Garfield AI, studio legale britannico autorizzato dalla Solicitors Regulation Authority e costruito attorno a procedure automatizzate per il recupero dei crediti, ha ottenuto una sentenza favorevole presso il Wandsworth County Court di Londra in una controversia per compensi professionali non pagati. Il caso riguarda Tamires Camal Taquidir, consulente freelance nell’ambito delle risorse umane, che ha recuperato 7.000 sterline da una società del settore hospitality dopo un processo durato circa tre ore.
Il risultato è rilevante perché Garfield AI ha gestito tutta la fase pre-processuale e preparatoria attraverso il proprio sistema software, senza che un avvocato tradizionale seguisse il fascicolo fino al dibattimento. La piattaforma ha raccolto e organizzato i documenti del cliente, predisposto la corrispondenza di sollecito, prodotto gli atti per l’avvio della causa e redatto la documentazione necessaria al processo, comprese le dichiarazioni dei testimoni. In aula, invece, la rappresentanza orale è stata affidata a un barrister umano.
Il caso non è quindi una situazione nella quale un modello linguistico ha agito autonomamente davanti al giudice o ha sostituito la funzione giudiziaria. Garfield AI ha svolto il lavoro normalmente affidato a uno studio nella fase di preparazione della controversia, mentre l’attività di advocacy, cioè la discussione del caso davanti al tribunale, è rimasta in capo a un professionista abilitato. Questa distinzione è centrale anche sul piano regolatorio, perché l’ordinamento inglese mantiene requisiti specifici per la rappresentanza in giudizio e per le attività riservate ai professionisti forensi.
La controversia è partita da fatture non pagate per attività di consulenza HR. Dopo i primi tentativi di recupero, la controparte ha contestato il debito e ha presentato una domanda riconvenzionale da circa 1.500 sterline. Garfield AI ha predisposto il fascicolo processuale completo, organizzando la sequenza documentale e le dichiarazioni necessarie a sostenere la posizione della cliente. Il giudice ha accolto la richiesta principale per 7.000 sterline e ha respinto la domanda riconvenzionale della controparte.
Il costo sostenuto dalla cliente per il servizio Garfield è stato indicato intorno a 400 sterline. L’obiettivo operativo della piattaforma è proprio rendere economicamente sostenibile il recupero di crediti di importo ridotto o medio, per i quali il costo di un percorso legale tradizionale può superare una quota rilevante della somma da recuperare. Garfield propone servizi che partono dalla generazione di lettere di sollecito e arrivano al deposito di richieste giudiziarie per crediti compresi, secondo quanto dichiarato dalla società, tra 30 e 10.000 sterline.
Il sistema utilizza procedure guidate e automazione documentale per trasformare contratti, fatture, comunicazioni e prove fornite dal cliente in una sequenza processuale coerente. La piattaforma deve identificare i dati essenziali del credito, verificare le informazioni necessarie per l’avvio della domanda, generare comunicazioni pre-action, compilare la documentazione richiesta dal tribunale e organizzare i materiali che potranno essere utilizzati in caso di udienza. In una causa per recupero crediti, questo lavoro include la ricostruzione dell’incarico, delle prestazioni svolte, degli importi fatturati, delle scadenze, dei solleciti e delle eventuali contestazioni della controparte.
Garfield AI è stata autorizzata dalla Solicitors Regulation Authority nel 2025 ed è stata presentata come il primo studio legale regolamentato nel Regno Unito costruito con un modello operativo AI-first. La piattaforma dichiara di avere già gestito oltre 600 richieste e di avere aiutato i clienti a recuperare circa 500.000 sterline, soprattutto attraverso accordi transattivi o procedure concluse prima della sentenza. Il caso discusso al Wandsworth County Court rappresenta invece il primo successo ottenuto dopo un vero processo contenzioso.
L’elemento tecnico più importante non riguarda la generazione di testi giuridici in astratto, ma l’integrazione tra raccolta delle prove, strutturazione dei dati, creazione degli atti e workflow procedurali. In questo tipo di utilizzo, l’AI deve operare dentro vincoli precisi: date, importi, identificazione delle parti, allegati, termini processuali, richieste formulate e documenti probatori. Un errore in questi elementi può compromettere l’azione o rendere la documentazione inutilizzabile, per cui l’automazione deve essere collegata a controlli, revisioni e rappresentanza professionale nelle fasi che richiedono attività forense.
La sentenza non dimostra che un’intelligenza artificiale possa svolgere in autonomia tutte le funzioni di un avvocato. Mostra però che, nelle controversie standardizzabili come il recupero di crediti commerciali o professionali, una piattaforma regolamentata può automatizzare una parte ampia del lavoro preparatorio, riducendo il costo iniziale per il cliente e rendendo praticabile il ricorso al tribunale anche per importi che spesso vengono abbandonati perché non convenienti da perseguire.
