Immagine AI

Google ha disattivato la funzione di generazione di immagini basata sull’intelligenza artificiale introdotta nella versione web di Google Earth, ritirandola il 31 luglio 2026, circa un giorno dopo il lancio globale avvenuto il 30 luglio. La società ha spiegato di aver deciso di ripristinare temporaneamente la configurazione precedente mentre lavora all’introduzione di sistemi di protezione più efficaci. La funzione era stata resa immediatamente disponibile a tutti gli utenti di Google Earth sul web, senza lista d’attesa, procedura di richiesta o limitazione ai soli clienti aziendali.

Lo strumento aggiungeva a Google Earth un pulsante denominato “Crea immagine”. Dopo aver raggiunto una qualsiasi località sulla mappa, l’utente poteva scrivere una richiesta testuale e ottenere un’immagine fotorealistica generata da Nano Banana 2 sulla base delle immagini satellitari, aeree e tridimensionali associate a quel punto geografico. Il risultato non era quindi una rappresentazione astratta o indipendente, ma una trasformazione visiva costruita direttamente sopra un luogo reale e riconoscibile, mantenendone la posizione, la conformazione e il contesto territoriale.

Google aveva presentato la funzione attraverso cinque principali scenari applicativi. In ambito educativo permetteva, per esempio, di ricostruire l’aspetto delle strade di Pompei nel 78 d.C. partendo dalle immagini attuali delle rovine. Poteva inoltre produrre infografiche su monumenti come la Statua della Libertà, recuperando con Gemini le informazioni storiche necessarie e affidando a Nano Banana la composizione grafica. Per architetti, urbanisti e operatori immobiliari era possibile trasformare visivamente un lotto vuoto di Tokyo in un distretto commerciale con edifici, spazi aperti e aree verdi oppure inserire una casa moderna all’interno di un autentico paesaggio lacustre. Tra gli esempi più creativi figurava anche la conversione del campus Google di Mountain View in una città futuristica con passerelle luminose, biodome di vetro, mezzi volanti e vegetazione integrata negli edifici.

Il ritiro è stato determinato dall’utilizzo concreto della funzione dopo la sua distribuzione su larga scala. Google ha riferito di aver osservato professionisti del settore geospaziale impiegarla per finalità utili, ma anche utenti che condividevano schermate di immagini generate apparentemente contrarie alle politiche della piattaforma. Le immagini sintetiche non venivano pubblicate nella normale esperienza di Google Earth e non erano quindi visibili automaticamente agli altri utenti. Erano inoltre contrassegnate come contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Queste misure, tuttavia, agivano soprattutto all’interno del servizio e non impedivano di acquisire una schermata, ritagliarla e distribuirla attraverso canali esterni.

Poche ore dopo il lancio, il giornalista investigativo Henk van Ess aveva mostrato che lo strumento accettava richieste relative a situazioni estremamente sensibili, producendo immagini di rifugiati vicino al confine messicano, di una centrale nucleare iraniana, di un incidente mortale in una strada di Amsterdam e di un cratere provocato da una bomba accanto a un ospedale di Gaza. Secondo la sua ricostruzione, nessuna delle richieste utilizzate durante la prova era stata rifiutata. Test indipendenti hanno inoltre generato una rappresentazione dell’isola iraniana di Kharg in fiamme e un complesso del Campidoglio degli Stati Uniti sommerso dall’acqua.

Il problema è particolarmente rilevante perché Google Earth viene comunemente utilizzato come riferimento per verificare fotografie e filmati collegati a conflitti, catastrofi naturali, infrastrutture strategiche, campi profughi e trasformazioni territoriali. Le immagini della piattaforma sono associate a date, coordinate e ampie serie storiche e vengono consultate da redazioni giornalistiche, organizzazioni per i diritti umani e ricercatori specializzati nelle indagini basate su fonti aperte. L’integrazione di un generatore fotorealistico direttamente nello stesso ambiente riduceva a un solo comando un processo che in precedenza richiedeva di acquisire un’immagine da Google Earth, trasferirla in un generatore esterno, modificarla e ritagliarla.

Jake Godin, ricercatore senior di Bellingcat, ha osservato che la tecnologia non introduceva un tipo completamente nuovo di falsificazione, ma rendeva molto più rapido il procedimento e poteva quindi favorirne la diffusione. Immagini satellitari manipolate con l’intelligenza artificiale erano infatti già circolate prima del lancio, compresa una rappresentazione alterata di una base navale statunitense in Bahrein pubblicata da media iraniani nel corso del 2026. La differenza consisteva nella possibilità di creare contenuti analoghi direttamente all’interno dello strumento normalmente utilizzato per verificare l’autenticità delle immagini geografiche.

Google ha collegato il futuro ripristino della funzione alla realizzazione di protezioni più robuste. Il sistema previsto comprende SynthID, il marcatore invisibile sviluppato dall’azienda per identificare i contenuti generati dall’intelligenza artificiale, e filtri capaci di rifiutare richieste relative ad argomenti dannosi o sensibili. SynthID rappresenta però uno strumento di provenienza e riconoscimento, non un meccanismo che impedisce materialmente la creazione o la diffusione dell’immagine. Il segnale può sopravvivere anche all’acquisizione di una schermata, ma la sua presenza diventa rilevabile soltanto quando il file viene sottoposto a uno strumento compatibile in grado di effettuare il controllo.

La questione coinvolge anche gli obblighi di trasparenza europei sui contenuti sintetici. Google ha aderito al codice europeo relativo all’etichettatura dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale, mentre le disposizioni dell’AI Act prevedono l’identificazione in formato leggibile dalle macchine dei contenuti artificiali. Nel caso di Google Earth, il punto critico riguarda la capacità di mantenere chiaramente riconoscibile come sintetica un’immagine fotorealistica collegata a coordinate reali anche dopo la sua estrazione dalla piattaforma, la cattura tramite screenshot e la successiva circolazione sui social network, nei servizi di messaggistica o nei mezzi di informazione.

Dopo il ritiro, Google Earth sul web è tornato a mostrare esclusivamente le immagini acquisite attraverso i propri sistemi satellitari, aerei e tridimensionali, mentre il pulsante per la generazione è stato rimosso. Google non ha indicato una data per la riattivazione, ma ha dichiarato di voler riproporre la funzione una volta implementati controlli capaci di bloccare le richieste problematiche e di conservare un’indicazione affidabile dell’origine artificiale delle immagini anche quando queste vengono esportate o condivise fuori da Google Earth.

Di Fantasy