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Google DeepMind ha ricostruito con l’intelligenza artificiale il gol segnato da Pelé il 2 agosto 1959 durante la partita tra Santos e Clube Atlético Juventus, disputata allo stadio Rua Javari nel quartiere Mooca di San Paolo. Il campione brasiliano aveva sempre indicato quella rete come la più bella della propria carriera, ma l’azione non fu ripresa da alcuna telecamera e rimase documentata soltanto da una fotografia scattata poco prima che il pallone entrasse in porta, dalle cronache dell’epoca e dai ricordi delle persone presenti sugli spalti. Per oltre sessant’anni il cosiddetto “Gol da Rua Javari” è quindi sopravvissuto principalmente come racconto tramandato nella memoria del calcio brasiliano.

Secondo le testimonianze raccolte, Pelé superò tre avversari e il portiere con una sequenza di pallonetti, conosciuti nel calcio brasiliano come “sombreros”, mantenendo il pallone sempre sollevato da terra. Dopo aver oltrepassato anche l’estremo difensore, concluse l’azione colpendo la palla di testa e depositandola in rete. La complessità della giocata e l’assenza di immagini originali avevano già portato nel 2004 alla realizzazione di una ricostruzione in computer grafica, ma il nuovo progetto ha cercato di riprodurre non soltanto la traiettoria del pallone, bensì anche i movimenti dei giocatori, l’aspetto dello stadio, le condizioni del campo, il pubblico e l’atmosfera della giornata.

Il lavoro è stato realizzato da Google in collaborazione con Pelé Brand, la struttura gestita da NR Sports che si occupa di preservare e valorizzare l’eredità del calciatore, coinvolgendo inoltre la famiglia di Pelé, storici, giornalisti sportivi, ex calciatori e testimoni diretti. Il risultato è stato presentato attraverso il mini-documentario “Il gol più bello mai visto”, nel quale la ricostruzione dell’azione è accompagnata dalle interviste alle persone che hanno contribuito a ricomporre l’evento. Il filmato non viene presentato come il restauro di una registrazione ritrovata, ma come una nuova rappresentazione generata sulla base delle testimonianze e dei materiali storici disponibili.

La fase di ricerca è stata coordinata dalla storica brasiliana Anita Lucchesi e ha portato alla raccolta di quasi duemila documenti, tra planimetrie originali dello stadio, fotografie, ritagli di giornale, diagrammi della partita, album di famiglia e materiali conservati dagli abitanti del quartiere Mooca. Complessivamente sono state esaminate oltre 3.600 immagini storiche. I ricercatori hanno intervistato giornalisti, tifosi, residenti e persone che avevano assistito alla partita, utilizzando fotografie d’archivio, schemi dell’azione e un modello in scala dello stadio per aiutare i testimoni a ricostruire la posizione dei calciatori, il percorso del pallone e il punto dal quale avevano osservato il gol.

La produzione non è stata affidata interamente alla generazione automatica. Una troupe ha girato nuove sequenze direttamente sul terreno dello stadio Rua Javari, impiegando calciatori e stunt performer, palloni di cuoio pesanti e divise riprodotte secondo le caratteristiche del 1959. Queste riprese hanno fornito una base fisica per i movimenti, l’illuminazione e la dinamica dell’azione, sulla quale sono poi intervenuti i modelli di Google DeepMind. Il procedimento ha permesso di mantenere una struttura cinematografica reale e di applicare l’intelligenza artificiale alle parti che non potevano essere ricostruite attraverso normali riprese contemporanee.

Per realizzare il video sono stati impiegati Veo, Gemini Omni e Nano Banana Pro. Una delle operazioni principali ha riguardato la sostituzione del personaggio, con la fisionomia di Pelé e la sua maglia numero 10 applicate digitalmente al corpo del calciatore che aveva eseguito l’azione sul campo. Un secondo intervento ha trasformato l’aspetto attuale dello stadio per riportarlo all’architettura, alle tribune e alle condizioni meteorologiche del 2 agosto 1959, una giornata descritta come nuvolosa. I modelli sono stati inoltre utilizzati per ricostruire il pubblico, gli spettatori presenti sugli spalti e le persone che seguirono la partita ascoltando la radiocronaca da casa.

I materiali d’archivio sono serviti anche per riprodurre dettagli specifici come le scarpe indossate da Pelé, le divise del Santos e della Juventus di San Paolo, le condizioni del terreno e l’aspetto delle persone realmente presenti allo stadio. Alcuni anziani testimoni sono stati ricreati nelle scene con l’aspetto che avevano da giovani, mentre fotografie storiche della folla e degli edifici sono state utilizzate come riferimento per generare l’ambiente. L’obiettivo dichiarato non era ottenere una scena calcistica semplicemente spettacolare, ma costruire una rappresentazione coerente con le testimonianze disponibili e con le caratteristiche documentate del luogo e dell’epoca.

La ricostruzione è stata resa visibile anche al Museo Pelé di Santos. Flávia Kurtz, figlia del calciatore, ha ricordato che il padre si rammaricava spesso per l’assenza di una registrazione di quel gol e ha indicato nel progetto un modo per permettere alle nuove generazioni di visualizzare un momento che, fino a oggi, poteva essere conosciuto soltanto attraverso una descrizione. Il filmato mantiene però una natura ricostruttiva: nessun fotogramma mostra direttamente l’azione avvenuta nel 1959 e ogni sequenza deriva dall’elaborazione di riprese moderne, immagini d’archivio e ricordi raccolti a distanza di decenni.

La differenza rispetto alla precedente animazione del 2004 riguarda soprattutto il livello di fotorealismo. La combinazione tra riprese dal vivo, ricostruzione storica e modelli generativi produce immagini simili a un filmato d’epoca restaurato, pur trattandosi di scene create nel 2026. Il progetto restituisce quindi una forma visiva a un evento mai filmato, ma rende necessario distinguere tra documentazione originale e rappresentazione sintetica: il video non dimostra esattamente come si svolse ogni istante dell’azione, bensì propone la versione considerata più coerente con le fonti, le testimonianze e i materiali raccolti.

Di Fantasy