Un gruppo di ricercatori della Santa Clara University ha sviluppato AI Provenance Assistant, uno strumento basato sull’intelligenza artificiale progettato per facilitare la ricerca delle opere d’arte confiscate, sottratte o vendute sotto costrizione durante il regime nazista. Tra il 1933 e il 1945 si stima che circa 650.000 opere appartenenti soprattutto a famiglie e istituzioni ebraiche siano state coinvolte nelle attività di spoliazione nazista; la maggior parte è stata successivamente identificata o recuperata, ma circa 100.000 risultano ancora non restituite ai proprietari originari o ai loro eredi.
Il principale ostacolo alla loro individuazione non è necessariamente la mancanza di documenti, ma la frammentazione delle informazioni sulla provenienza. Dati relativi a proprietari, passaggi di proprietà, sequestri, vendite, trasferimenti e aste sono distribuiti tra migliaia di siti di musei, archivi nazionali, cataloghi d’asta digitalizzati e database indipendenti. Le diverse istituzioni utilizzano inoltre lingue, terminologie, strutture e sistemi di classificazione differenti, rendendo estremamente complesso confrontare manualmente milioni di record e ricostruire il percorso seguito da una singola opera.
AI Provenance Assistant è stato sviluppato proprio per rendere interrogabili queste informazioni attraverso il linguaggio naturale. Il progetto è guidato da Michael Santoro, docente di management, insieme ai professori di Information Systems and Analytics Haibing Lu e Michele Samorani della Leavey School of Business della Santa Clara University. Alla realizzazione tecnica hanno collaborato anche i ricercatori Aryan Puranik e Reemika Subrata Das. Il sistema permette all’utente di formulare una domanda normalmente, senza conoscere la struttura del database o utilizzare specifici linguaggi di interrogazione: l’intelligenza artificiale interpreta la richiesta, la converte nella ricerca necessaria e restituisce i record considerati pertinenti.
La prima base dati utilizzata dal gruppo contiene circa 30.000 opere saccheggiate che passarono attraverso il museo Jeu de Paume di Parigi. Durante l’occupazione tedesca della Francia, l’edificio venne utilizzato dai nazisti come deposito e centro di smistamento per numerose opere confiscate, in particolare dalle collezioni di famiglie ebree. Dal 2010 il relativo database è disponibile ai ricercatori impegnati nelle attività di restituzione, ma presenta le difficoltà tipiche degli archivi storici: errori, varianti dei nomi, terminologia non uniforme e informazioni organizzate secondo criteri non pensati per le moderne ricerche digitali.
Haibing Lu ha quindi sviluppato un sistema capace di rendere questi dati ricercabili attraverso domande formulate in linguaggio comune. L’intelligenza artificiale non effettua soltanto una corrispondenza letterale tra le parole digitate e quelle presenti nel database, ma amplia le interrogazioni prendendo in considerazione termini correlati, differenti grafie dello stesso nome e traduzioni. Questo permette, ad esempio, di cercare una famiglia, un proprietario, una tecnica artistica o una destinazione anche quando i documenti originari utilizzano forme linguistiche o ortografiche differenti. Una volta trovati i record, AI Provenance Assistant produce una risposta leggibile e indica anche perché quelle specifiche opere risultano compatibili con la domanda formulata.
Tra gli esempi utilizzati dai ricercatori figura la richiesta di stabilire quante opere fossero state inviate direttamente ai principali dirigenti nazisti. Interrogando il database del Jeu de Paume, AI Provenance Assistant ha individuato 208 opere registrate come destinate a esponenti della leadership nazista. Di queste, 81 risultano associate direttamente ad Adolf Hitler. Tra i lavori identificati compare anche “Portrait of Lady Hibbert” di Thomas Gainsborough, pittore inglese vissuto tra il 1727 e il 1788.
Il sistema non viene però presentato come uno strumento capace di stabilire automaticamente che un’opera debba essere restituita. La sua funzione è individuare più rapidamente oggetti e documenti che presentano elementi meritevoli di ulteriori verifiche da parte degli specialisti della provenienza. I ricercatori intendono infatti utilizzare l’AI per segnalare opere considerate ad alto rischio, sulle quali storici dell’arte, archivisti, musei, esperti di provenienza e, quando necessario, professionisti legali possano svolgere un’indagine approfondita.
L’origine del progetto è collegata anche a un caso concreto di restituzione. Michael Santoro ha iniziato a interessarsi alla possibilità di applicare l’intelligenza artificiale a questo campo dopo aver conosciuto il lavoro del giudice statunitense Timothy Reif, impegnato nella ricerca delle opere sottratte ai suoi antenati, eredi dell’artista e cabarettista viennese Fritz Grünbaum. Le attività di recupero hanno portato alla restituzione di opere per un valore di milioni di dollari, comprese almeno undici opere di Egon Schiele. Santoro stava parallelamente studiando anche le problematiche relative alla restituzione di beni culturali conservati in musei americani ed europei alle comunità originarie di America centrale, America meridionale e Africa, individuando nella frammentazione dei dati un problema comune nel quale l’AI poteva essere utilizzata come strumento di ricerca.
Il gruppo della Santa Clara University punta ora ad ampliare AI Provenance Assistant collegandolo ad altri archivi oltre a quello del Jeu de Paume. L’obiettivo è costruire per differenti database lo stesso livello di integrazione tra backend, dati storici e interfaccia AI e, successivamente, fare in modo che le informazioni individuate in un archivio possano contribuire a migliorare le ricerche effettuate negli altri. I ricercatori intendono inoltre collaborare direttamente con specialisti della provenance research per comprendere quali tipi di interrogazioni siano maggiormente utili e quali indicatori possano segnalare più efficacemente una provenienza problematica.
La provenienza di un’opera ricostruisce infatti la sequenza dei proprietari e dei passaggi attraverso i quali il bene è arrivato alla sua collocazione attuale. Nel caso delle opere legate alle persecuzioni naziste, l’analisi deve riuscire a distinguere non soltanto i sequestri espliciti, ma anche vendite forzate, cessioni effettuate sotto pressione e trasferimenti avvenuti mentre i proprietari cercavano di fuggire dalle persecuzioni. La difficoltà aumenta quando i nomi sono stati trascritti in modo diverso, le opere hanno cambiato titolo, i documenti sono conservati in paesi differenti oppure il bene è successivamente passato attraverso collezioni private, case d’asta o musei. AI Provenance Assistant è pensato per ridurre il lavoro necessario a collegare proprio queste informazioni disperse.
La ricerca delle circa 100.000 opere ancora non restituite è diventata progressivamente più complessa anche perché molti dei casi più facilmente identificabili sono già stati affrontati. Le opere ancora da rintracciare possono avere un valore economico inferiore, possedere una documentazione incompleta, trovarsi in collezioni private oppure appartenere a famiglie i cui discendenti non sanno nemmeno che un determinato bene facesse parte della collezione dei propri antenati. Altre opere sono conservate all’interno di musei ma presentano ancora lacune nella ricostruzione della proprietà durante il periodo nazista.
Il progetto si trova ancora in fase di sviluppo. Una volta raggiunto un livello operativo sufficientemente scalabile, il gruppo prevede di pubblicare i risultati scientifici e successivamente creare una fondazione capace di sostenere il sistema, coinvolgere professionisti legali e raccogliere risorse per rendere lo strumento disponibile ai ricercatori specializzati nella provenienza. L’obiettivo tecnico rimane quello di collegare archivi oggi separati e permettere all’intelligenza artificiale di individuare tra milioni di informazioni storiche le tracce utili a ricostruire la storia di opere sottratte oltre ottant’anni fa e ancora in attesa di essere ricondotte ai legittimi proprietari o ai loro eredi.
