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La decisione del governo francese di interrompere completamente l’uso di piattaforme di videoconferenza statunitensi come Zoom, Google Meet e Microsoft Teams nel settore pubblico segna un passaggio politico e strategico di grande rilievo. Non si tratta soltanto di una scelta tecnica o amministrativa, ma di un segnale chiaro di come la questione della sovranità tecnologica stia diventando centrale nelle agende dei governi europei. La Francia, ancora una volta, si posiziona in prima linea nel tentativo di ridurre la dipendenza dalle infrastrutture digitali extraeuropee e di riaffermare un controllo diretto su strumenti considerati critici per la sicurezza nazionale.

Secondo quanto riportato da Politico, l’ufficio del Primo Ministro francese è pronto ad annunciare linee guida che obbligheranno i funzionari pubblici a utilizzare Visio, un software di videoconferenza sviluppato dall’Agenzia nazionale per il digitale. La misura sancisce l’uscita definitiva da soluzioni americane largamente diffuse e apre una nuova fase di “internalizzazione” delle comunicazioni istituzionali.

Visio non è un progetto sperimentale. La piattaforma opera sull’infrastruttura cloud della società francese Outscale ed è già utilizzata da circa 40.000 dipendenti del settore pubblico, inclusi ministeri, enti governativi e centri di ricerca scientifica nazionali. Il piano del governo prevede un’espansione significativa, con l’obiettivo di raggiungere 250.000 utenti. In parallelo, non viene esclusa la possibilità di limitare o bloccare l’accesso a strumenti di videoconferenza esterni attraverso la rete Internet nazionale, rafforzando ulteriormente il perimetro di controllo statale.

Alla base di questa scelta vi sono motivazioni esplicitamente legate alla sicurezza e alla riservatezza delle comunicazioni. In una lettera inviata ai ministeri, il primo ministro francese Sébastien LeCornu ha sottolineato come una soluzione di videoconferenza integrata e controllata dallo Stato sia essenziale per garantire la protezione dei dati e la resilienza delle comunicazioni pubbliche. Questa linea non è nuova. Già la scorsa estate, il governo aveva vietato ai funzionari l’uso di applicazioni di messaggistica come WhatsApp e Telegram, promuovendo l’adozione di Tchap, un’app dedicata alle comunicazioni istituzionali.

La scelta francese si inserisce in un contesto europeo più ampio. Il Parlamento europeo ha recentemente approvato una risoluzione sulla sovranità tecnologica che invita gli Stati membri a privilegiare, ove possibile, prodotti e servizi digitali sviluppati in Europa. Il dato da cui parte questa riflessione è significativo: oggi l’Unione europea dipende da paesi terzi, in particolare dagli Stati Uniti, per oltre l’80% dei servizi e delle infrastrutture digitali. Una dipendenza che, fino a pochi anni fa, veniva considerata soprattutto in termini economici e di competitività, ma che ora è sempre più letta come un rischio geopolitico.

Le crescenti incertezze legate alla politica estera degli Stati Uniti e al possibile ricorso a sanzioni extraterritoriali hanno contribuito ad accelerare questo cambio di prospettiva. In Europa si sta facendo strada l’idea che l’accesso a piattaforme digitali fondamentali possa essere improvvisamente limitato o condizionato da decisioni politiche esterne. Francesca Musiani, ricercatrice presso il CNRS, ha osservato che il disaccoppiamento tecnologico non è più una discussione teorica, ma uno scenario concreto di gestione del rischio. In questa lettura, la sovranità digitale diventa una forma di assicurazione contro vulnerabilità sistemiche.

Tuttavia, la strada verso un’autonomia tecnologica europea non è priva di ostacoli. In passato, diversi tentativi di creare alternative continentali credibili alle grandi piattaforme statunitensi si sono conclusi con risultati deludenti. Il motore di ricerca franco-tedesco Quaero e il progetto francese di cloud sovrano sono stati abbandonati a causa di una combinazione di scarsa competitività, ritardi tecnologici e basso tasso di adozione. Per questo motivo, una parte degli investitori e degli analisti sostiene che l’Europa dovrebbe concentrarsi non tanto nel replicare strumenti esistenti, quanto nel collaborare su tecnologie di nuova generazione dove il vantaggio competitivo non è ancora consolidato.

Nonostante queste critiche, la posizione del governo francese resta ferma. Il presidente Emmanuel Macron ha più volte ribadito la necessità di rafforzare l’indipendenza europea nei settori strategici del cloud e dell’intelligenza artificiale, in un contesto di competizione globale con Stati Uniti e Cina. In questa narrativa, la startup parigina Mistral AI viene spesso citata come esempio di come sia possibile costruire eccellenze tecnologiche europee capaci di affermarsi anche a livello internazionale.

Sulla stessa linea si è espresso David Amiel, ministro delle Relazioni Pubbliche, secondo il quale l’autonomia strategica non potrà mai essere raggiunta finché l’Europa resterà dipendente da strumenti non europei. Una strada complessa e, per certi versi, scomoda, ma considerata necessaria per ridurre le vulnerabilità strutturali del continente.

La decisione della Francia di sostituire Zoom, Google Meet e Microsoft Teams nel settore pubblico rischia quindi di diventare un precedente importante. Le sue ripercussioni potrebbero estendersi alle politiche europee in materia di telecomunicazioni, cloud e intelligenza artificiale, soprattutto per quanto riguarda le amministrazioni pubbliche. Al di là del caso specifico della videoconferenza, il messaggio è chiaro: per Parigi, la sovranità digitale non è più un obiettivo astratto, ma una scelta politica concreta, destinata a ridefinire il rapporto tra Stato, tecnologia e potere nel cuore dell’Europa.

Di Fantasy