Il colosso dell’e-commerce Amazon sta sperimentando nuove frontiere tecnologiche che promettono di trasformare radicalmente l’esperienza d’acquisto, ma non senza sollevare un’ondata di polemiche nel settore del commercio al dettaglio. Al centro della controversia ci sono due nuove funzioni basate sull’intelligenza artificiale, denominate Shop Direct e Buy for Me, nate con l’intento di permettere agli utenti di trovare e acquistare prodotti che non sono ufficialmente presenti nel catalogo della piattaforma. In sostanza, l’agente virtuale di Amazon setaccia il web, individua articoli su siti di terze parti e li propone ai propri clienti, agendo come un vero e proprio intermediario automatizzato per finalizzare l’ordine su siti esterni per conto dell’acquirente.
Sebbene l’azienda presenti questa iniziativa come un modo per offrire ai consumatori una scelta illimitata e per aiutare i piccoli marchi a generare nuove vendite, la realtà vissuta da molti commercianti indipendenti è ben diversa. Numerosi proprietari di piccole imprese negli Stati Uniti hanno scoperto con sorpresa che i loro prodotti erano stati elencati su Amazon senza alcun preventivo consenso o accordo commerciale. Questa pratica ha scatenato forti critiche su social media come Instagram e Reddit, dove i venditori lamentano una totale mancanza di controllo sulla propria immagine di marca e sulla gestione dell’inventario.
Uno dei problemi più critici riscontrati riguarda l’accuratezza delle informazioni fornite dall’intelligenza artificiale. Alcuni negozianti hanno segnalato casi in cui l’agente di Amazon ha messo in vendita articoli già esauriti o non più disponibili, creando confusione e frustrazione sia per il venditore che per il cliente finale. Quando un ordine viene inoltrato automaticamente tramite un indirizzo email collegato al servizio di Amazon, i commercianti si ritrovano a dover gestire transazioni che non hanno autorizzato, spesso scoprendo solo a fatto compiuto di essere stati inseriti in questo programma sperimentale. Per molte realtà di nicchia, che scelgono deliberatamente di non vendere su Amazon per preservare l’esclusività del marchio o per evitare commissioni e logiche di mercato di massa, questa mossa viene percepita come un’intrusione forzata nel loro modello di business.
Oltre ai disguidi logistici, le preoccupazioni si estendono all’ambito legale e della proprietà intellettuale. Molti rivenditori che utilizzano piattaforme indipendenti come Shopify o Wix temono violazioni del copyright sulle immagini dei loro prodotti, utilizzate da Amazon per popolare queste schede generate automaticamente. Inoltre, alcuni piccoli imprenditori hanno accordi specifici con i propri fornitori che vietano espressamente la rivendita su Amazon, e il meccanismo automatizzato di Buy for Me rischia di mettere questi commercianti in una posizione di inadempienza contrattuale involontaria.
Dal canto suo, Amazon difende la bontà del progetto sottolineando che il programma è ancora in una fase sperimentale e che non vengono applicate commissioni sugli acquisti effettuati tramite l’agente IA. L’azienda sostiene che le informazioni sui prezzi e sulla disponibilità vengono verificate costantemente in base a quanto pubblicato sui siti sorgente e che esiste una procedura rapida per richiedere la rimozione dal servizio. Tuttavia, per i negozianti coinvolti, il fatto di dover essere loro a richiedere attivamente di uscire da un sistema in cui non hanno mai chiesto di entrare rappresenta una pratica commerciale aggressiva e poco rispettosa dell’autonomia delle piccole imprese. Nonostante le critiche, i numeri mostrano una crescita esponenziale del servizio, con centinaia di migliaia di prodotti ora accessibili tramite queste nuove funzioni intelligenti.
