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Apple A20 Pro, il nuovo system-on-chip destinato al primo smartphone pieghevole iPhone Duo, ha fatto registrare nei primi benchmark prestazioni single-core superiori a quelle di diversi processori desktop di fascia alta. Il chip utilizza il processo produttivo N2 a 2 nanometri di TSMC e introduce modifiche rilevanti sia all’architettura della CPU sia alle frequenze operative, portando il livello prestazionale del SoC mobile molto più vicino a quello delle piattaforme tradizionalmente utilizzate su PC e notebook. I risultati disponibili sono però ancora preliminari e potrebbero non rappresentare in modo definitivo le prestazioni dei dispositivi commerciali.

Nei test Geekbench 7, A20 Pro ha raggiunto 4.006 punti in single-thread e 11.460 punti in multi-thread. Rispetto ad A19 Pro, il miglioramento è pari rispettivamente al 23,3% e al 27,1%, un incremento consistente per un passaggio generazionale di un processore mobile. Il dato single-core è quello che evidenzia maggiormente il salto architetturale, perché colloca il chip Apple davanti non soltanto alle principali piattaforme Android ma anche ad alcune delle CPU più veloci disponibili su desktop.

Nel confronto con i SoC mobili concorrenti, Snapdragon 8 Elite di quinta generazione raggiunge 3.047 punti in single-core, mentre Xiaomi Xring O3 si ferma a 2.996 punti. A20 Pro risulta quindi avanti di circa il 31,5-33,7%. Rispetto a MediaTek Dimensity 9400, il vantaggio indicato dai benchmark è del 76% in single-thread e del 48% in multi-thread, mentre nei confronti di Google Tensor G5 la differenza sale rispettivamente al 99% e al 96%.

I risultati più insoliti emergono però dal confronto con le CPU per PC. Nel test single-thread, A20 Pro supera AMD Ryzen 9 9950X3D a 16 core di circa il 26% e Intel Core i9-14900KS di circa il 32%. Anche all’interno della gamma Apple il nuovo chip mostra valori superiori a quelli registrati dai processori destinati a notebook e sistemi Mac: il vantaggio single-core è indicato nel 7% rispetto a M5, nel 20% rispetto a M4 e nel 43% rispetto a M3.

La situazione cambia nel multi-core, dove i processori desktop mantengono un vantaggio netto grazie a un numero di core decisamente superiore. A20 Pro utilizza infatti una configurazione CPU a sei core, mentre molte piattaforme PC di fascia alta dispongono di dieci, sedici o più core destinati all’elaborazione parallela. Nonostante questo limite strutturale, il punteggio multi-thread ottenuto dal chip Apple si avvicina ai livelli di diverse CPU notebook, un risultato rilevante considerando i vincoli termici ed energetici tipici di uno smartphone.

L’architettura della CPU prevede due core ad alte prestazioni descritti come “super performance core”, capaci di raggiungere una frequenza massima di 4,93 GHz, affiancati da quattro core ad alta efficienza. L’aumento delle frequenze rappresenta uno degli elementi principali del miglioramento rispetto alla generazione precedente, insieme alle modifiche interne dell’architettura. Anche la larghezza di banda della memoria sarebbe aumentata di circa il 50%, contribuendo a ridurre i colli di bottiglia nell’accesso ai dati e a sostenere i nuovi livelli di throughput.

Il passaggio al processo produttivo TSMC N2 a 2 nanometri è uno degli elementi centrali del progetto. Apple aveva adottato il nodo a 3 nanometri a partire da A17 Pro nel 2023, ottenendo in quella generazione un miglioramento single-core nell’ordine del 10%. Il passaggio da A19 Pro, ancora basato su un processo a 3 nanometri, alla nuova piattaforma N2 coincide invece con un incremento molto più ampio, che deriva dalla combinazione tra maggiore densità dei transistor, nuove frequenze operative e revisione della microarchitettura.

L’impiego di core con prestazioni di livello desktop all’interno di un SoC mobile non è limitato al solo iPhone. Apple utilizza da tempo varianti della propria architettura anche su iPad e notebook e il rafforzamento della piattaforma A20 Pro può quindi avere effetti su più categorie di dispositivi. La differenza resta soprattutto nella quantità di core, nella potenza disponibile e nella capacità di dissipazione, ma i primi risultati indicano una convergenza sempre più marcata tra prestazioni single-core dei chip mobili e quelle delle CPU tradizionali per PC.

I benchmark attuali devono comunque essere interpretati con cautela. Si tratta di risultati iniziali registrati prima della diffusione su larga scala dei prodotti definitivi e possono risentire di configurazioni software, frequenze, profili termici e versioni non ancora corrispondenti a quelle della produzione commerciale. Il dato più significativo, al momento, non è quindi il primato assoluto, ma l’entità dell’incremento generazionale mostrato da A20 Pro e il livello raggiunto da un processore mobile a sei core nei carichi single-thread.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy