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Google ha confermato l’estensione dei propri programmi di uscita volontaria incentivata ai dipendenti di Canada, Francia, Germania, Giappone e Svizzera, nell’ambito di un processo di riorganizzazione delle risorse aziendali avviato nei mesi precedenti. Le nuove offerte sono state introdotte nel giugno 2026, proseguendo iniziative analoghe attivate nel 2025 e successivamente applicate ad alcune divisioni negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Il meccanismo prevede la possibilità per i lavoratori appartenenti alle strutture coinvolte di lasciare volontariamente l’azienda ricevendo un trattamento economico di uscita, senza configurare automaticamente un licenziamento collettivo. Google ha collegato l’estensione del programma all’esigenza di adattare l’organizzazione alle proprie priorità operative, mentre Alphabet continua ad aumentare gli investimenti nelle infrastrutture e nei gruppi di ricerca dedicati all’intelligenza artificiale.

In Svizzera, dove Google impiega circa 5.000 persone e mantiene a Zurigo uno dei principali poli internazionali di ingegneria, il programma ha interessato diverse divisioni, escludendo tuttavia DeepMind. Le comunicazioni ai dipendenti sono iniziate a metà giugno, le risposte alle richieste di adesione sono arrivate entro metà luglio e le prime uscite sono avvenute in agosto. Le condizioni economiche prevedevano un’indennità equivalente a una mensilità per ciascun anno di servizio, fino a un massimo di dodici mensilità. In un gruppo di circa cinquanta dipendenti almeno quattro persone avrebbero aderito al programma, un dato circoscritto a una singola unità organizzativa e non rappresentativo dell’intera operazione. Anche nelle precedenti iniziative Google Cloud e DeepMind erano generalmente rimaste escluse, coerentemente con la scelta di mantenere attività di assunzione selettiva nei settori AI e cloud computing.

La riorganizzazione avviene durante una fase di investimenti particolarmente elevati. Nei risultati del terzo trimestre 2026, presentati il 28 ottobre, Alphabet ha comunicato spese in conto capitale per 51,4 miliardi di dollari, destinate in larga parte alle infrastrutture tecnologiche necessarie per sostenere l’intelligenza artificiale. Circa il 65% degli investimenti infrastrutturali riguarda server e apparati di rete, mentre il restante 35% interessa i data center. Nello stesso trimestre il flusso di cassa operativo è stato pari a 42,3 miliardi di dollari, inferiore di 9,1 miliardi rispetto agli investimenti effettuati. Il cash flow ha risentito anche dell’accumulo di scorte destinate alla vendita di sistemi TPU e di un pagamento da 5,2 miliardi di dollari relativo a una sanzione della Commissione europea del 2018, successivamente confermata al termine dell’iter giudiziario.

Alphabet ha inoltre registrato un incremento del 36% delle spese di ricerca e sviluppo, attribuito soprattutto ai costi del personale specializzato nell’intelligenza artificiale e agli ammortamenti. Google Cloud ha riportato una crescita dei ricavi del 103%, raggiungendo 30,7 miliardi di dollari, e un risultato operativo di 11,1 miliardi, più che triplicato rispetto all’anno precedente. La direttrice finanziaria Anat Ashkenazi ha confermato una previsione di investimenti complessivi per il 2026 compresa tra 195 e 205 miliardi di dollari, con un ulteriore aumento atteso nel 2027. La crescita delle capacità computazionali comporterà anche maggiori ammortamenti e costi di esercizio dei data center, compresi quelli energetici. I programmi di uscita volontaria si inseriscono quindi in una redistribuzione selettiva delle risorse, nella quale il contenimento dei costi di alcune funzioni procede parallelamente all’espansione degli organici e degli investimenti nelle attività ritenute prioritarie.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy