Al Padiglione Venezia della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia prende forma uno dei progetti più particolari emersi negli ultimi mesi nel rapporto tra arte e intelligenza artificiale. “Echo SommersiVo”, installazione realizzata da Cisco, H-FARM, Dardust e dallo scenografo Paolo Fantin, non utilizza infatti l’AI come semplice strumento decorativo o come generatore automatico di immagini, ma come componente attiva di un sistema immersivo progettato per trasformare parole, ricordi ed emozioni dei visitatori in elementi audiovisivi dinamici.
L’opera nasce all’interno del progetto “Note Persistenti”, curato da Giovanna Zabotti per il Padiglione Venezia, e si sviluppa come un’esperienza multisensoriale ambientata simbolicamente nelle profondità della laguna veneziana. L’installazione accompagna il visitatore in una progressiva discesa dalla superficie verso uno spazio immerso nel buio, dove il pianoforte di Dardust continua a produrre musica anche in assenza fisica del musicista. Questo effetto è ottenuto attraverso un sistema meccanico e digitale che riproduce fedelmente la pressione esercitata dal compositore sui tasti durante la registrazione originale, creando la sensazione di una presenza sonora persistente e sospesa.
Il progetto rappresenta una forma avanzata di integrazione tra intelligenza artificiale generativa, elaborazione semantica del linguaggio e sistemi audiovisivi interattivi. I visitatori vengono invitati a lasciare parole, ricordi o frammenti emotivi legati a Venezia; questi input vengono acquisiti da un agente AI sviluppato dal team di ingegneri Cisco e successivamente trasformati in elementi sonori, cromatici e visivi che si integrano dinamicamente nell’ambiente dell’installazione.
Il sistema non si limita a visualizzare testo o a riprodurre contenuti generati automaticamente. L’intelligenza artificiale opera come interprete emozionale, associando linguaggio, tonalità musicali e palette cromatiche attraverso una struttura compositiva progettata insieme a Dardust e Paolo Fantin. Il compositore ha infatti sviluppato una sorta di “grammatica sonora emozionale” composta da circa sessanta accordi differenti, ciascuno associato a specifiche temperature cromatiche ed emozionali. Quando il visitatore inserisce un messaggio, l’AI lo analizza semanticamente e lo converte in una combinazione audiovisiva coerente con il contenuto emotivo percepito dal sistema.
La parte probabilmente più interessante dell’intero progetto riguarda il ruolo attribuito all’intelligenza artificiale nel processo creativo. Cisco e H-FARM hanno chiarito esplicitamente che l’AI non viene trattata soltanto come strumento tecnico di supporto, ma come componente collaborativa della produzione artistica. Secondo Gianpaolo Barozzi, Chief Technology Officer di Cisco, parte del codice utilizzato per la rappresentazione grafica dell’opera è stata sviluppata direttamente dall’intelligenza artificiale, che ha quindi partecipato attivamente alla costruzione dell’esperienza immersiva.
Questo aspetto colloca Echo SommersiVo all’interno di una nuova categoria di opere in cui l’AI non genera semplicemente contenuti autonomi, ma diventa elemento strutturale di un ecosistema creativo condiviso tra artisti, sviluppatori e pubblico. L’opera cambia continuamente durante il periodo della Biennale perché ogni visitatore aggiunge nuovi dati emozionali che vengono assimilati dal sistema. In pratica l’installazione evolve progressivamente come memoria collettiva dinamica della città di Venezia.
Il progetto mostra anche un’evoluzione importante dei sistemi immersivi contemporanei. Negli ultimi anni molte installazioni digitali si sono concentrate soprattutto sull’impatto visivo tramite proiezioni generative o ambienti LED interattivi. Echo SommersiVo, invece, lavora sulla costruzione di una memoria emozionale persistente attraverso sincronizzazione tra suono, testo, colore e spazio fisico. L’ambiente non viene percepito come semplice schermo interattivo, ma come ecosistema sensoriale continuo in cui il visitatore entra letteralmente all’interno della composizione audiovisiva.
Il ruolo di Cisco nel progetto è particolarmente significativo perché mostra come le grandi aziende tecnologiche stiano iniziando a utilizzare il settore artistico come laboratorio sperimentale per comprendere le future interazioni tra esseri umani e sistemi AI. Lo stesso Barozzi ha spiegato che il progetto è stato utilizzato anche per osservare concretamente come le persone reagiscano alla collaborazione creativa con l’intelligenza artificiale.
H-FARM ha sottolineato invece il valore dell’opera come spazio di convergenza tra discipline differenti. Il progetto ha coinvolto artisti, scenografi, musicisti, sviluppatori software, ingegneri e specialisti AI in un processo creativo condiviso che riflette direttamente la trasformazione contemporanea delle industrie culturali digitali.
Cisco ha dichiarato che le informazioni raccolte durante l’interazione dei visitatori con l’installazione verranno utilizzate per studiare nuovi modelli di collaborazione uomo-macchina e migliorare progettazione degli ambienti di lavoro, sviluppo organizzativo e cultura aziendale globale. Questo significa che Echo SommersiVo non è soltanto un’opera artistica, ma anche un ambiente sperimentale di ricerca sulle future interazioni tra AI ed esseri umani.
La stessa idea di utilizzare emozioni, linguaggio e memoria collettiva come input operativi dell’intelligenza artificiale mostra una direzione molto diversa rispetto alla tradizionale automazione industriale dell’AI. In questo caso il sistema non viene utilizzato per ottimizzare produttività o sostituire attività ripetitive, ma per amplificare esperienza emotiva, interpretazione simbolica e costruzione narrativa condivisa.
