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Nella seduta di borsa di martedì scorso il titolo di International Business Machines (IBM) ha registrato il suo peggior calo in singola giornata degli ultimi 25 anni, con una perdita di valore di mercato che ha cancellato circa 40 miliardi di dollari di capitalizzazione in poche ore. A innescare il movimento è stata una pubblicazione di Anthropic, secondo cui il suo strumento di AI, Claude Code, è ora in grado di leggere, analizzare e tradurre grandi basi di codice legacy scritte in COBOL in linguaggi moderni come Java e Python. I mercati hanno interpretato questa capacità come una potenziale minaccia esistenziale per il nucleo dell’attività di IBM, storicamente ancorata ai mainframe e alla modernizzazione software per grandi imprese.

Tuttavia, questa reazione dei mercati si basa su una convinzione distorta dei reali problemi tecnici e commerciali alla base della modernizzazione di sistemi legacy. L’articolo sottolinea che tradurre automaticamente il codice COBOL non equivale a modernizzare un’applicazione enterprise, e che la causa del recente sell-off è stata proprio l’errata assimilazione di queste due operazioni distinte.

COBOL è un linguaggio di programmazione ideato alla fine degli anni ’50 che ancora oggi alimenta centinaia di miliardi di linee di codice in produzione, soprattutto nei settori bancario, assicurativo e governativo. Gran parte delle transazioni ATM e delle elaborazioni di sistema continuano ad essere gestite da applicazioni scritte in COBOL, spesso eseguite su mainframe IBM Z altamente ottimizzati per affidabilità, throughput e scalabilità. La scarsità di sviluppatori COBOL competenti ha rappresentato per anni un problema cruciale per le organizzazioni che dipendono da questi sistemi, spingendo fornitori come IBM a investire in strumenti e servizi di modernizzazione.

L’annuncio di Anthropic ha mostrato la capacità di Claude Code di analizzare intere basi di COBOL, mappare dipendenze e generare traduzioni funzionali in linguaggi più moderni, attività che possono risultare particolarmente utili quando il codice COBOL è eseguito su piattaforme distributed come Windows o Linux. Tuttavia, la traduzione del codice è solo una piccola parte di ciò che costituisce una vera modernizzazione di sistema. La modernizzazione implica non soltanto la conversione sintattica ma anche la riprogettazione dell’architettura dei dati, la sostituzione del runtime, la garanzia dell’integrità transazionale, la gestione delle interfacce e, soprattutto, l’adeguamento di applicazioni complesse che spesso sono integrate in ecosistemi IT molto ampi e critici per il business.

Secondo gli esperti citati nell’articolo, quella che è stata presentata come una rivoluzione tecnologica è in realtà un’estensione di soluzioni già esistenti offerte da altri grandi provider cloud come AWS e Google Cloud, che da anni propongono strumenti AI-assisted per facilitare migrazioni di workload legacy verso ambienti più moderni ma non per sostituire completamente l’esecuzione su mainframe o affrontare tutte le questioni ad esso correlate. I professionisti del settore evidenziano che le applicazioni non sono posizionate sui mainframe solo perché sono scritte in COBOL, ma perché i mainframe offrono una combinazione di determinismo, affidabilità e performance che i server generici difficilmente possono eguagliare.

In questo contesto la semplice traduzione del codice non risolve né i vincoli di performance né quelli di integrazione hardware-software, e non elimina la necessità di un’attenta governance e di competenze specialistiche per gestire sistemi mission-critical. Anche IBM, nella sua reazione indiretta all’annuncio, ha sottolineato che la modernizzazione va ben oltre la mera traduzione, insistendo sul fatto che anni di ottimizzazione tra software e hardware specifico non possono essere replicati trasferendo codice da un linguaggio all’altro.

La confusione tra traduzione e modernizzazione ha quindi costituito una sorta di “fraintendimento fondamentale” sulla natura effettiva del problema affrontato dalle imprese che devono aggiornare sistemi legacy. La traduzione del codice è tecnicamente possibile, e gli strumenti AI possono certamente accelerare fasi specifiche dell’analisi e della migrazione, ma la modernizzazione di applicazioni enterprise richiede un approccio olistico che comprende revisione architetturale, reingegnerizzazione dei processi, testing approfondito e adeguamento ai nuovi paradigmi operativi.

Per gli investitori e i decisori IT, la vicenda offre una lezione importante: le innovazioni tecnologiche vanno valutate non soltanto in base alle loro capacità di automazione, ma in relazione alla complessità intrinseca dei sistemi esistenti e agli obiettivi di business reali. Mentre gli strumenti di AI come Claude Code possono fornire valore in specifiche fasi di un progetto di modernizzazione, essi non cancellano la necessità di un profondo ripensamento dell’architettura e dell’infrastruttura sottostante. La reazione dei mercati, per quanto significativa, potrebbe quindi riflettere più una risposta emotiva a un headline sensazionale che una valutazione razionale delle dinamiche tecniche e commerciali in gioco.

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Di Fantasy