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I video sanitari realizzati o modificati con l’intelligenza artificiale hanno raggiunto una presenza significativa tra i contenuti più visibili di TikTok. Un’indagine condotta dall’agenzia britannica di marketing digitale Hallam ha rilevato contenuti generati dall’AI nel 40% dei principali video collegati alla salute analizzati sulla piattaforma. La percentuale sale all’84% quando la ricerca riguarda espressioni generiche come “consigli per la salute”, mostrando come gli utenti possano incontrare prevalentemente materiale artificiale proprio durante le ricerche meno specifiche e potenzialmente più esposte a informazioni prive di verifica.

La ricerca ha esaminato complessivamente 1.198 video, selezionando i primi 50 risultati restituiti per diverse parole chiave, tra cui “health tips” e “doctor advice”. L’analisi ha incluso anche altri ambiti capaci di incidere direttamente sulle decisioni personali, come la finanza e l’istruzione, ma il settore sanitario ha evidenziato i rischi più immediati. Gran parte dei contenuti individuati proveniva da account gestiti attraverso avatar deepfake costruiti per assomigliare a veri medici, con camici, ambienti clinici, tono professionale e riferimenti a presunti pazienti o a una lunga esperienza professionale. I video sanitari e medici generati dall’AI inclusi tra i risultati principali avevano ottenuto in media circa 2,5 milioni di visualizzazioni.

Questi personaggi artificiali non si limitavano a presentare informazioni generiche, ma formulavano indicazioni sanitarie, descrivevano cause di malattie e proponevano trattamenti. Alcuni video sostenevano, per esempio, che riscaldare alimenti all’interno di contenitori di plastica nel forno a microonde, utilizzare deodoranti oppure dormire accanto al telefono potesse provocare il cancro. Si tratta di affermazioni già smentite da Cancer Research UK, ma presentate nei filmati con un linguaggio diretto e autorevole, capace di far apparire il contenuto come una vera comunicazione medica.

Tra i rimedi promossi figurava una miscela di Coca-Cola e cipolla descritta come soluzione contro il dolore. Un altro avatar consigliava invece un prodotto chiamato “Hyalethinap Plus Pro Max”, presentato come trattamento antinvecchiamento capace di contrastare caduta dei capelli, indebolimento della pelle, fragilità delle unghie e dolori articolari, stimolando una presunta produzione naturale di molecole anti-età. Il medico sintetico sosteneva di raccomandare il prodotto ai propri pazienti da anni, nonostante non siano state trovate prove dell’esistenza di un integratore o di un trattamento commercializzato con quel nome.

Il funzionamento di questi account sfrutta l’associazione visiva tra il volto di un medico, il camice bianco, il lessico sanitario e l’idea di competenza professionale. L’utente non vede necessariamente un contenuto riconoscibile come pubblicità o come produzione automatizzata, ma un personaggio apparentemente umano che parla direttamente alla telecamera e afferma di avere esperienza clinica. La generazione artificiale permette inoltre di produrre rapidamente numerose varianti dello stesso video, adattando lingua, volto, voce, prodotto e patologia senza dover coinvolgere un vero professionista sanitario. Secondo Alex Ruani, ricercatrice sulla disinformazione medica presso l’University College London, il fenomeno rappresenta una forma industrializzata di sfruttamento della fiducia.

La diffusione di questi contenuti assume particolare importanza perché i social network sono ormai utilizzati anche come strumenti di ricerca sanitaria. Un sondaggio realizzato da Savanta per Healthwatch England su 7.407 adulti residenti in Inghilterra ha rilevato che circa una persona su cinque consulta i social media per ottenere informazioni sulla salute. In assenza di strumenti adeguati per distinguere una fonte affidabile da un messaggio commerciale o da un contenuto falso, una raccomandazione prodotta dall’intelligenza artificiale può modificare concretamente la scelta di un trattamento, ritardare il ricorso a un medico o spingere verso prodotti inefficaci.

I professionisti sanitari britannici hanno segnalato che la disinformazione online produce già conseguenze sui pazienti. Frankie Swords, direttrice medica nazionale di NHS England, ha riferito che numerosi medici incontrano persone preoccupate o confuse da indicazioni false create esclusivamente per ottenere visualizzazioni. Victoria Tzortziou Brown, presidente del Royal College of General Practitioners, ha evidenziato il rischio concreto di danni causati da contenuti sanitari ingannevoli realizzati con l’AI. Emma Runswick, vicepresidente del consiglio della British Medical Association, ha invece richiamato l’attenzione sugli account che diffondono falsi miti e presunte cure miracolose, chiedendo alle piattaforme di intervenire prima che le conseguenze riguardino direttamente la salute o la vita degli utenti.

TikTok ha contestato la rappresentatività dell’indagine, sottolineando che Hallam è un’agenzia di marketing con interessi commerciali. La piattaforma ha dichiarato di rimuovere le false informazioni sanitarie potenzialmente dannose, comprese quelle generate dall’intelligenza artificiale, e di collaborare con l’Organizzazione mondiale della sanità e con il servizio sanitario britannico per proporre informazioni attendibili direttamente nell’applicazione. TikTok ha inoltre affermato di investire in sistemi di etichettatura e in risorse destinate a migliorare la conoscenza dell’AI da parte degli utenti. Gli esempi segnalati durante l’indagine sono stati successivamente rimossi dalla piattaforma.

La rimozione successiva non elimina però il problema della velocità di produzione e distribuzione. Un account automatizzato può pubblicare numerosi video, raggiungere milioni di visualizzazioni e trasferire lo stesso contenuto su altri profili prima che intervenga la moderazione. Anche un’etichetta che segnala l’utilizzo dell’intelligenza artificiale non chiarisce necessariamente che l’informazione medica sia falsa, perché un contenuto generato artificialmente può essere accurato oppure completamente inventato. Il controllo deve quindi riguardare sia l’origine sintetica del video sia la validità delle affermazioni sanitarie presentate al pubblico.

Il fenomeno dei medici virtuali su TikTok unisce disinformazione sanitaria, pubblicità occulta e automazione dei contenuti. La tecnologia non viene utilizzata soltanto per imitare l’aspetto di un professionista, ma per attribuire a un personaggio inesistente qualifiche, esperienza clinica, pazienti e raccomandazioni mai formulate da un medico reale. Il risultato è un sistema capace di trasformare rapidamente una falsa informazione o un prodotto inventato in un messaggio apparentemente credibile, distribuendolo a un pubblico che può incontrarlo mentre cerca indicazioni concrete sulla propria salute.

Di Fantasy