I risultati trimestrali delle maggiori aziende tecnologiche indicano che il cloud computing sta diventando il principale strumento per trasformare gli investimenti nell’intelligenza artificiale in ricavi. Amazon, Microsoft e Google acquistano server, acceleratori e infrastrutture per i data center e mettono successivamente questa capacità di calcolo a disposizione di laboratori di intelligenza artificiale e grandi imprese. La domanda sta crescendo più rapidamente della capacità disponibile, perché le aziende cercano di assicurarsi le risorse necessarie per addestrare i modelli, eseguire le applicazioni e integrare l’AI nei propri sistemi.

Il modello economico del cloud richiede investimenti iniziali molto elevati. I fornitori devono acquistare le apparecchiature, costruire o ampliare i data center e predisporre l’energia e le reti necessarie per il loro funzionamento, mentre il recupero dei capitali avviene attraverso il noleggio dell’infrastruttura per più anni. La presenza di contratti pluriennali permette però di distribuire il costo dell’hardware nel tempo e di generare ricavi ricorrenti, con margini operativi che possono risultare particolarmente elevati quando la capacità installata viene utilizzata intensamente.

AWS ha mostrato in modo diretto l’effetto della domanda di infrastrutture AI. Nel secondo trimestre, il servizio cloud di Amazon ha registrato una crescita dei ricavi del 37% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e un margine operativo del 39%. La combinazione tra espansione delle vendite e redditività ha ridotto i timori del mercato sulla possibilità che la spesa destinata a GPU e data center fosse eccessiva rispetto ai ritorni ottenibili, contribuendo anche al forte rialzo del titolo Amazon dopo la pubblicazione dei risultati. L’amministratore delegato Andy Jassy ha spiegato che AWS impiega mediamente meno di tre anni per raggiungere il punto di pareggio sulle apparecchiature acquistate, mentre i contratti stipulati con i principali clienti AI hanno generalmente una durata superiore a cinque anni. Una volta recuperato il costo iniziale dei server, la capacità continua quindi a produrre ricavi per la parte restante del contratto, migliorando il flusso di cassa e rendendo più prevedibile il rendimento dell’investimento.

Anche Microsoft ha beneficiato della stessa dinamica. I ricavi della divisione cloud sono cresciuti del 43%, sostenuti dalla domanda di risorse per l’intelligenza artificiale e dalla continua migrazione delle infrastrutture aziendali dai server interni ai servizi remoti. I clienti non ricorrono al cloud soltanto per accedere ai modelli generativi, ma anche per archiviare dati, eseguire applicazioni e gestire sistemi informatici tradizionali. L’infrastruttura costruita per l’AI può pertanto essere utilizzata all’interno di un’attività più ampia, già consolidata e capace di generare ricavi anche al di fuori del settore dei modelli avanzati.
La combinazione tra la normale trasformazione digitale delle imprese e il rapido aumento del fabbisogno computazionale dell’AI sta producendo una crescita eccezionale della domanda. Le aziende continuano a trasferire dati e applicazioni dai propri server ai fornitori cloud, mentre i laboratori di intelligenza artificiale richiedono cluster di acceleratori sempre più grandi. I grandi operatori possono quindi utilizzare gli stessi data center per servire carichi di lavoro differenti, distribuendo il rischio su un insieme più ampio di clienti e servizi.

Rimane la possibilità che un rallentamento del mercato dell’intelligenza artificiale porti alla rinegoziazione dei contratti con clienti particolarmente grandi, come OpenAI e Anthropic. La presenza di un’attività cloud preesistente riduce tuttavia l’esposizione a questo scenario, perché Amazon, Microsoft e Google possono continuare ad affittare server e capacità di calcolo per database, software aziendale, archiviazione e altri servizi informatici. Anche una diminuzione della domanda specificamente legata all’AI non renderebbe quindi inutilizzabile l’intera infrastruttura realizzata.

La situazione è differente per le aziende che investono intensamente nell’intelligenza artificiale senza disporre di un grande servizio cloud rivolto a clienti esterni. Meta, dopo avere annunciato un ulteriore aumento delle spese in conto capitale, ha subito una forte flessione in Borsa a causa delle preoccupazioni sulla riduzione del flusso di cassa. I server e i data center costruiti dall’azienda vengono impiegati principalmente per sviluppare i modelli proprietari e migliorare Facebook, Instagram, WhatsApp e gli altri prodotti del gruppo, senza generare direttamente ricavi attraverso il noleggio della capacità computazionale.

Mark Zuckerberg ha indicato la possibilità che Meta entri in futuro nel mercato dei servizi cloud. Ha però precisato che la capacità di calcolo disponibile continuerà a essere destinata prioritariamente ai modelli e alle applicazioni interne, anziché essere affittata all’esterno. Questa impostazione rende meno immediato il recupero degli investimenti, poiché il rendimento deve derivare indirettamente dal miglioramento della pubblicità, dell’esperienza degli utenti e dei futuri prodotti AI. La creazione di un vero servizio cloud richiederebbe inoltre a Meta di colmare il divario accumulato rispetto ad AWS, Microsoft Azure e Google Cloud.

I risultati più recenti stanno modificando anche il modo in cui il mercato valuta le spese per l’intelligenza artificiale. L’attenzione non si concentra più soltanto sulla quantità di capitale destinata ai data center, ma sulla capacità delle aziende di occupare rapidamente l’infrastruttura e trasformarla in contratti di lunga durata. La crescita di AWS e Microsoft mostra che l’espansione della capacità può essere sostenibile quando esiste già un sistema commerciale attraverso il quale rivenderla a migliaia di clienti. La domanda aziendale sembra destinata a sostenere ulteriormente questo modello. In un sondaggio condotto a giugno da Piper Sandler tra i responsabili informatici, gli intervistati hanno previsto un aumento di circa il 5% della spesa IT nel corso dell’anno, indicando il cloud computing tra le principali aree verso cui indirizzare i nuovi investimenti. L’aumento della spesa non riguarda quindi soltanto i laboratori che sviluppano grandi modelli, ma un insieme più ampio di imprese che stanno trasferendo applicazioni, dati e attività di elaborazione verso infrastrutture esterne.

Per Amazon e Microsoft, il cloud rappresenta così il collegamento diretto tra la costruzione dei data center AI e la produzione di ricavi. Le apparecchiature vengono acquistate in anticipo, ma possono raggiungere il pareggio prima della conclusione dei contratti e continuare successivamente a generare margini. Le aziende prive di una piattaforma di noleggio comparabile devono invece giustificare la stessa spesa attraverso i risultati futuri dei propri modelli e servizi, senza poter contare su un flusso immediato di entrate derivante dalla vendita della capacità di calcolo.

Di Fantasy