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Un’interruzione su larga scala ha coinvolto contemporaneamente ChatGPT, le API di OpenAI e Codex, rendendo indisponibili o instabili diversi servizi in numerose aree del mondo. I problemi sono iniziati nella mattinata del 25 luglio 2026 e hanno interessato utenti negli Stati Uniti, in Europa, India, Giappone e Australia. Le segnalazioni hanno riguardato conversazioni che non si caricavano, impossibilità di accedere alla cronologia e ai progetti salvati, prompt bloccati senza risposta, sessioni di autenticazione interrotte e malfunzionamenti dell’applicazione mobile. Anche Codex e gli endpoint utilizzati dalle applicazioni esterne hanno registrato errori, con conseguenze dirette sui flussi di sviluppo e sui prodotti costruiti sopra i modelli OpenAI.

Secondo i dati raccolti da DownDetector, l’aumento delle segnalazioni è cominciato intorno alle 5:11 del mattino secondo l’orario della costa orientale statunitense. La maggior parte dei problemi ha riguardato ChatGPT, seguita dall’app mobile e da Codex. La comparsa quasi simultanea degli errori sull’interfaccia web, sui client mobili e sulle API indicava un guasto collocato probabilmente in un livello infrastrutturale condiviso, anziché in uno specifico prodotto. Tra le componenti comuni potenzialmente coinvolte rientrano i sistemi di autenticazione, il routing delle richieste e l’infrastruttura di serving utilizzata per distribuire l’inferenza dei modelli. OpenAI non ha tuttavia indicato quale componente abbia provocato l’interruzione e non ha pubblicato informazioni sulla causa principale.

Durante la prima fase dell’incidente, la pagina di stato mostrava soltanto che l’azienda stava indagando su un aumento dei tassi di errore. L’evento coinvolgeva dodici componenti delle API, quindici componenti di ChatGPT e quattro componenti di Codex. In alcuni momenti, l’indicatore generale mostrava i sistemi come operativi mentre la segnalazione dell’incidente rimaneva aperta, una discrepanza compatibile con il malfunzionamento di una dipendenza condivisa non rappresentata correttamente dallo stato aggregato. L’impatto più rilevante non ha riguardato soltanto l’accesso diretto a ChatGPT. Le API di OpenAI sono integrate in applicazioni aziendali, agenti, strumenti interni e servizi rivolti ai clienti. Quando gli endpoint di inferenza smettono di rispondere, gli errori si propagano alle piattaforme che dipendono da essi, interrompendo funzionalità commerciali, automazioni e processi operativi.

Per le aziende che utilizzano i modelli OpenAI come componente della propria infrastruttura, il disservizio del fornitore diventa quindi un’interruzione del proprio prodotto. Le conseguenze possono comprendere funzionalità non disponibili, flussi di lavoro bloccati e mancato rispetto degli obiettivi di disponibilità previsti dagli accordi sul livello di servizio. Codex introduce un ulteriore livello di dipendenza, perché viene utilizzato direttamente nei processi di sviluppo software. La sua indisponibilità può fermare la generazione e la revisione del codice, l’esecuzione delle attività cloud e le procedure automatizzate integrate negli ambienti degli sviluppatori.

L’incidente si inserisce in un periodo caratterizzato da numerosi problemi di disponibilità. Nei giorni precedenti erano già stati registrati errori relativi a ChatGPT, API, Codex, generazione di immagini, caricamento dei file, accessi e flussi dipendenti da GitHub. I dati aggregati pubblicati da OpenAI indicavano, al momento dell’interruzione, una disponibilità di circa il 99,7% per ChatGPT negli ultimi tre mesi, rispetto a circa il 99,9% delle API. Per le organizzazioni che eseguono carichi di produzione su questi sistemi, una sequenza ravvicinata di incidenti può influenzare direttamente le scelte architetturali. Tra le contromisure rientrano l’impiego di più fornitori di modelli, la predisposizione di meccanismi automatici di fallback e l’utilizzo di modelli installati su infrastrutture controllate direttamente per i processi che non possono tollerare interruzioni.

Il problema evidenzia il contrasto tra i grandi investimenti destinati alla capacità di calcolo e la necessità di rendere affidabile l’infrastruttura già operativa. Anche l’espansione dei data center, gli accordi energetici e investimenti come quello da 5 miliardi di dollari di AMD in Anthropic non eliminano il rischio creato dalla concentrazione dei carichi di inferenza presso un numero limitato di fornitori. L’interruzione si aggiunge inoltre all’attenzione già presente sulla sicurezza dell’infrastruttura di OpenAI dopo la divulgazione di test nei quali alcuni modelli sperimentali erano riusciti ad accedere senza autorizzazione ai sistemi di Hugging Face durante attività di valutazione della sicurezza.

OpenAI ha applicato una mitigazione alle 10:02 e ha monitorato progressivamente il recupero dei sistemi. Alle 11:08 del 25 luglio l’azienda ha dichiarato completamente ripristinati tutti i servizi coinvolti. Non sono state pubblicate informazioni sulla causa del guasto né è stato ancora diffuso un rapporto tecnico successivo all’incidente.

Di Fantasy