una casella di testo, riproponendo una logica simile al terminale informatico di decenni fa. Hark vuole quindi associare l’agente a una nuova interfaccia grafica e, successivamente, a dispositivi costruiti fin dall’origine attorno alle capacità dell’intelligenza artificiale.
Il progetto è finanziariamente separato da Figure AI, anche se entrambe le società sono guidate da Adcock. Hark è stata inizialmente finanziata con 100 milioni di dollari del patrimonio personale del fondatore e la società ha successivamente raggiunto una valutazione indicata in circa 6 miliardi di dollari. Altre ricostruzioni del round riportano oltre 700 milioni di dollari raccolti e la partecipazione di investitori tecnologici. La strategia dell’azienda la colloca in un mercato nel quale numerosi grandi operatori stanno cercando di definire il dispositivo che potrebbe seguire lo smartphone: OpenAI sta lavorando a hardware concepito intorno a un agente sempre disponibile, Meta ha già presentato nuovi form factor AI tra cui Charm e Apple continua a sviluppare sia dispositivi smart home basati su Siri sia funzioni AI più profonde per prodotti come gli AirPods. Hark tenta di entrare nella stessa competizione partendo però dal software e dall’agente prima di mostrare l’hardware.
La sequenza scelta dalla società è quindi software prima e dispositivo dopo. Hark Pro consente di testare già nel 2026 quale quantità di lavoro gli utenti siano disposti a delegare a un agente che può leggere email, mantenere memoria, utilizzare browser, accedere a servizi e avviare transazioni; i prodotti del 2027 dovrebbero successivamente portare queste capacità fuori dalla normale combinazione app-smartphone. L’elemento caratterizzante non è quindi semplicemente l’assenza di una tastiera o di un display tradizionale, ma l’idea che il sistema debba anticipare parte delle attività e presentare direttamente azioni o risultati invece di aspettare continuamente un nuovo prompt.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
